Val di Vara, Liguria
La Val di Vara incide l'entroterra ligure di levante, scendendo dai crinali dell'Appennino verso La Spezia attraverso un paesaggio di boschi, pascoli e borghi arroccati che non ha nulla della costa. Il Vara — torrente che dà il nome alla valle — scorre da nord a sud raccogliendo i tributari delle valli laterali, e i vigneti si distribuiscono sui versanti tra i 200 e i 600 metri di quota, su terreni ripidi dove la meccanizzazione è quasi sempre impossibile. Varese Ligure, Sesta Godano, Brugnato e Borghetto di Vara sono i comuni principali di questa zona che la Liguria stessa spesso dimentica nell'immagine di riviera e turismo costiero.
La Val di Vara è conosciuta come la "Valle del Biologico" — un marchio collettivo che raggruppa produttori biologici di diverse colture — per ragioni strutturali: l'isolamento geografico, la povertà storica della zona che non ha mai potuto permettersi input chimici costosi, e la morfologia impervia che ha mantenuto pratiche colturali tradizionali attraverso il Novecento. I vigneti che sopravvivono in questa valle sono quasi tutti piccoli, spesso a conduzione familiare, con viti che in alcuni casi risalgono ai reimpianti post-fillossera.
Geologia, suoli, clima
Il substrato della Val di Vara è quello tipico dell'Appennino ligure: un mosaico di argilloscisti, arenarie e ofioliti — le rocce verdi (serpentino, diaspro, gabbro) che affiorano in tutta la catena appenninica e caratterizzano i suoli con una composizione mineralogica insolita. Le ofioliti — rare a livello mondiale ma abbondanti sull'Appennino ligure — cedono magnesio e ferro in quantità che influenzano direttamente il profilo minerale delle uve; i suoli su serpentino e diaspro sono poveri, a reazione leggermente acida, con drenaggio rapido.
Il clima è appenninico-mediterraneo: la presenza dell'Appennino blocca una parte dell'umidità marina e porta precipitazioni abbondanti — fino a 1200-1500 mm annui nelle zone più interne — con primavere piovose e autunni variabili. Le estati sono meno calde rispetto alla costa, con le brezze che scendono dall'Appennino nelle notti estive. Questa piovosità relativamente alta aumenta la pressione fungina rispetto alla Liguria di ponente, per cui il biologico richiede una gestione della canopy più attenta.
Storia
La Val di Vara è stata per secoli un territorio di transito e di confine: i sentieri che collegano la costa ligure con l'Emilia e la Toscana passavano per queste valli, e i borghi collinari fungevano da stazioni lungo le vie di pellegrinaggio verso Roma e verso Santiago. I vigneti esistono documentati dall'epoca medievale sui versanti più soleggiati, con il vino prodotto quasi esclusivamente per l'uso locale e per la vendita ai viaggiatori. La filossera della fine dell'Ottocento distrugge gran parte delle vecchie vigne, e il reimpianto del Novecento utilizza varietà diverse rispetto al passato, con il Ciliegiolo che si afferma come rosso principale.
L'esodo rurale degli anni Cinquanta-Sessanta svuota i borghi e abbandona molti vigneti sui versanti più difficili da lavorare. La riscoperta della valle come territorio agricolo di qualità avviene solo dagli anni Novanta, con il progetto Valle del Biologico che aggrega produttori di diverse colture e crea un'identità commerciale per la zona.
Oggi
Il Ciliegiolo è il vitigno rosso di riferimento della Val di Vara: varietà probabilmente d'origine toscana, introdotta nel Novecento, che su questi suoli appenninici di argilloscisto e ofiolite sviluppa un profilo diverso rispetto alle versioni toscane — più fresco, con acidità più marcata, meno caldo e speziato. Le rese basse sui versanti ripidi concentrano i profumi floreali che caratterizzano la varietà, con note di ciliegia e fiori di campo che l'altitudine e il fresco notturno preservano fino alla vendemmia.
Il biologico ha trovato in questa valle un terreno già preparato: la piccola scala delle coltivazioni, l'impossibilità della meccanizzazione e la storia della zona come territorio povero che non aveva mai usato chimica di sintesi in modo sistematico hanno reso la certificazione biologica una formalizzazione di pratiche già esistenti, più che un cambiamento di rotta. Le ofioliti — i suoli verdi di serpentino — imponono alle viti un lavoro radicale intenso e producono uve con mineralità diretta che si trasferisce nei vini, una firma che pochi altri territori italiani possono vantare.
Il Vermentino bianco — presente anche in questa zona come in tutta la Liguria di levante — trova qui versioni più austere e meno aromatiche rispetto alla costa, con la struttura petrosa del substrato che attutisce la componente fruttata e accentua la mineralità. La viticoltura della Val di Vara non produce quantità significative — l'isolamento geografico limita strutturalmente la superficie — ma chi la conosce cerca vini che portino direttamente la firma di un paesaggio appenninico radicale.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO VAL DI VARA, LIGURIA