Ragusano, Sicilia
L'altopiano ibleo occupa l'angolo sud-orientale della Sicilia, un tavoliere calcareo che sale gradualmente dall'interno dell'isola fino ai 500-600 metri del suo punto più alto, per poi scendere bruscamente verso le coste dello Ionio e del Canale di Sicilia. I vigneti della provincia di Ragusa si distribuiscono su questo plateau aperto e ventoso, con la città di Ragusa e i centri di Vittoria, Comiso e Acate come punti di riferimento. Il paesaggio è quello dell'entroterra siciliano: carrubo, olivo, mandorlo e vite su un calcare biondo che la siccità estiva lascia quasi completamente nudo da luglio ad agosto.
Il confine nord con le Colline Ragusane porta a quote più elevate dove il paesaggio si increspa; verso il mare — soprattutto verso Pozzallo e Marina di Ragusa a sud — il piano si abbassa e il clima si fa ancora più caldo e marino. La zona di Vittoria è il principale polo viticolo, dove i vigneti più antichi di Nero d'Avola e Frappato si alternano su suoli sabbiosi e argillosi.
Geologia, suoli, clima
Il substrato degli Iblei è tra i più antichi della Sicilia: calcari e calcari dolomitici mesozoici — datati tra i 200 e i 65 milioni di anni fa — formano la piattaforma su cui poggiano suoli sottili e sassosi. Il calcare affiora spesso in superficie, bianco-beige e friabile, mentre i fondovalle e le depressioni raccolgono argille rosse e suoli più profondi con maggiore ritenzione idrica. I vigneti di Vittoria sorgono principalmente su suoli sabbiosi — traccia degli antichi cordoni dunali — che drenano rapidamente e restano freschi nelle settimane più calde.
Il clima è tra i più secchi d'Italia: meno di 500 mm annui di pioggia in molte zone, con estati lunghe e asciutte da maggio a ottobre e precipitazioni concentrate nei mesi invernali. Il vento da sud-ovest — caldo e secco in estate — asciuga i grappoli rapidamente dopo le rare precipitazioni. La temperatura media di luglio supera i 28-30 gradi nelle ore centrali, ma le notti — grazie all'altitudine dell'altopiano — scendono di 8-10 gradi, creando escursioni che preservano freschezza nelle uve fino alla vendemmia.
Storia
Le colonie greche di Gela e Camarina — fondate tra il VII e il VI secolo a.C. sulla costa meridionale dell'altopiano ibleo — praticano la viticoltura sistematica su queste terre fin dall'antichità. Con Roma la produzione si intensifica e il vino ibleo circola sulle rotte commerciali mediterranee. La dominazione araba (827-1061) non interrompe del tutto la viticoltura — restano comunità cristiane che producono — ma la riduce significativamente. Dopo la Reconquista normanna la vite riprende spazio.
Il Nero d'Avola — varietà rossa profonda e strutturata — si diffonde sull'altopiano ibleo come vitigno da taglio destinato alle grandi cantine settentrionali che ne cercano il colore intenso e la gradazione elevata. Il Frappato — più leggero, rosso rubino, con struttura sottile — copre le zone più fresche di Vittoria come vitigno locale da consumo immediato. Per decenni la produzione è anonima, senza identità autonoma di territorio.
Oggi
Il recupero del Frappato come varietà di territorio — e non solo come complemento al Nero d'Avola nei blend — è stato il principale cambiamento qualitativo degli ultimi vent'anni nell'area ragusana. Vinificato in purezza con macerazioni brevi e fermentazioni a temperatura controllata, il Frappato produce vini leggeri, con profilo sottile e acidità alta per essere un vino siciliano. Su suoli sabbiosi e a quote medio-alte, questa leggerezza si accentua.
La siccità strutturale dell'altopiano ibleo ha facilitato la diffusione del biologico: la pressione di peronospora è praticamente nulla da giugno a settembre, quando le settimane passano senza una goccia d'acqua. I trattamenti si concentrano sulle fasi primaverili più piovose, per cui il carico totale di prodotti diminuisce drasticamente rispetto alle zone più umide dell'Italia centro-settentrionale. L'alberello — sistema di allevamento a ceppo basso senza supporto, adattato alla siccità — sopravvive su molti vigneti storici e richiede lavoro interamente manuale.
Il Nero d'Avola ha ritrovato interpreti che ne valorizzano la specifica del territorio ibleo — più minerale e verticale rispetto alle versioni di altre zone siciliane — con vinificazioni che puntano sulla freschezza invece che sulla concentrazione termica. L'Albanello bianco — varietà quasi scomparsa, documentata sugli Iblei per secoli — è in recupero su poche parcelle di viti anziane, con profilo aromatico delicato che rispecchia il calcare bianco su cui cresce.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO RAGUSANO, SICILIA