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Sannio, Campania, Italia

Sannio, Campania

Il Sannio occupa la parte interna della Campania, nella provincia di Benevento, dove le colline dell'Appennino meridionale formano un sistema irregolare di valli e crinali tra i 200 e gli 800 metri di quota. Il Taburno-Camposauro è il massiccio calcareo più imponente, con i suoi versanti che guardano verso la pianura campana a sud-ovest; a nord il confine con il Molise segna il passaggio alle colline argillose più aperte. Il Calore e i suoi affluenti attraversano la zona creando vallate che scendono verso il Sannio beneventano, e i vigneti si distribuiscono sui versanti argillosi e calcarei di tutto questo sistema collinare.

La provincia di Benevento è la prima della Campania per superficie vitata — circa la metà della regione — con un ampelografico di varietà autoctone tra i più ricchi del sud Italia. Il Sannio storico era il territorio dei popoli Sanniti, una confederazione di tribù montanare che resistette a Roma per decenni; questa origine montana e interna ha plasmato una viticoltura di collina che non ha mai sviluppato le caratteristiche dei vini di pianura campana.

Geologia, suoli, clima

Il substrato del Sannio beneventano è eterogeneo come tutta la geologia appenninica. Il massiccio del Taburno è calcareo — roccia compatta che affiora bianca sui versanti più esposti e crea suoli sottili e drenanti; i versanti meridionali del Taburno, rivolti verso la piana di Benevento, hanno suoli più argillosi che scendono verso la pianura. Nell'area nord del Sannio, verso il confine molisano, affiorano argille e marne appenniniche compatte, con suoli più pesanti e profondi.

Il clima è appenninico interno: più continentale rispetto alla costa campana, con inverni freddi, nevosi in quota, ed estati calde ma meno afose rispetto alla pianura. Le precipitazioni — tra i 700 e i 1000 mm annui — sono superiori alla media meridionale e si concentrano in inverno e primavera; le stagioni asciutte estive sono meno severe che in Sicilia o in Puglia. Le brezze dai valichi appenninici portano freschezza nelle notti estive, creando escursioni termiche che rallentano la maturazione dei vitigni tardivi come l'Aglianico.

Storia

Il vino Falerno dell'antichità — il più celebrato dai poeti latini — è attribuito alla zona a nordovest del Sannio, sui versanti del Monte Massico al confine con il Lazio; ma è tutta la Campania interna, incluso il Sannio, a produrre vino sistematicamente dall'epoca sannita e romana. La confederazione sannitica coltiva la vite sui versanti montani prima ancora della romanizzazione, come testimoniano i ritrovamenti di dolia vinarie nei siti arcaici beneventani.

Nel Medioevo i monaci benedettini — con l'abbazia di Montecassino come centro di influenza e quella di San Vincenzo al Volturno come presidio locale — mantengono i vigneti in una zona altrimenti sconvolta dalle invasioni longobarde e saracene. Il Novecento porta la cooperazione vinicola e la produzione di massa orientata all'export di vino sfuso verso le grandi cantine settentrionali. La riscoperta della Falanghina come varietà identitaria del Sannio avviene dagli anni Ottanta, quando alcuni produttori iniziano a vinificarla in purezza invece di usarla nei blend.

Oggi

Il Sannio ha trovato nella Falanghina il suo vitigno di riferimento: coltivata principalmente nella zona del Taburno su suoli calcarei, produce un bianco con acidità marcata e struttura fine che si distingue dal biotipo flegreo della stessa varietà per un profilo più minerale e meno aromatico. La Falanghina del Sannio su calcare del Taburno esprime una verticalità che la versione di pianura campana non raggiunge.

L'Aglianico sull'area del Taburno — suoli calcarei e argillosi a quote tra i 300 e i 600 metri — produce vini di struttura tannica considerevole, con maturazioni che si protraggono fino a novembre per lo spessore della buccia. La siccità relativa dell'estate sannita favorisce la concentrazione naturale delle uve senza ricorrere a diradamenti aggressivi. Il biologico si è diffuso su entrambi i versanti del comprensorio, agevolato dalla quota e dall'altitudine che riducono la pressione delle malattie funginee nelle settimane più calde.

Il patrimonio di varietà autoctone quasi dimenticate — Coda di Volpe, Greco del Sannio, Sciascinoso, Agostinella — è in recupero da parte di piccoli produttori che cercano l'identità più profonda del territorio. Questo recupero passa attraverso impianti misti di varietà diverse, dove il concetto di singola varietà lascia spazio a vigne policrome che producono blend come si faceva prima che la monoviticoltura razionale li sostituisse. Il Piedirosso — varietà rossa leggera, con profilo floreale e acidità alta — viene valorizzato sempre più come alternativa all'Aglianico nelle annate più calde.

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