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Terra delle Gravine, Puglia, Italia

Terra delle Gravine, Puglia

Le gravine sono canyon calcarei che incidono verticalmente l'altopiano della Murgia tarantine, spaccature profonde fino a 100-150 metri scavate dall'erosione nei millenni nella roccia calcarea, con pareti verticali dove le chiese rupestri bizantine sono ancora leggibili tra le cavità. Il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine comprende quattordici comuni nella provincia di Taranto — tra cui Laterza, Ginosa, Castellaneta, Mottola, Massafra e Martina Franca — in un territorio dove i vigneti si alternano alle macchie di gariga, agli uliveti e alle querce da sughero su un altopiano che oscilla tra i 200 e i 450 metri di quota.

Il paesaggio non ha la monotonia piatta spesso associata alla Puglia delle pianure: le gravine creano dislivelli improvvisi, microclimi diversi tra il fondo valle ombreggiato e l'altopiano esposto, e versanti con orientazioni variabili che producono condizioni diverse a pochi metri di distanza. I vigneti storici si trovano spesso sulle terrazze calcaree sopra le gravine, dove il drenaggio è rapido e la luce riflessa dalle pareti bianche delle rocce aumenta l'irraggiamento.

Geologia, suoli, clima

Il substrato dell'altopiano è calcare cretaceo — roccia bianca e compatta depositata 65-100 milioni di anni fa — che affiora direttamente sulle pareti delle gravine e sotto pochi centimetri di suolo rossastro sulle terrazze. I suoli superficiali sono argillo-calcari rossastri, ricchi di ossidi di ferro, con componente fine che trattiene l'umidità invernale ma si asciuga rapidamente in estate. Nelle zone di fondovalle vicino ai torrenti stagionali i suoli si fanno più profondi e fertili, con depositi alluvionali che portano sabbie e materiale più vario.

Il clima è mediterraneo interno: più caldo e secco della costa ionica a sud ma con escursioni termiche più marcate grazie all'altitudine. Le precipitazioni scendono sotto i 500 mm annui e si concentrano in inverno; l'estate è lunga e asciutta, con il vento greco da sud-est che porta calore e riduce ulteriormente l'umidità. Le notti estive si rinfrescano di 8-12 gradi rispetto al giorno, creando condizioni favorevoli alla conservazione dell'acidità nelle uve delle zone più alte verso Martina Franca.

Storia

Le gravine sono abitate fin dal Paleolitico: le cavità nelle pareti calcaree hanno ospitato insediamenti umani continui dalla preistoria all'epoca medievale. Le chiese rupestri bizantine — decorate con affreschi e scavate nella roccia tra il VI e il XIII secolo — testimoniano la presenza di comunità monastiche che praticavano anche la viticoltura sulle terrazze sopra le gravine. La dominazione normanna e poi angioina struttura il territorio in feudi e masserie, con la vite come coltura sistematica accanto all'olivo e al grano.

Il Primitivo — identificato geneticamente come Tribidrag croato — si diffonde nell'area tarantina nel corso del Settecento e Ottocento, quando viene impiantato massicciamente sui calcari delle Murgie come varietà da taglio ad alta gradazione. Per decenni la produzione è anonima, orientata all'export sfuso verso le cantine settentrionali. La crisi del vino da taglio negli anni Ottanta-Novanta spinge i produttori locali verso la qualificazione del territorio.

Oggi

La Terra delle Gravine ha trovato nel Primitivo e nell'Aleatico i suoi vitigni di riferimento, con interpretazioni che puntano sulla freschezza relativa dell'altopiano invece che sulla concentrazione termica della pianura ionica. Il Primitivo coltivato sulle terrazze calcaree delle Gravine a 300-400 metri — dove le notti sono più fresche rispetto alla pianura — conserva acidità e vivacità che nelle versioni di pianura si perdono nel calore.

L'Aleatico — varietà rossa a bacca aromatica, moscata — trova nelle gravine tarantine un territorio dove la siccità estiva concentra gli aromi senza che il calore li bruci: su calcare bianco e argilla rossa produce rossi leggeri e profumati con struttura sottile molto diversa dall'Aleatico dell'Elba. Diverse cantine hanno avviato la vinificazione in versione secca, abbandonando il dolce passito tradizionale per leggere la varietà in modo più fresco.

La siccità strutturale dell'altopiano — le settimane senza pioggia si succedono da maggio a settembre — ha facilitato la diffusione del biologico: la pressione fungina è praticamente nulla nelle stagioni più asciutte. L'alberello pugliese sopravvive su molti vigneti storici delle gravine, dove la meccanizzazione non arriva nei terreni sassosi e sulle terrazze strette. Questi vigneti — con viti che hanno spesso 50-70 anni — sono il patrimonio più prezioso della zona, e la loro gestione richiede lavoro manuale continuativo che esclude qualsiasi approccio industriale.

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