In Gallura, Ilaria Addis lavora i vigneti di famiglia nella valle di Sa Neula a Luras. Biologica senza rame né zolfo dal 2016. Solo Vermentino, fermentazioni spontanee, acciaio, niente filtrazione.
Il granito affiora dovunque in Gallura: nelle rocce che emergono dai campi, nei muri a secco che delimitano le proprietà, nel suolo acido dove le viti della famiglia Addis spingono le radici nella valle di Sa Neula. Il territorio è il più settentrionale della Sardegna, dove il granito: nelle rocce che emergono dai campi, nei muri a secco che dividono le proprietà, nel suolo dei vigneti che cede solo alle radici più tenaci. La valle di Sa Neula, nel comune di Luras, è uno di quei luoghi dove il paesaggio gallurino mostra la sua ossatura: substrato granitico, terreno acido, pendenze che variano tra la parte bassa fertile e i versanti più esposti. Qui la famiglia Addis coltiva vigneti da generazioni. Ilaria Addis porta avanti i vigneti impiantati dai nonni, lavorando le stesse parcelle che hanno attraversato decenni di storia familiare. Il microclima della Gallura interna è diverso dalla costa: più ventilato, con escursioni termiche più pronunciate, influenzato dall'entroterra sardo piuttosto che dal mare. Il maestrale percorre liberamente le vigne, asciuga le foglie, rafforza le piante.
Ilaria lavora la vigna del 1992 nella parte bassa della valle, e altre parcelle della famiglia. Dal 2016 la conduzione è biologica in modo integrale, senza rame né zolfo — una scelta impegnativa in Sardegna dove le malattie fungine possono essere aggressive. Le pecore pascolano tra i filari d'inverno, gestendo l'erba spontanea e restituendo fertilità al suolo. Intorno alle viti crescono le piante della gariga gallura — elicriso, lavanda, cisto, inula — che Ilaria chiama «gariga vinifera»: una biodiversità vegetale che interagisce con le viti, attira insetti utili, offre microbi e aromi all'ecosistema del vigneto. I vigneti sono allevati a Guyot. La vendemmia avviene manualmente nella prima settimana di settembre, con cassette piccole tenute all'ombra.
Le uve lavorate da Ilaria sono esclusivamente Vermentino. La vendemmia manuale porta in cantina i grappoli interi, pigiati delicatamente. Le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni presenti sulle bucce, con temperature monitorate ma non forzate. Dopo due giorni dalla pigiatura, Ilaria svina e torchia con un torchio tradizionale azionato a mano. Il vino poi passa in acciaio, dove la malolattica avviene spontaneamente e l'affinamento sui lieviti prosegue con batonnage regolari. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica. L'imbottigliamento avviene a fine inverno. La produzione annuale si mantiene limitata, legata alla disponibilità delle parcelle di famiglia e all'andamento stagionale. Il nome di uno dei vini, Madrighe, significa in sardo «matrice» — il granito che imprime carica salina, ma anche il lievito madre della panificazione tradizionale.
"<p>La <strong>Gallura</strong> occupa l'angolo nord-orientale della Sardegna, affacciato verso la Corsica attraverso le <strong>Bocche di Bonifacio</strong> — lo stretto burrascoso dove il <strong>Maestrale</strong> soffia su una costa spezzata di granito chiaro. Il paesaggio è tra i più selvaggi dell'isola: rocce granitiche levigate dal vento emergono dalla macchia mediterranea di cisti, lentischi e corbezzoli, le colline tonde scendono verso calette di sabbia bianca e il mare è sempre presente. I vigneti si inseriscono in questa campagna petrosa come parte di un sistema agricolo che ha sempre dovuto lottare con la siccità estiva.<br><br>La zona viticola principale si concentra attorno a <strong>Tempio Pausania</strong>, nel cuore dell'entroterra gallurese, dove l'altitudine tra i <strong>300 e i 600 metri</strong> e la distanza dalla costa abbassano la temperatura massima estiva. <strong>Olbia</strong> è il principale centro costiero, mentre l'entroterra mantiene la vocazione agricola e pastorale che ha caratterizzato la Gallura per secoli.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>massiccio granitico sardo</strong>, uno dei complessi eruttivi più antichi d'Europa: il granito paleozoico della Gallura risale a circa <strong>300 milioni di anni</strong>, rosa chiaro o grigio a seconda della composizione mineralogica, e affiora dappertutto sotto la macchia e i vigneti. La sua decomposizione crea un suolo <strong>sabbioso-ghiaioso</strong>, a reazione acida, povero di argilla e sostanza organica, con abbondante scheletro. La vite deve scendere nelle fessure della roccia per trovare acqua, sviluppando radici profonde.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo secco</strong>, con estati calde e quasi completamente prive di pioggia. Il <strong>Maestrale</strong> — il vento forte da nord-ovest che soffia dal Golfo del Leone — asciuga le vigne dopo le rare piogge e riduce la pressione fungina in modo naturale. Le notti gallurese possono essere fresche anche in estate per via dell'altitudine e dei venti, creando condizioni favorevoli per la maturazione aromatica lenta.</p><h3>Storia</h3><p>Per lungo tempo il territorio gallurese è stato prevalentemente pastorale, con le transumanze delle greggi a caratterizzare l'economia fin dall'antichità. L'introduzione del <strong>Vermentino</strong> — varietà bianca di probabile origine iberica — viene attribuita al periodo della dominazione <strong>aragonese e spagnola</strong> della Sardegna, tra il XV e il XVIII secolo. La prima menzione documentata della varietà in quest'area appare nella prima metà dell'<strong>Ottocento</strong> nell'opera geografica di <strong>Vittorio Angius</strong>.<br><br>La viticoltura come attività strutturata e commerciale si sviluppa nel corso del <strong>Novecento</strong>, con la fondazione di cantine cooperative negli anni Cinquanta e Sessanta che raccolgono la produzione dei piccoli proprietari. Il riconoscimento della <strong>DOCG Vermentino di Gallura</strong> — unica DOCG della Sardegna — avviene nel <strong>1996</strong>, consolidando l'identità viticola della zona.</p><h3>Oggi</h3><p>La denominazione di origine specifica per il Vermentino gallurese — l'unica a rango di garanzia superiore in tutta la Sardegna — impone rese contenute e requisiti minimi di affinamento che hanno spinto i produttori verso una viticoltura più attenta rispetto al passato cooperativistico orientato alla quantità.<br><br>Il <strong>granito della Gallura</strong> trasferisce ai vini una mineralità specifica — più asciutta e sapida rispetto ai Vermentino di Sardegna del sud su suoli calcarei — che si manifesta in una <strong>sapidità prolungata</strong> e in una struttura che sostiene l'affinamento in bottiglia. Alcune aziende stanno sperimentando maturazioni in legno medio, rompendo con la tradizione delle sole vasche di acciaio.<br><br>Il Maestrale e il clima secco favoriscono una gestione con trattamenti ridotti, rendendo il <strong>biologico</strong> un approccio praticabile per diversi produttori. La <strong>macchia mediterranea</strong> che circonda i vigneti — con lentisco, corbezzolo, erica e ginepro — contribuisce alla biodiversità del territorio, offrendo habitat naturali per insetti utili e aumentando la resilienza complessiva dell'ecosistema agricolo.<br><br>Il <strong>granito gallurese</strong> impone un lavoro fisico intenso anche a chi usa piccoli macchinari: la roccia affiora dappertutto, e i vigneti su terreni scheletric richiedono lavorazioni manuali frequenti per controllare le erbe spontanee senza danneggiare le radici superficiali delle viti. Questa condizione strutturale ha mantenuto piccola la scala delle aziende galuresi — raramente sopra i venti ettari — e ha reso naturale un approccio al vino che privilegia la qualità sulla quantità per semplice necessità logistica.</p>"