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Azienda Agricola Giorgia Grande
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Azienda Agricola Giorgia Grande

A Cornice, nell'alta Val di Vara (La Spezia), Giorgia Grande coltiva mezzo ettaro su terreni di famiglia a circa 400 m slm. Syrah e Merlot piantati nel 2005, gestiti da sola dal 2013. Nessun lievito aggiunto, nessuna chiarifica né filtrazione.

L'alta Val di Vara porta nel nome il carattere dell'entroterra ligure di levante: selvatica, variabile, lontana dalla mondanità della riviera che pure si sente nell'aria quando il vento gira. Cornice è una delle frazioni minuscole del comune di Sesta Godano, nell'alta Val di Vara, provincia della Spezia. Il paesino sorge su un colle a circa quattrocento metri di altitudine, da cui lo sguardo si apre sulla valle del torrente Mangia e sui rilievi dell'Appennino ligure. I terreni in questa parte di Liguria sono argillosi e scistosi, figli delle formazioni rocciose che caratterizzano la fascia appenninica di levante. Il mezzo ettaro di vigna che Giorgia Grande coltiva è quello di famiglia, il pezzo di terra della nonna dove Giorgia ha trascorso parte dell'infanzia aiutando nelle colture. Filari che salgono su pendici inclinate, dove la meccanizzazione non entra e ogni operazione si fa a mano, stagione per stagione. La Val di Vara non è un territorio viticolo di grandi numeri: qui la vigna è parte di un'economia contadina più ampia, circondata da boschi, orti e pascoli.

Il progetto di vinificazione nasce nel 2005, quando Giorgia decide di piantare le prime vigne sulle terre di famiglia. L'ordine originale prevedeva più Merlot che Syrah, ma il fornitore inverte le quantità per errore. Le piante arrivano: più Syrah del previsto, meno Merlot. L'errore si scopre solo anni dopo, ma il Syrah si trova a suo agio in queste colline e diventa il cuore della produzione. Le prime uve maturano intorno al 2008. In un primo momento Giorgia chiede supporto a un enologo esterno per la vinificazione, mentre si forma e acquista dimestichezza con il processo. Il 2013 segna la svolta: l'incontro con il mondo dei vini naturali cambia la prospettiva e Giorgia riprende in mano tutta la filiera da sola, dalla gestione della vigna all'etichettatura delle bottiglie. Nel 2018 nasce una collaborazione con vignaioli di Monterosso da cui escono le prime etichette di bianchi liguri da Albarola, Bosco e Vermentino.

Il mezzo ettaro a Cornice ospita principalmente Syrah e Merlot, piantati nel 2005 su pendici lavorate interamente a mano. Giorgia tratta il suolo con piccole dosi di rame e zolfo saltuariamente, affiancate da sovesci periodici che nutrono la terra senza concimi chimici. La vigna cresce a ritmo condizionato dall'altitudine e dalla variabilità del clima appenninico, con maturazioni più lente rispetto alla costa. La vendemmia è manuale — Giorgia lavora da sola o con pochissimo aiuto — e le uve arrivano in cantina in cassette. Le fermentazioni partono spontaneamente senza lieviti selezionati: i lieviti indigeni sulle bucce avviano il processo naturalmente, con tempi che variano di annata in annata. Non si effettuano chiarifichefiltrazioni, e il vino viene imbottigliato così come emerge dalla maturazione. La produzione complessiva rimane piccola: mezzo ettaro di vigna propria impone limiti precisi, e questa dimensione determina un controllo diretto e personale di ogni fase del lavoro.

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Val di Vara, Liguria

"<p>La <strong>Val di Vara</strong> incide l'entroterra ligure di levante, scendendo dai crinali dell'<strong>Appennino</strong> verso <strong>La Spezia</strong> attraverso un paesaggio di boschi, pascoli e borghi arroccati che non ha nulla della costa. Il <strong>Vara</strong> — torrente che dà il nome alla valle — scorre da nord a sud raccogliendo i tributari delle valli laterali, e i vigneti si distribuiscono sui versanti tra i <strong>200 e i 600 metri</strong> di quota, su terreni ripidi dove la meccanizzazione è quasi sempre impossibile. <strong>Varese Ligure, Sesta Godano, Brugnato e Borghetto di Vara</strong> sono i comuni principali di questa zona che la Liguria stessa spesso dimentica nell'immagine di riviera e turismo costiero.<br><br>La Val di Vara è conosciuta come la <strong>"Valle del Biologico"</strong> — un marchio collettivo che raggruppa produttori biologici di diverse colture — per ragioni strutturali: l'isolamento geografico, la povertà storica della zona che non ha mai potuto permettersi input chimici costosi, e la morfologia impervia che ha mantenuto pratiche colturali tradizionali attraverso il Novecento. I vigneti che sopravvivono in questa valle sono quasi tutti piccoli, spesso a conduzione familiare, con viti che in alcuni casi risalgono ai reimpianti post-fillossera.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>Il substrato della Val di Vara è quello tipico dell'<strong>Appennino ligure</strong>: un mosaico di <strong>argilloscisti, arenarie e ofioliti</strong> — le rocce verdi (serpentino, diaspro, gabbro) che affiorano in tutta la catena appenninica e caratterizzano i suoli con una composizione mineralogica insolita. Le <strong>ofioliti</strong> — rare a livello mondiale ma abbondanti sull'Appennino ligure — cedono magnesio e ferro in quantità che influenzano direttamente il profilo minerale delle uve; i suoli su serpentino e diaspro sono poveri, a reazione leggermente acida, con drenaggio rapido.<br><br>Il clima è <strong>appenninico-mediterraneo</strong>: la presenza dell'Appennino blocca una parte dell'umidità marina e porta precipitazioni abbondanti — fino a <strong>1200-1500 mm annui</strong> nelle zone più interne — con primavere piovose e autunni variabili. Le estati sono meno calde rispetto alla costa, con le brezze che scendono dall'Appennino nelle notti estive. Questa piovosità relativamente alta aumenta la pressione fungina rispetto alla Liguria di ponente, per cui il biologico richiede una gestione della canopy più attenta.</p><h3>Storia</h3><p>La Val di Vara è stata per secoli un territorio di transito e di confine: i sentieri che collegano la costa ligure con l'Emilia e la Toscana passavano per queste valli, e i borghi collinari fungevano da stazioni lungo le vie di pellegrinaggio verso <strong>Roma</strong> e verso Santiago. I vigneti esistono documentati dall'epoca medievale sui versanti più soleggiati, con il vino prodotto quasi esclusivamente per l'uso locale e per la vendita ai viaggiatori. La filossera della fine dell'Ottocento distrugge gran parte delle vecchie vigne, e il reimpianto del Novecento utilizza varietà diverse rispetto al passato, con il <strong>Ciliegiolo</strong> che si afferma come rosso principale.<br><br>L'esodo rurale degli anni Cinquanta-Sessanta svuota i borghi e abbandona molti vigneti sui versanti più difficili da lavorare. La riscoperta della valle come territorio agricolo di qualità avviene solo dagli anni Novanta, con il progetto <strong>Valle del Biologico</strong> che aggrega produttori di diverse colture e crea un'identità commerciale per la zona.</p><h3>Oggi</h3><p>Il <strong>Ciliegiolo</strong> è il vitigno rosso di riferimento della Val di Vara: varietà probabilmente d'origine toscana, introdotta nel Novecento, che su questi suoli appenninici di argilloscisto e ofiolite sviluppa un profilo diverso rispetto alle versioni toscane — più fresco, con acidità più marcata, meno caldo e speziato. Le rese basse sui versanti ripidi concentrano i profumi floreali che caratterizzano la varietà, con note di ciliegia e fiori di campo che l'altitudine e il fresco notturno preservano fino alla vendemmia.<br><br>Il biologico ha trovato in questa valle un terreno già preparato: la piccola scala delle coltivazioni, l'impossibilità della meccanizzazione e la storia della zona come territorio povero che non aveva mai usato chimica di sintesi in modo sistematico hanno reso la certificazione biologica una formalizzazione di pratiche già esistenti, più che un cambiamento di rotta. Le <strong>ofioliti</strong> — i suoli verdi di serpentino — imponono alle viti un lavoro radicale intenso e producono uve con mineralità diretta che si trasferisce nei vini, una firma che pochi altri territori italiani possono vantare.<br><br>Il <strong>Vermentino</strong> bianco — presente anche in questa zona come in tutta la Liguria di levante — trova qui versioni più austere e meno aromatiche rispetto alla costa, con la struttura petrosa del substrato che attutisce la componente fruttata e accentua la mineralità. La viticoltura della Val di Vara non produce quantità significative — l'isolamento geografico limita strutturalmente la superficie — ma chi la conosce cerca vini che portino direttamente la firma di un paesaggio appenninico radicale.</p>"

Val di Vara, Liguria

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