Gallura, Sardegna
La Gallura occupa l'angolo nord-orientale della Sardegna, affacciato verso la Corsica attraverso le Bocche di Bonifacio — lo stretto burrascoso dove il Maestrale soffia su una costa spezzata di granito chiaro. Il paesaggio è tra i più selvaggi dell'isola: rocce granitiche levigate dal vento emergono dalla macchia mediterranea di cisti, lentischi e corbezzoli, le colline tonde scendono verso calette di sabbia bianca e il mare è sempre presente. I vigneti si inseriscono in questa campagna petrosa come parte di un sistema agricolo che ha sempre dovuto lottare con la siccità estiva.
La zona viticola principale si concentra attorno a Tempio Pausania, nel cuore dell'entroterra gallurese, dove l'altitudine tra i 300 e i 600 metri e la distanza dalla costa abbassano la temperatura massima estiva. Olbia è il principale centro costiero, mentre l'entroterra mantiene la vocazione agricola e pastorale che ha caratterizzato la Gallura per secoli.
Geologia, suoli, clima
La geologia è quella del massiccio granitico sardo, uno dei complessi eruttivi più antichi d'Europa: il granito paleozoico della Gallura risale a circa 300 milioni di anni, rosa chiaro o grigio a seconda della composizione mineralogica, e affiora dappertutto sotto la macchia e i vigneti. La sua decomposizione crea un suolo sabbioso-ghiaioso, a reazione acida, povero di argilla e sostanza organica, con abbondante scheletro. La vite deve scendere nelle fessure della roccia per trovare acqua, sviluppando radici profonde.
Il clima è mediterraneo secco, con estati calde e quasi completamente prive di pioggia. Il Maestrale — il vento forte da nord-ovest che soffia dal Golfo del Leone — asciuga le vigne dopo le rare piogge e riduce la pressione fungina in modo naturale. Le notti gallurese possono essere fresche anche in estate per via dell'altitudine e dei venti, creando condizioni favorevoli per la maturazione aromatica lenta.
Storia
Per lungo tempo il territorio gallurese è stato prevalentemente pastorale, con le transumanze delle greggi a caratterizzare l'economia fin dall'antichità. L'introduzione del Vermentino — varietà bianca di probabile origine iberica — viene attribuita al periodo della dominazione aragonese e spagnola della Sardegna, tra il XV e il XVIII secolo. La prima menzione documentata della varietà in quest'area appare nella prima metà dell'Ottocento nell'opera geografica di Vittorio Angius.
La viticoltura come attività strutturata e commerciale si sviluppa nel corso del Novecento, con la fondazione di cantine cooperative negli anni Cinquanta e Sessanta che raccolgono la produzione dei piccoli proprietari. Il riconoscimento della DOCG Vermentino di Gallura — unica DOCG della Sardegna — avviene nel 1996, consolidando l'identità viticola della zona.
Oggi
La denominazione di origine specifica per il Vermentino gallurese — l'unica a rango di garanzia superiore in tutta la Sardegna — impone rese contenute e requisiti minimi di affinamento che hanno spinto i produttori verso una viticoltura più attenta rispetto al passato cooperativistico orientato alla quantità.
Il granito della Gallura trasferisce ai vini una mineralità specifica — più asciutta e sapida rispetto ai Vermentino di Sardegna del sud su suoli calcarei — che si manifesta in una sapidità prolungata e in una struttura che sostiene l'affinamento in bottiglia. Alcune aziende stanno sperimentando maturazioni in legno medio, rompendo con la tradizione delle sole vasche di acciaio.
Il Maestrale e il clima secco favoriscono una gestione con trattamenti ridotti, rendendo il biologico un approccio praticabile per diversi produttori. La macchia mediterranea che circonda i vigneti — con lentisco, corbezzolo, erica e ginepro — contribuisce alla biodiversità del territorio, offrendo habitat naturali per insetti utili e aumentando la resilienza complessiva dell'ecosistema agricolo.
Il granito gallurese impone un lavoro fisico intenso anche a chi usa piccoli macchinari: la roccia affiora dappertutto, e i vigneti su terreni scheletric richiedono lavorazioni manuali frequenti per controllare le erbe spontanee senza danneggiare le radici superficiali delle viti. Questa condizione strutturale ha mantenuto piccola la scala delle aziende galuresi — raramente sopra i venti ettari — e ha reso naturale un approccio al vino che privilegia la qualità sulla quantità per semplice necessità logistica.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO GALLURA, SARDEGNA
"<p>A <strong>Luras</strong>, <strong>Gallura</strong>, <strong>Andrea Addis</strong> — agronomo — fonda nel <strong>2023</strong> La Granitica: prima cantina sarda con vasche di <strong>granito Rosa Limbara</strong>. Circa <strong>2.000 bottiglie</strong>. <strong>Vermentino</strong> (Pedra Lughente) e <strong>Nebiolo di Luras</strong> (Limbaresu).</p>"
Sassari
La Granitica
"<p>In <strong>Gallura</strong>, <strong>Ilaria Addis</strong> lavora i vigneti di famiglia nella valle di <strong>Sa Neula</strong> a <strong>Luras</strong>. Biologica senza rame né zolfo dal <strong>2016</strong>. Solo <strong>Vermentino</strong>, fermentazioni spontanee, acciaio, niente filtrazione.</p>"
Olbia-Tempio
Ilaria Addis