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Sul versante orientale dell'Etna, tra Piedimonte Etneo e Linguaglossa, Nuzzella recupera dal 2014 4 ettari di vigne su suoli vulcanici e sedimentari (terre nere e terre bianche). Nerello Mascalese e Carricante.

Il versante orientale dell'Etna è meno noto di quello settentrionale, dove si concentrano le denominazioni più celebrate, ma non per questo meno straordinario. Tra Piedimonte Etneo e Linguaglossa, a circa 500 metri di altitudine, i vigneti di Nuzzella occupano uno spazio che unisce due tipi di suolo: le «terre bianche», rocce sedimentarie percorse da incisioni torrentali che non hanno subito eruzioni laviche, e le «terre nere», chiamate dai contadini locali Terremorte — letteralmente «terre morte» — risultato delle colate di lava che si sono sovrapposte nel tempo. Questa dualità geologica è rara anche per i parametri dell'Etna: la cantina lavora contemporaneamente su substrati di natura completamente diversa, con caratteristiche mineralogiche distinte che si ritrovano nei vini delle due tipologie. Il vulcano dà ai vini di questo versante un profilo affumicato, elettrico, con tannini finissimi nel Nerello Mascalese e acidità tesa nel Carricante.

Il progetto Nuzzella nasce nel 2014, quando inizia il lavoro di recupero di un antico vigneto e di un uliveto abbandonati da anni. I 4 ettari complessivi ospitano esclusivamente varietà autoctone etnee: Nerello Mascalese per i vini rossi e Carricante per i bianchi. L'obiettivo dichiarato dei fondatori è valorizzare le uve nel rispetto della tradizione agricola locale, senza stravolgere le pratiche contadine che per generazioni hanno mantenuto vivi questi vigneti. La cantina ha anche sviluppato un'attenzione alla spumantizzazione naturale, producendo un Blanc de Noir da Nerello Mascalese che porta la struttura del vitigno in un formato bollicine. Nuzzella organizza ETNA Fusion, un evento annuale in cui i produttori dell'Etna ospitano i produttori naturali provenienti da altre regioni.

Le vigne crescono su un terreno vulcanico che l'Etna ha modellato nel corso dei secoli, alternando lava e cenere. Il Nerello Mascalese è allevato ad alberello etneo, la forma d'allevamento tradizionale del vulcano che mantiene le viti basse e resistenti al vento. Le uve si raccolgono a mano, parcella per parcella, selezionando i grappoli maturi con cura. In cantina la produzione segue le pratiche tradizionali: fermentazioni spontanee con i lieviti presenti sulle uve, macerazione adeguata alle varietà, affinamento in contenitori che preservino la mineralità vulcanica piuttosto che cedere note legnose. Il rispetto delle antiche tradizioni e la valorizzazione della specificità del suolo — questo, nelle parole della cantina, è il principio intorno a cui Nuzzella costruisce ogni bottiglia. Il rispetto delle antiche tradizioni e la valorizzazione della specificità del suolo — questo è il principio intorno a cui Nuzzella costruisce ogni bottiglia, annata dopo annata.

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Etna, Sicilia

"<p>L'<strong>Etna</strong> — «A' Muntagna» per i siciliani — è il vulcano attivo più alto d'Europa, con i suoi <strong>3357 metri</strong> che dominano la Sicilia orientale. I vigneti si distribuiscono sui versanti del cono in un arco che va fino a oltre i 1000 metri di quota, su una topografia irregolare di altopiani, dossi e anfiteatri creati dalla successione di flussi lavici nel corso dei millenni. Il <strong>versante nord</strong> — intorno a <strong>Castiglione di Sicilia, Linguaglossa e Randazzo</strong> — è il più valorizzato per il Nerello Mascalese, con esposizioni a nord che rallentano la maturazione e producono vini di tensione acida straordinaria.<br><br>Ciascuna <strong>contrada</strong> ha la sua storia di eruzioni e di lava, il suo tipo di suolo, la sua altitudine e la sua esposizione. L'<strong>alberello etneo</strong> — sistema di allevamento a ceppo basso autofertilizzante, iscritto nel <strong>2024</strong> nel patrimonio immateriale UNESCO — è la forma tradizionale su questi pendii, dove i venti costanti e la distanza tra le piante permettono all'aria di circolare liberamente.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia etnea è quella del vulcanismo <strong>basaltico attivo</strong>: la roccia madre è il <strong>basalto</strong>, depositato in flussi lavici di diverse epoche. La vite trova condizioni radicalmente diverse a seconda dell'età del flusso: le <strong>lave antiche</strong> — più decomposte — hanno creato suoli scuri, porosi e ricchi di minerali; le lave recenti restano quasi sterili, con poca profondità di suolo. Sulle superfici laviche più antiche del versante nord le radici penetrano nelle fessure della roccia, estraendo minerali in modo diretto.<br><br>L'<strong>altitudine</strong> è il fattore climatico dominante: a 700-900 metri le temperature notturne scendono sotto i 10 gradi anche in agosto e le <strong>escursioni termiche</strong> superano i 20 gradi in estate. Il <strong>Nerello Mascalese</strong> matura lentamente, conservando acidità alta e tannini sottili nonostante il caldo dei mesi estivi.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura sull'Etna è documentata dall'epoca greca: le colonie di Katane e di Naxos ai piedi del vulcano producevano vino che circolava nel Mediterraneo già nel <strong>VII-VI secolo a.C.</strong> Dopo i Romani, la dominazione araba rallentò ma non azzerò la viticoltura. Nel Medioevo i <strong>monasteri basiliani</strong> — di tradizione greca, insediati dopo la riconquista normanna dell'<strong>XI-XII secolo</strong> — mantengono i vigneti sulle contrade più alte.<br><br>La <strong>fillossera</strong>, che ha distrutto la maggior parte dei vigneti europei tra fine Ottocento e inizio Novecento, ha avuto impatto limitato sull'Etna: la terra vulcanica sciolta e sabbiosa non permette al parassita di muoversi nel suolo, per cui molte viti dell'Etna sono rimaste su <strong>piede franco</strong> — non innestate su portainnesti americani — alcune con età superiore ai <strong>100-150 anni</strong>.</p><h3>Oggi</h3><p>L'Etna è diventata negli ultimi vent'anni uno dei territori vinicoli più discussi al mondo. Il sistema delle <strong>contrade</strong> — aree geografiche con nome proprio e caratteristiche di suolo e altitudine differenti, formalizzato nel disciplinare del <strong>2011</strong> — si avvicina al concetto borgognone di climat. Le contrade del versante nord come <strong>Guardiola, Calderara, Feudo di Mezzo, Bocca d'Orzo</strong> hanno profili distinti, emergenti soprattutto nei vini di singola contrada fermentati in contenitori neutri.<br><br>Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> sono la norma tra i produttori piccoli e artigianali: il clima secco dell'estate etnea riduce la pressione fungina, e l'<strong>alberello</strong> su piede franco su suoli vulcanici non richiede la chimica della viticoltura convenzionale in zone più umide. Il <strong>Nerello Mascalese</strong> — con la sua acidità naturale, il colore scarico e i tannini sottili — ha trovato un pubblico internazionale che lo paragona ai grandi rossi di Borgogna, sebbene il vulcano e il sole siciliano producano qualcosa di totalmente diverso.<br><br>L'<strong>alberello</strong> su piede franco richiede potatura e legatura completamente manuali: ogni ceppo cresce autonomamente senza fili di sostegno e viene lavorato singolarmente più volte nella stagione. I basalti irregolari, i muretti di contenimento e le pendenze rendono impossibile anche il piccolo trattore su molte contrade, per cui il biologico diventa la risposta logistica naturale prima ancora che una scelta ideologica — chi lavora già a mano non cambia la propria organizzazione in modo significativo eliminando i prodotti di sintesi.<br><br>Le <strong>lave antiche</strong> del versante nord — con suoli scuri e porosi formatisi in millenni di decomposizione basaltica — ospitano una microbiologia naturalmente ricca di funghi micorrizici che colonizzano le radici e le aiutano ad accedere ai minerali del basalto. L'<strong>inerbimento spontaneo</strong> tra i ceppi, non falciato nei mesi più secchi, mantiene l'umidità nel suolo nelle settimane critiche di luglio e agosto, quando le notti fresche potrebbero non bastare a compensare il calore dei pomeriggi sul versante meridionale.</p>"

Etna, Sicilia

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