Languedoc
Dal delta del Rodano alle prime colline dei Pirenei, il Languedoc dispiega un arco di territorio che percorre quasi 300 chilometri lungo il Golfo del Leone, con i vigneti che scendono dai massicci centrali verso la costa attraversando suoli, altitudini e rocce completamente diversi tra loro. Non c'è un centro simbolico come Bordeaux o Borgogna, ma una costellazione di zone che si distinguono per geologia, microclima e tradizione: la diversità è il dato strutturale di questo territorio.
Le zone interne sono le più articolate dal punto di vista viticolo. Il Pic Saint-Loup si alza a nord di Montpellier con i vigneti ai piedi di una cresta calcarea che raggiunge i 658 metri; le Terrasses du Larzac portano le vigne a 400-600 metri, dove le notti scendono a 10 gradi anche in luglio. A ovest, il Faugères e il Saint-Chinian segnano il passaggio agli scisti metamorfici che cambiano radicalmente il carattere dei vini. Il Minervois e le Corbières si distribuiscono verso l'Aude, con la garrigue calcarea che porta il calore del Mediterraneo senza filtri.
Geologia, suoli, clima
La varietà geologica del Languedoc è tra le più alte d'Europa viticola. A Faugères e Saint-Chinian gli scisti metamorfici primari affiorano grigio-neri, squamosi e caldi, drenano rapidamente e assorbono il sole fino al tramonto; spostandosi verso Montpellier e il Pic Saint-Loup, i calcari e le marne giurassici prendono il sopravvento con suoli più pesanti e bianchi; nelle Terrasses du Larzac gli argilo-calcaires e i grès primari alternano composizioni a distanza di pochi chilometri. La plaine littorale tra Sète e Nîmes ha invece alluvioni e sabbie, storicamente terre di produzione di massa lontane dal carattere delle zone interne.
Il clima è mediterraneo: estati calde e asciutte, siccità da giugno ad agosto, precipitazioni concentrate in autunno. La tramontana da nord-ovest asciuga le vigne rapidamente dopo le piogge e riduce l'umidità per mesi interi. Nelle zone interne elevate le notti estive scendono sotto i 10-12 gradi anche in agosto, per cui la maturazione rallenta notevolmente rispetto alla costa, allungando il ciclo e preservando acidità.
Storia
I Greci di Marsiglia portano la vite sulle rive del Golfo del Leone nel VI secolo a.C., e i Romani trovano una viticoltura già radicata quando arrivano nel II secolo a.C.; con Roma la produzione si struttura e il Languedoc diventa fornitore di vino per la Gallia settentrionale e le province renane. Nel Medioevo le abbazie cistercensi dell'Hérault e del Gard mantengono i vigneti sulle zone interne.
Il XIX secolo trasforma tutto: dopo la ferrovia verso Parigi e la distruzione dei vigneti del nord per la fillossera, il Languedoc diventa la cantina di tutta la Francia, producendo volumi enormi di vino da taglio ad alta gradazione. Il Carignan — produttivo ma grezzo — copre quasi tutta la superficie. La crisi di sovrapproduzione porta alle rivolte dei vignaioli del 1907 a Narbonne e Béziers, momento simbolico del collasso del modello quantitativo. Il recupero della qualità inizia negli anni Settanta, irregolare e lento, con le prime ridenominazioni di zone interne.
Oggi
Il Languedoc è diventato negli ultimi trent'anni uno dei territori di riferimento del vino naturale in Francia per una ragione concreta: i prezzi della terra — molto più accessibili rispetto a Borgogna o Alsazia — hanno attratto produttori che cercavano libertà di sperimentare su vigneti con storia senza capitali enormi. Terreni abbandonati o sottovalutati, spesso con vecchie viti di Carignan e Cinsault, sono stati recuperati invece di essere estirpati.
Il Carignan vecchio ha subito la trasformazione più evidente: da vitigno-simbolo dell'overproduction languedocienne a materia prima interessante sulle parcelle con viti di 60-80 anni su scisto o argilla rossa. Le rese basse delle piante vecchie e la vinificazione in macerazione carbonica parziale o in fermentazione tradizionale hanno restituito leggibilità alla varietà. Il Grenache Noir e il Cinsault affiancano il Carignan nei blend delle zone interne, con il Cinsault che produce rosati di struttura fine su scisti.
La conversione al biologico è avanzata rapidamente: la siccità estiva riduce la pressione fungina da giugno ad agosto, e la tramontana asciuga le vigne così rapidamente dopo le piogge che i trattamenti preventivi diventano spesso superflui. Le Terrasses du Larzac e il Faugères sono diventate zone di riferimento, con la morfologia collinare e scistosa che richiede già lavoro manuale e rende naturale la transizione alle pratiche biologiche.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO LANGUEDOC