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Valsamoggia, Emilia-Romagna, Italia

Valsamoggia, Emilia-Romagna

La Valsamoggia è il comune più giovane della provincia di Bologna, nato nel 2014 dalla fusione di cinque comuni sui Colli Bolognesi — Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savignano sul Panaro — ma la viticoltura su queste colline ha radici che risalgono almeno al Medioevo. I versanti dei Colli Bolognesi si alzano dolcemente dalla pianura padana verso gli Appennini tosco-emiliani, con i vigneti distribuiti tra i 100 e i 400 metri di quota su colline argillose e marnose dove boschi di querce e filari di vite si alternano in un paesaggio ordinato e produttivo.

Il nome Pignoletto — la varietà bianca identitaria di questa zona — viene dalla località di Pignoletto nel vecchio comune di Monteveglio, ora nel territorio di Valsamoggia: un dettaglio geografico che trasforma un vitigno in un luogo, ancorandolo a questi versanti argillose-marnosi con una specificità che le denominazioni generiche emiliane non potrebbero trasmettere. Il Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG — riconosciuto nel 2010 — identifica proprio questa zona come cuore storico della produzione.

Geologia, suoli, clima

I Colli Bolognesi di Valsamoggia sono figli dell'Appennino padano settentrionale: alternanze di argille, marne e arenarie riaffiorate con il sollevamento appenninico, con suoli pesanti e profondi nei fondovalle e suoli più sottili e drenanti sulle sommità delle colline. Le argille dominano nei versanti bassi — rendendo il lavoro pesante dopo le piogge primaverili — mentre le marne calcaree affiorano sulle creste, dove il drenaggio è più rapido e i suoli più strutturati. La composizione argillosa trattiene l'umidità invernale ma drena relativamente bene in estate, per cui la siccità estiva emiliana non crea stress idrico estremo.

Il clima è continentale padano: inverni freddi con nebbie frequenti in pianura, estati calde e afose con umidità alta. Le brezze dall'Appennino asciugano le serate estive sui colli e riducono la pressione fungina nelle ore notturne; le precipitazioni — circa 700-800 mm annui — si concentrano in primavera e autunno. L'escursione termica autunnale tra i 10 e i 15 gradi favorisce la maturazione lenta del Pignoletto, che su questi suoli argillosi ha bisogno di tutto settembre per completare il ciclo senza perdere l'acidità naturale.

Storia

Il Pignoletto — geneticamente identificato come Grechetto Gentile — è documentato sulle colline bolognesi già nel XVII secolo: cronache dell'epoca riportano la sua coltivazione sui versanti tra Bologna e Modena come vino locale di consumo. La tradizione della rifermentazione — con le bollicine spontanee che produceva nella versione frizzante da bere fresca — era pratica corrente nei cascinali della zona molto prima che la spumantistica industriale la formalizzasse. Il vino dei Colli Bolognesi circolava nei mercati della pianura padana rifornendo le trattorie emiliane con il bianco frizzante da accompagnare ai salumi.

La modernizzazione del Novecento porta la coltivazione intensiva e le cooperative, con il Pignoletto usato prevalentemente nella versione frizzante dolce da consumo di massa. Il recupero della qualità comincia dagli anni Ottanta-Novanta con piccoli produttori che sperimentano versioni ferme e versioni con affinamento più lungo, scoprendo che il Pignoletto — su suoli argillosi ben lavorati — regge strutture più complesse.

Oggi

Il Pignoletto di Valsamoggia è oggi disponibile in un ampio spettro di stili. Nella versione frizzante rifermentato in bottiglia — il metodo ancestrale senza sboccatura — esprime bollicine fini con torbidità da lievito e un profilo citrico-erbaceo diretto che richiama la tradizione contadina della zona. Nella versione ferma in acciaio o con breve legno, mostra struttura e acidità da territorio con un profilo che ricorda il Verdicchio marchigiano più che il Pinot Grigio veneto.

Il biologico ha avanzato progressivamente nell'area di Valsamoggia nell'ultimo decennio, agevolato dalla piccola scala delle aziende — spesso sotto i 5 ettari — e dalla morfologia collinare che rende la meccanizzazione pesante impraticabile sui versanti più inclini. Le argille dei Colli Bolognesi rispondono bene all'inerbimento spontaneo, che stabilizza il suolo dopo le piogge primaverili intensive e aumenta la biodiversità del suolo progressivamente.

Il recupero della Barbera bolognese — varietà rossa che affianca il Pignoletto su queste colline — ha portato versioni diverse dalla Barbera piemontese: più morbida, con acidità leggermente attenuata dall'argilla che tempera l'aggressività della varietà. Vinificata con lieviti indigeni e senza correzioni in cantina, la Barbera di Valsamoggia produce rossi di grande bevibilità che si abbinano naturalmente alla cucina bolognese.

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