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Giovanni Sallemi
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Giovanni Sallemi

Tra Caltagirone e Granieri, la famiglia Sallemi coltiva 4 ettari di Nero d'Avola a 350 m su suoli argilloso-sabbiosi. Vigneto degli anni Settanta. Macerazione in cemento con lieviti indigeni. In commercio dal 2015.

Il confine tra le province di Catania e Ragusa sale verso l'interno della Sicilia, dove il paesaggio cambia rispetto alla costa: meno turismo, più agricoltura, borghi che vivono del lavoro nei campi. Granieri è uno di questi, nelle colline che separano il ragusano dal calatino. Qui la famiglia Sallemi coltiva circa 4 ettari di vigna a 350 metri di altitudine, su un suolo con componenti sia argillose che sabbiose — una combinazione che consente alle radici di trovare umidità anche nelle estati siccitose della Sicilia interna. L'esposizione guarda il sole nelle ore centrali della giornata. Il clima è quello della Sicilia interna: estati calde e secche, inverni rigidi, escursioni termiche che aiutano le uve a mantenere acidità nonostante le temperature alte. Il Nero d'Avola, vitigno di questa parte dell'isola da secoli, si trova perfettamente a suo agio su questi suoli e a queste quote.

Il vigneto risale agli anni Settanta, quando il padre Francesco Sallemi pianta le viti e costruisce il palmento. Per anni il vino prodotto resta un fatto locale: consumo domestico e vendita nel circuito del borgo e dei paesi vicini, come è sempre stato in questa parte della Sicilia rurale. Giovanni cresce in cantina, impara dal padre il ritmo delle stagioni viticole. Nel 2015 decide di portare i vini fuori dal circuito locale, verso l'Italia e poi i mercati esteri. Non cambia nulla nel metodo — è la distribuzione a cambiare, non la filosofia. L'approccio che Francesco applicava senza dare un nome specifico alle proprie pratiche era già quello che oggi si chiama agricoltura naturale: zolfo, rame e concime ovino, senza prodotti di sintesi.

Le uve vengono vendemmiate a mano da Giovanni. Dopo la diraspatura, entrano in vasca di cemento per una macerazione di circa 36 ore. I lieviti indigeni presenti sulle bucce — e stratificati nelle pareti della vasca dalle annate precedenti — avviano la fermentazione senza inoculazioni esterne, garantendo continuità e identità al vino. Dopo la svinatura il vino matura in grandi botti di rovere da 70 ettolitri o in acciaio per due-tre anni a seconda della tipologia. Nessun additivo, nessun intervento tecnologico. Giovanni imbottiglia quando ritiene il vino pronto, non secondo un calendario fisso. Il risultato è un Nero d'Avola che porta il calore, la sapidità e la profondità di questo angolo della Sicilia interna — un vino formato da quasi cent'anni di storia di un vigneto di famiglia. La dimensione dell'azienda è quella di un vigneto familiare: quattro ettari, raccolta manuale, attrezzatura essenziale. Giovanni Sallemi ha scelto di restare in questo angolo della Sicilia interna quando molti se ne andavano, e il vino che produce porta il segno di quella scelta.

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Ragusano, Sicilia

"<p>L'altopiano ibleo occupa l'angolo sud-orientale della Sicilia, un tavoliere calcareo che sale gradualmente dall'interno dell'isola fino ai <strong>500-600 metri</strong> del suo punto più alto, per poi scendere bruscamente verso le coste dello <strong>Ionio</strong> e del <strong>Canale di Sicilia</strong>. I vigneti della <strong>provincia di Ragusa</strong> si distribuiscono su questo plateau aperto e ventoso, con la <strong>città di Ragusa</strong> e i centri di <strong>Vittoria, Comiso e Acate</strong> come punti di riferimento. Il paesaggio è quello dell'entroterra siciliano: carrubo, olivo, mandorlo e vite su un calcare biondo che la siccità estiva lascia quasi completamente nudo da luglio ad agosto.<br><br>Il confine nord con le <strong>Colline Ragusane</strong> porta a quote più elevate dove il paesaggio si increspa; verso il mare — soprattutto verso Pozzallo e Marina di Ragusa a sud — il piano si abbassa e il clima si fa ancora più caldo e marino. La zona di <strong>Vittoria</strong> è il principale polo viticolo, dove i vigneti più antichi di <strong>Nero d'Avola</strong> e <strong>Frappato</strong> si alternano su suoli sabbiosi e argillosi.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>Il substrato degli Iblei è tra i più antichi della Sicilia: <strong>calcari e calcari dolomitici mesozoici</strong> — datati tra i <strong>200 e i 65 milioni di anni fa</strong> — formano la piattaforma su cui poggiano suoli sottili e sassosi. Il calcare affiora spesso in superficie, bianco-beige e friabile, mentre i fondovalle e le depressioni raccolgono <strong>argille rosse</strong> e suoli più profondi con maggiore ritenzione idrica. I vigneti di Vittoria sorgono principalmente su <strong>suoli sabbiosi</strong> — traccia degli antichi cordoni dunali — che drenano rapidamente e restano freschi nelle settimane più calde.<br><br>Il clima è tra i più secchi d'Italia: <strong>meno di 500 mm annui</strong> di pioggia in molte zone, con estati lunghe e asciutte da maggio a ottobre e precipitazioni concentrate nei mesi invernali. Il <strong>vento da sud-ovest</strong> — caldo e secco in estate — asciuga i grappoli rapidamente dopo le rare precipitazioni. La temperatura media di luglio supera i <strong>28-30 gradi</strong> nelle ore centrali, ma le notti — grazie all'altitudine dell'altopiano — scendono di 8-10 gradi, creando escursioni che preservano freschezza nelle uve fino alla vendemmia.</p><h3>Storia</h3><p>Le colonie greche di <strong>Gela e Camarina</strong> — fondate tra il VII e il VI secolo a.C. sulla costa meridionale dell'altopiano ibleo — praticano la viticoltura sistematica su queste terre fin dall'antichità. Con Roma la produzione si intensifica e il vino ibleo circola sulle rotte commerciali mediterranee. La <strong>dominazione araba</strong> (827-1061) non interrompe del tutto la viticoltura — restano comunità cristiane che producono — ma la riduce significativamente. Dopo la Reconquista normanna la vite riprende spazio.<br><br>Il <strong>Nero d'Avola</strong> — varietà rossa profonda e strutturata — si diffonde sull'altopiano ibleo come vitigno da taglio destinato alle grandi cantine settentrionali che ne cercano il colore intenso e la gradazione elevata. Il <strong>Frappato</strong> — più leggero, rosso rubino, con struttura sottile — copre le zone più fresche di Vittoria come vitigno locale da consumo immediato. Per decenni la produzione è anonima, senza identità autonoma di territorio.</p><h3>Oggi</h3><p>Il recupero del <strong>Frappato</strong> come varietà di territorio — e non solo come complemento al Nero d'Avola nei blend — è stato il principale cambiamento qualitativo degli ultimi vent'anni nell'area ragusana. Vinificato in purezza con macerazioni brevi e fermentazioni a temperatura controllata, il Frappato produce vini leggeri, con profilo sottile e acidità alta per essere un vino siciliano. Su <strong>suoli sabbiosi</strong> e a quote medio-alte, questa leggerezza si accentua.<br><br>La siccità strutturale dell'altopiano ibleo ha facilitato la diffusione del <strong>biologico</strong>: la pressione di peronospora è praticamente nulla da giugno a settembre, quando le settimane passano senza una goccia d'acqua. I trattamenti si concentrano sulle fasi primaverili più piovose, per cui il carico totale di prodotti diminuisce drasticamente rispetto alle zone più umide dell'Italia centro-settentrionale. L'<strong>alberello</strong> — sistema di allevamento a ceppo basso senza supporto, adattato alla siccità — sopravvive su molti vigneti storici e richiede lavoro interamente manuale.<br><br>Il <strong>Nero d'Avola</strong> ha ritrovato interpreti che ne valorizzano la specifica del territorio ibleo — più minerale e verticale rispetto alle versioni di altre zone siciliane — con vinificazioni che puntano sulla freschezza invece che sulla concentrazione termica. L'<strong>Albanello</strong> bianco — varietà quasi scomparsa, documentata sugli Iblei per secoli — è in recupero su poche parcelle di viti anziane, con profilo aromatico delicato che rispecchia il calcare bianco su cui cresce.</p>"

Ragusano, Sicilia

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