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A Gorizia, sul confine italo-sloveno, Luca Dellisanti — genetista di formazione, radici bilingui — lascia la ricerca nel Regno Unito per tornare a coltivare nel Collio. Con l'amico Davide fonda Okús («gusto» in sloveno).

Gorizia è una delle città-confine più emblematiche d'Europa: divisa tra Italia e Slovenia, ha visto cambiare la propria frontiera con la storia del Novecento, e oggi condivide con Nova Gorica slovena l'identità di Capitale Europea della Cultura 2025. Il Collio Goriziano si estende sulle colline immediatamente a nord della città, sugli stessi suoli di ponca che continuano oltre il confine nel Goriška Brda. Luca Dellisanti cresce a Gorizia in una famiglia dove si parlano entrambe le lingue — italiano e sloveno — e questo doppio senso di appartenenza è parte della sua identità. Il nome Okús, che significa «gusto» o «sapore» in sloveno, sceglie la lingua del confine come simbolo di quello che la cantina vuole raccontare: un territorio che non si divide in due, ma si riconosce in una radice comune.

Luca studia e lavora nel campo della genetica nel Regno Unito, percorrendo una strada accademica e scientifica lontana dal vino. A un certo punto decide di tornare e coltivare la terra di famiglia in Friuli Venezia Giulia. Il progetto Okús nasce insieme a Davide, un amico con cui condivide l'obiettivo di rimettere al centro la viticoltura artigianale. La formazione scientifica di Luca influenza il suo approccio: il monitoraggio attento, la raccolta di dati, la comprensione dei processi prima di intervenire. L'obiettivo non è l'assenza totale di intervento, ma interventi consapevoli, documentati, necessari — «se e quando necessario», come afferma lui stesso. Questa precisione metodologica lo distingue da chi abbraccia il minimalismo in modo ideologico.

I vigneti di Okús si trovano nel Collio Goriziano, sui suoli marnosi del confine. La gestione rispetta la fertilità e la salute del suolo, mantenendo la biodiversità intorno alle viti senza interventi chimici. In cantina Luca lavora con lo stesso approccio calibrato della sua formazione scientifica: monitoraggio costante del mosto e del vino, interventi ridotti al minimo ma non per dogma — ogni decisione nasce dalla conoscenza dello stato del vino, non da un calendario prestabilito. La fermentazione parte dai lieviti selvatici che abitano le uve e la cantina dai lieviti indigeni; l'affinamento avviene in contenitori neutri, senza cesioni di legno. La piccola produzione artigianale di Okús porta nel bicchiere la specificità delle colline di confine tra Gorizia e il Brda sloveno: mineralità da ponca, struttura da macerazione calibrata, identità di un territorio che non conosce frontiere. Il nome Okús, «gusto» in sloveno, sceglie la lingua del confine come simbolo di quello che la cantina racconta: un territorio che non si divide in due nazioni, ma si riconosce in una radice comune di colline, vento e ponca.

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Collio Goriziano e Brda

"<p>Il <strong>Collio Goriziano</strong> e il suo gemello sloveno <strong>Brda</strong> — entrambi derivati dalla parola che in friulano e in sloveno significa semplicemente «colline» — formano un unico sistema collinare nella parte nord-occidentale della provincia di <strong>Gorizia</strong>, interrotto solo da un confine di stato che attraversa il paesaggio senza che la geografia se ne accorga. A ovest il comprensorio è delimitato dal fiume <strong>Isonzo</strong>, a est si estende oltre il confine italiano nel territorio di <strong>Goriška Brda</strong> in Slovenia. Le colline si alzano dolcemente tra i <strong>50 e i 350 metri</strong>, con versanti esposti prevalentemente a sud e sud-est verso la pianura friulana.<br><br>È uno dei paesaggi vitivinicoli più coesi d'Europa: un mosaico di vigneti, frutteti e boschi su colline arrotondate dove la diversità ampelografica è straordinaria — varietà autoctone e internazionali convivono su una superficie che non raggiunge i cento chilometri quadrati, divisa a metà da una frontiera.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>flysch dell'Eocene</strong>: la cosiddetta <strong>ponca</strong> — in friulano — o <em>opoka</em> in sloveno — è una successione alternata di strati di <strong>marna calcarea e arenaria friabile</strong> depositata in ambiente marino profondo <strong>40-50 milioni di anni fa</strong>. Questa struttura a millefoglie geologica si sgretola facilmente all'aria e all'acqua, creando un suolo friabile e ben drenante che si scalda rapidamente in primavera. Le radici della vite seguono gli strati più morbidi della marna, penetrando in profondità.<br><br>Il clima è di transizione <strong>sub-mediterranea</strong>: l'<strong>Adriatico</strong>, a circa 30 chilometri, mitiga le temperature con brezze secche da sud; le Alpi Giulie a nord proteggono dai venti freddi più estremi. Le precipitazioni sono abbondanti — circa <strong>1400-1600 mm annui</strong> — ma il drenaggio rapido della ponca evita ristagni. Le escursioni termiche autunnali favoriscono la maturazione lenta e l'accumulo di aromi.</p><h3>Storia</h3><p>Il Collio ha una storia vitivinicola valorizzata in epoca <strong>asburgica</strong>, quando faceva parte dell'Impero austro-ungarico e i vini del Collio erano apprezzati a <strong>Trieste e a Gorizia</strong>. Dopo la Prima Guerra Mondiale il confine trasforma la zona in territorio di frontiera italiana; dopo la Seconda il confine si sposta ancora dividendo il Collio dalla Brda slovena, tagliando a metà proprietà e famiglie. La <strong>DOC Collio</strong> viene istituita nel <strong>1968</strong>, tra le prime in Italia.<br><br>La <strong>Ribolla Gialla</strong> — varietà bianca autoctona di origine probabilmente medievale — viene riscoperta e valorizzata come simbolo dell'identità locale. Tra gli <strong>anni Settanta e Ottanta</strong> alcuni produttori iniziano a sperimentare con macerazioni prolungate sulle bucce per i bianchi, pratica che sarà poi associata internazionalmente al Collio e al Brda.</p><h3>Oggi</h3><p>I <strong>bianchi macerati</strong> — skin contact wines, vini ramati — hanno trovato nel Collio e nella Brda uno dei loro territori di riferimento mondiale. La <strong>Ribolla Gialla</strong>, con l'alta acidità naturale e le bucce spesse, si presta particolarmente alle macerazioni lunghe che possono durare da pochi giorni a diversi mesi: il vino emerge con colore <strong>ambrato</strong>, tannini percettibili e complessità aromatica lontana dalla versione bianca convenzionale.<br><br>La <strong>ponca</strong> ha un ruolo centrale in questa tradizione: il suolo friabile e ben drenante produce uve con acidità alta e mineralità che emerge chiaramente nei vini non interventisti. Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> si sono diffusi in modo significativo, con diversi produttori che hanno abbandonato erbicidi e pesticidi di sintesi nel corso degli <strong>anni Novanta e Duemila</strong>, spesso in parallelo con il ritorno alle pratiche tradizionali in cantina.<br><br>Con l'apertura dei confini nell'era <strong>Schengen</strong>, le collaborazioni tra produttori dei due lati si sono intensificate, rendendo il Collio/Brda un sistema produttivo sempre più integrato, anche se le normative delle denominazioni rimangono separate.<br><br>La <strong>Friulano</strong> — varietà bianca che i locali continuano a chiamare Tocai — occupa ancora una parte significativa dei vigneti del Collio su entrambi i lati del confine: su ponca esprime un profilo che va dall'erbaceo fresco al mandorlato secondo l'annata e la posizione, con una sapidità persistente che emerge chiaramente nelle versioni senza chiarificazione. Le macerazioni sulle bucce per il Friulano — più brevi rispetto alla Ribolla — si sono diffuse come modo di aggiungere struttura senza coprire il profilo varietale con il legno, producendo bianchi con colore paglierino intenso e tannini fini che tengono benissimo tre o quattro anni di bottiglia.</p>"

Collio Goriziano e Brda

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