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Moravia Sud, Repubblica Ceca

Moravia Sud

La Moravia meridionaleJihomoravský kraj — è il cuore della viticoltura ceca, concentrata nell'angolo sud-est della Repubblica Ceca, al confine con l'Austria a sud e la Slovacchia a est. I vigneti si distribuiscono su un sistema di colline che si alzano gradualmente dalla pianura del Danubio — Morava in ceco — verso i rilievi dei Carpazi bianchi a nord-est, con quote tra i 150 e i 400 metri. Il paesaggio è aperto e collinare, con crinali dolci e versanti soleggiati dove la vite convive con campi di grano e girasoli.

Quattro sottozone strutturano il territorio. La Mikulovská a sud — intorno a Mikulov e al massiccio calcareo del Pálava — è la più calda e secca; la Velkopavlovická al centro produce su suoli argillosi fertili; la Slovácká a est, verso il confine slovacco, è la più calda dell'intera regione; la Znojemská a ovest, intorno a Znojmo, ha suoli più freschi su granito e gneiss che si avvicinano per carattere ai vini della vicina Bassa Austria.

Geologia, suoli, clima

La geologia varia sensibilmente tra le sottozone. Intorno a Mikulov i calcari del Pálava — la catena di colline biancastre che si vede da lontano — creano suoli sottili e drenanti con forte componente calcarea; le radici devono scendere nelle fessure della roccia per trovare acqua in estate. Nella Velkopavlovická i suoli argillosi profondi trattengono l'umidità invernale e si riscaldano più lentamente in primavera. A ovest verso Znojmo affiorano il granito e lo gneiss del Massiccio Boemo, che danno suoli acidi e minerali dove il Sauvignon Blanc e il Riesling producono le loro versioni più tese.

Il clima è continentale pannonico: le pianure della Pannonia a sud — il grande bacino ungherese — portano calore nelle estati e rinfrescano secco in autunno. Le precipitazioni sono basse — spesso sotto i 500 mm annui — concentrate in primavera e inizio estate, con autunni secchi e soleggiati che allungano la maturazione. Le gelate primaverili sono un rischio concreto; quelle autunnali tardive consentono in alcune annate la produzione di vini da uve botritizzate.

Storia

I Romani portano la vite in Moravia lungo il limes danubiano nel I-II secolo d.C., con le prime attestazioni di viticoltura sistematica vicino alle ville rustiche della pianura. Nel Medioevo i re Premysl e poi la dinastia Lussemburgo sviluppano la viticoltura moravo come attività economica organizzata. L'imperatore Carlo IV — lo stesso che promuove la viticoltura in Boemia — emana nel XIV secolo decreti che regolano la produzione.

L'era austro-ungarica lascia un'impronta profonda: la viticoltura moravo è culturalmente legata all'Austria, con varietà come il Welschriesling — chiamato localmente Ryzlink vlašský — e il Müller-Thurgau che coprono la maggior parte della superficie. La collettivizzazione socialista degli anni Cinquanta trasforma le proprietà individuali in grandi cooperative di stato; dopo il 1989 la privatizzazione riporta i vigneti nelle mani di piccoli produttori, avviando un processo di rivalutazione che si intensifica nel corso degli anni Duemila.

Oggi

La viticoltura moravo post-1989 ha lavorato su due fronti paralleli. Da un lato la riscoperta delle varietà autoctone: il Pálava — incrocio di Gewurztraminer e Müller-Thurgau sviluppato nel 1977 nell'istituto di Lednice — produce aromatici intensi che si adattano bene al clima continentale; il Welschriesling su suoli calcarei della Mikulovská esprime acidità marcata e struttura fine. Dall'altro lato l'interesse per i vini orange e le macerazioni sulle bucce, che qui hanno una tradizione slovacca e austriaca di riferimento vicinissima geograficamente.

Il biologico ha avanzato soprattutto nella zona di Znojmo, dove il granito e le pendenze più marcate rendono il lavoro già prevalentemente manuale. La siccità della Mikulovská — con precipitazioni spesso sotto i 450 mm annui — riduce naturalmente la pressione fungina nella stagione secca, agevolando le conversioni senza stravolgere l'organizzazione del lavoro. Il Pálava e il Moravian Muscat — varietà resistenti alle gelate — trovano nei piccoli produttori biologici interpreti che ne valorizzano la specificità locale rispetto al circuito export.

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