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Cantina del Malandrino

Sul versante ionico dell'Etna, nel territorio di Mascali, la Cantina del Malandrino coltiva 3,5 ettari ad alberello a circa 450 m slm. Nerello Mascalese su suoli vulcanici. Parte dell'azienda biologica Bagolaro. Diego Bongiovanni, anfore, fermentazioni spontanee.

Il territorio di Mascali, sul versante ionico dell'Etna — il lato che guarda il mare tra Catania e Taormina — è il luogo dove il Nerello Mascalese ha preso il nome. Le vigne della Cantina del Malandrino crescono su terrazzamenti a circa 450 metri di altitudine, con esposizione Est/Nord-Est: posizione che bilancia il sole delle ore mattutine con il fresco che arriva dall'altura del vulcano nel pomeriggio. Il suolo è interamente vulcanico, formato dalle colate laviche del 1928 che ricoprirono il centro abitato di Mascali: mineralità pura che si traduce nelle uve e poi nel vino. I terrazzamenti sono antichi — in questo angolo dell'Etna la viticoltura ha radici che risalgono all'epoca romana — e i muretti a secco che li sostengono sono parte di un paesaggio costruito da mani umane che si sono succedute per generazioni. Attorno ai vigneti, l'azienda agricola Bagolaro — ecosistema di circa 28 ettari in biologico — ospita agrumi, mandorli, melograni, gelsi, fichi, ulivi: una biodiversità che circonda la vigna e contribuisce alla salute del suolo.

Quello che è oggi la Cantina del Malandrino occupava in passato, fino alla prima metà del Novecento, uno dei fondi vitivinicoli più importanti dell'Etna. Poi il secondo dopoguerra e con esso l'abbandono: la terra tornò ai rovi, i vigneti si persero. La storia di questo luogo si interruppe per decenni. Il recupero comincia nel 2005: un'operazione di bonifica che avrebbe gradualmente restituito il fondo alla coltivazione. L'obiettivo non era ricreare una monocoltura viticola ma costruire un ecosistema integrato — la vite come parte di un'agricoltura più ampia, circondata da colture che alimentano la biodiversità. Diego Bongiovanni gestisce la cantina come un micro-domaine all'interno dell'azienda Bagolaro, lavorando con uve proprie su terroir vulcanico e vinificando secondo un approccio naturale. Il nome “Malandrino” riflette un modo di stare nel mondo del vino senza seguire pedissequamente mode né regole convenzionali: furbizia bonaria, anarchia creativa.

I 3,5 ettari vitati sono coltivati a alberello tradizionale, con circa 21.000 ceppi di varietà autoctone: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio principalmente, affiancati da Carricante, Minnella e piccole quantità di altre varietà locali. La gestione è biologica, senza prodotti chimici di sintesi, con lavoro manuale tra i terrazzamenti vulcanici. La vendemmia è manuale. In cantina Diego vinifica le uve in anfore, contenitori che permettono una relazione diretta tra il vino e il terroir senza l'influenza del legno. Le fermentazioni partono spontaneamente con i lieviti indigeni, senza inoculazioni. Nessun additivo. Il vino che ne deriva racconta il suolo lavico e il microclima del versante ionico, senza filtri tecnici che ne tradiscano l'origine — come il vino di un territorio che è sopravvissuto all'abbandono e ha ritrovato voce.

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Etna, Sicilia

"<p>L'<strong>Etna</strong> — «A' Muntagna» per i siciliani — è il vulcano attivo più alto d'Europa, con i suoi <strong>3357 metri</strong> che dominano la Sicilia orientale. I vigneti si distribuiscono sui versanti del cono in un arco che va fino a oltre i 1000 metri di quota, su una topografia irregolare di altopiani, dossi e anfiteatri creati dalla successione di flussi lavici nel corso dei millenni. Il <strong>versante nord</strong> — intorno a <strong>Castiglione di Sicilia, Linguaglossa e Randazzo</strong> — è il più valorizzato per il Nerello Mascalese, con esposizioni a nord che rallentano la maturazione e producono vini di tensione acida straordinaria.<br><br>Ciascuna <strong>contrada</strong> ha la sua storia di eruzioni e di lava, il suo tipo di suolo, la sua altitudine e la sua esposizione. L'<strong>alberello etneo</strong> — sistema di allevamento a ceppo basso autofertilizzante, iscritto nel <strong>2024</strong> nel patrimonio immateriale UNESCO — è la forma tradizionale su questi pendii, dove i venti costanti e la distanza tra le piante permettono all'aria di circolare liberamente.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia etnea è quella del vulcanismo <strong>basaltico attivo</strong>: la roccia madre è il <strong>basalto</strong>, depositato in flussi lavici di diverse epoche. La vite trova condizioni radicalmente diverse a seconda dell'età del flusso: le <strong>lave antiche</strong> — più decomposte — hanno creato suoli scuri, porosi e ricchi di minerali; le lave recenti restano quasi sterili, con poca profondità di suolo. Sulle superfici laviche più antiche del versante nord le radici penetrano nelle fessure della roccia, estraendo minerali in modo diretto.<br><br>L'<strong>altitudine</strong> è il fattore climatico dominante: a 700-900 metri le temperature notturne scendono sotto i 10 gradi anche in agosto e le <strong>escursioni termiche</strong> superano i 20 gradi in estate. Il <strong>Nerello Mascalese</strong> matura lentamente, conservando acidità alta e tannini sottili nonostante il caldo dei mesi estivi.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura sull'Etna è documentata dall'epoca greca: le colonie di Katane e di Naxos ai piedi del vulcano producevano vino che circolava nel Mediterraneo già nel <strong>VII-VI secolo a.C.</strong> Dopo i Romani, la dominazione araba rallentò ma non azzerò la viticoltura. Nel Medioevo i <strong>monasteri basiliani</strong> — di tradizione greca, insediati dopo la riconquista normanna dell'<strong>XI-XII secolo</strong> — mantengono i vigneti sulle contrade più alte.<br><br>La <strong>fillossera</strong>, che ha distrutto la maggior parte dei vigneti europei tra fine Ottocento e inizio Novecento, ha avuto impatto limitato sull'Etna: la terra vulcanica sciolta e sabbiosa non permette al parassita di muoversi nel suolo, per cui molte viti dell'Etna sono rimaste su <strong>piede franco</strong> — non innestate su portainnesti americani — alcune con età superiore ai <strong>100-150 anni</strong>.</p><h3>Oggi</h3><p>L'Etna è diventata negli ultimi vent'anni uno dei territori vinicoli più discussi al mondo. Il sistema delle <strong>contrade</strong> — aree geografiche con nome proprio e caratteristiche di suolo e altitudine differenti, formalizzato nel disciplinare del <strong>2011</strong> — si avvicina al concetto borgognone di climat. Le contrade del versante nord come <strong>Guardiola, Calderara, Feudo di Mezzo, Bocca d'Orzo</strong> hanno profili distinti, emergenti soprattutto nei vini di singola contrada fermentati in contenitori neutri.<br><br>Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> sono la norma tra i produttori piccoli e artigianali: il clima secco dell'estate etnea riduce la pressione fungina, e l'<strong>alberello</strong> su piede franco su suoli vulcanici non richiede la chimica della viticoltura convenzionale in zone più umide. Il <strong>Nerello Mascalese</strong> — con la sua acidità naturale, il colore scarico e i tannini sottili — ha trovato un pubblico internazionale che lo paragona ai grandi rossi di Borgogna, sebbene il vulcano e il sole siciliano producano qualcosa di totalmente diverso.<br><br>L'<strong>alberello</strong> su piede franco richiede potatura e legatura completamente manuali: ogni ceppo cresce autonomamente senza fili di sostegno e viene lavorato singolarmente più volte nella stagione. I basalti irregolari, i muretti di contenimento e le pendenze rendono impossibile anche il piccolo trattore su molte contrade, per cui il biologico diventa la risposta logistica naturale prima ancora che una scelta ideologica — chi lavora già a mano non cambia la propria organizzazione in modo significativo eliminando i prodotti di sintesi.<br><br>Le <strong>lave antiche</strong> del versante nord — con suoli scuri e porosi formatisi in millenni di decomposizione basaltica — ospitano una microbiologia naturalmente ricca di funghi micorrizici che colonizzano le radici e le aiutano ad accedere ai minerali del basalto. L'<strong>inerbimento spontaneo</strong> tra i ceppi, non falciato nei mesi più secchi, mantiene l'umidità nel suolo nelle settimane critiche di luglio e agosto, quando le notti fresche potrebbero non bastare a compensare il calore dei pomeriggi sul versante meridionale.</p>"

Etna, Sicilia

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