A Luras, Gallura, Andrea Addis — agronomo — fonda nel 2023 La Granitica: prima cantina sarda con vasche di granito Rosa Limbara. Circa 2.000 bottiglie. Vermentino (Pedra Lughente) e Nebiolo di Luras (Limbaresu).
Il Monte Limbara domina l'entroterra gallurese con i suoi 1.359 metri: una massa di granito antico che ha plasmato il paesaggio intorno a Luras per milioni di anni. Il disfacimento della roccia granitica ha prodotto i suoli tipici della Gallura — sabbie grossolane con feldspati, quarzo e miche — poveri di sostanza organica ma ricchi di mineralità. È su questi suoli che Andrea Addis, agronomo specializzato in viticoltura, recupera vigneti lasciati incustoditi per anni. La zona appartiene all'IGT Colli del Limbara, denominazione che raccoglie i vini prodotti sulla cintura collinare del massiccio granitico. I suoli poveri, la brezza marina che risale dalla costa e le escursioni termiche tra giorno e notte conferiscono alle uve freschezza e mineralità pronunciate.
L'intuizione che porta alla nascita di La Granitica nel 2023 arriva nel 2020, quando Andrea Addis osserva le anfore georgiane in argilla: se il qvevri georgiano caratterizza i vini caucasici con il sapore dell'argilla, il granito del Limbara poteva svolgere la stessa funzione per i vini galluresi. Il progetto unisce tre realtà: l'expertise di Andrea, la cantina di Ilaria Addis (produttrice di Vermentino a Luras) e il vigneto di famiglia gestito da Giorgio Addis. La filosofia produttiva è pensata con coerenza: le vasche di granito Ghiandone che contengono i vini sono realizzate da artigiani locali usando granito del Monte Limbara; le etichette usano carta FSC con polvere di marmo riciclata; al posto delle capsule di alluminio Addis usa la gommalacca; i tappi sono in sughero sardo prodotto a Luras.
Le uve fermentano spontaneamente in acciaio con i lieviti indigeni, poi il vino si trasferisce nelle vasche di granito per l'affinamento. Il granito, roccia inerte e porosa in modo diverso dall'argilla, non cede composti al vino ma interagisce con esso fisicamente, rallentando le ossidazioni e permettendo uno scambio lento con l'ambiente. Il risultato è una mineralità che Addis descrive come amplificazione delle caratteristiche varietali piuttosto che alterazione. Due le etichette: Pedra Lughente («pietra lucente» in sardo) da Vermentino, e Limbaresu da Nebiolo di Luras, varietà autoctona gallurese distinta dal Nebbiolo piemontese. La produzione si mantiene intorno alle 2.000 bottiglie annue, strettamente legata alla superficie recuperata e alla disponibilità del granito artigianale. La produzione annuale si mantiene intorno alle 2.000 bottiglie, strettamente legata alla superficie recuperata e alla disponibilità artigianale del granito locale. Il progetto La Granitica è giovane, ma l'idea che lo anima è precisa: far emergere dalla Gallura un vino che porti nel nome e nel contenitore l'identità geologica di un territorio che il granito ha plasmato in ogni aspetto.
"<p>La <strong>Gallura</strong> occupa l'angolo nord-orientale della Sardegna, affacciato verso la Corsica attraverso le <strong>Bocche di Bonifacio</strong> — lo stretto burrascoso dove il <strong>Maestrale</strong> soffia su una costa spezzata di granito chiaro. Il paesaggio è tra i più selvaggi dell'isola: rocce granitiche levigate dal vento emergono dalla macchia mediterranea di cisti, lentischi e corbezzoli, le colline tonde scendono verso calette di sabbia bianca e il mare è sempre presente. I vigneti si inseriscono in questa campagna petrosa come parte di un sistema agricolo che ha sempre dovuto lottare con la siccità estiva.<br><br>La zona viticola principale si concentra attorno a <strong>Tempio Pausania</strong>, nel cuore dell'entroterra gallurese, dove l'altitudine tra i <strong>300 e i 600 metri</strong> e la distanza dalla costa abbassano la temperatura massima estiva. <strong>Olbia</strong> è il principale centro costiero, mentre l'entroterra mantiene la vocazione agricola e pastorale che ha caratterizzato la Gallura per secoli.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>massiccio granitico sardo</strong>, uno dei complessi eruttivi più antichi d'Europa: il granito paleozoico della Gallura risale a circa <strong>300 milioni di anni</strong>, rosa chiaro o grigio a seconda della composizione mineralogica, e affiora dappertutto sotto la macchia e i vigneti. La sua decomposizione crea un suolo <strong>sabbioso-ghiaioso</strong>, a reazione acida, povero di argilla e sostanza organica, con abbondante scheletro. La vite deve scendere nelle fessure della roccia per trovare acqua, sviluppando radici profonde.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo secco</strong>, con estati calde e quasi completamente prive di pioggia. Il <strong>Maestrale</strong> — il vento forte da nord-ovest che soffia dal Golfo del Leone — asciuga le vigne dopo le rare piogge e riduce la pressione fungina in modo naturale. Le notti gallurese possono essere fresche anche in estate per via dell'altitudine e dei venti, creando condizioni favorevoli per la maturazione aromatica lenta.</p><h3>Storia</h3><p>Per lungo tempo il territorio gallurese è stato prevalentemente pastorale, con le transumanze delle greggi a caratterizzare l'economia fin dall'antichità. L'introduzione del <strong>Vermentino</strong> — varietà bianca di probabile origine iberica — viene attribuita al periodo della dominazione <strong>aragonese e spagnola</strong> della Sardegna, tra il XV e il XVIII secolo. La prima menzione documentata della varietà in quest'area appare nella prima metà dell'<strong>Ottocento</strong> nell'opera geografica di <strong>Vittorio Angius</strong>.<br><br>La viticoltura come attività strutturata e commerciale si sviluppa nel corso del <strong>Novecento</strong>, con la fondazione di cantine cooperative negli anni Cinquanta e Sessanta che raccolgono la produzione dei piccoli proprietari. Il riconoscimento della <strong>DOCG Vermentino di Gallura</strong> — unica DOCG della Sardegna — avviene nel <strong>1996</strong>, consolidando l'identità viticola della zona.</p><h3>Oggi</h3><p>La denominazione di origine specifica per il Vermentino gallurese — l'unica a rango di garanzia superiore in tutta la Sardegna — impone rese contenute e requisiti minimi di affinamento che hanno spinto i produttori verso una viticoltura più attenta rispetto al passato cooperativistico orientato alla quantità.<br><br>Il <strong>granito della Gallura</strong> trasferisce ai vini una mineralità specifica — più asciutta e sapida rispetto ai Vermentino di Sardegna del sud su suoli calcarei — che si manifesta in una <strong>sapidità prolungata</strong> e in una struttura che sostiene l'affinamento in bottiglia. Alcune aziende stanno sperimentando maturazioni in legno medio, rompendo con la tradizione delle sole vasche di acciaio.<br><br>Il Maestrale e il clima secco favoriscono una gestione con trattamenti ridotti, rendendo il <strong>biologico</strong> un approccio praticabile per diversi produttori. La <strong>macchia mediterranea</strong> che circonda i vigneti — con lentisco, corbezzolo, erica e ginepro — contribuisce alla biodiversità del territorio, offrendo habitat naturali per insetti utili e aumentando la resilienza complessiva dell'ecosistema agricolo.<br><br>Il <strong>granito gallurese</strong> impone un lavoro fisico intenso anche a chi usa piccoli macchinari: la roccia affiora dappertutto, e i vigneti su terreni scheletric richiedono lavorazioni manuali frequenti per controllare le erbe spontanee senza danneggiare le radici superficiali delle viti. Questa condizione strutturale ha mantenuto piccola la scala delle aziende galuresi — raramente sopra i venti ettari — e ha reso naturale un approccio al vino che privilegia la qualità sulla quantità per semplice necessità logistica.</p>"