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Thomas Rouanet

A Creissan, vicino a Saint-Chinian, Thomas Rouanet gestisce dal 2013 le vigne del nonno: circa 5 ettari. Formazione con Yannick Pelletier. Biologico. Alicante, Cinsault, Carignan, Grenache, Terret.

I vigneti del nonno a Creissan, vicino a Saint-Chinian, erano coltivati con le varietà che la tradizione locale aveva selezionato nei secoli: Carignan, Cinsault, Alicante, Terret — non le varietà internazionali che negli anni Novanta i consulenti consigliavano di piantare. Questa è la Languedoc più tradizionale: non quella delle grandi tenute che hanno reimpiantato vitigni internazionali negli anni Novanta, ma quella dei vecchi vigneti contadini rimasti fedeli a varietà locali — Carignan, Cinsault, Alicante, Terret. I suoli di questa parte del Languedoc sono argillosi e calcarei, con affiora­menti di garrigue intorno ai vigneti. Il clima è mediterraneo secco: estati lunghe e torride, inverni miti, poca pioggia. Il Carignan, vitigno spesso svalutato ma capace di grandi espressioni nelle vigne più vecchie, trova in questa zona del Languedoc uno dei suoi habitat migliori: radici profonde in suoli secchi, uve concentrate e acide.

Thomas Rouanet cresce con la passione per il vino ma non nelle vigne. Lavora come caviste — venditore specializzato in enoteca — dando consigli e vendendo vini, un lavoro che gli piaceva per il contatto con i clienti, ma il suo obiettivo era il lavoro manuale nei vigneti. Nel 2010 ottiene la sua prima esperienza pratica lavorando con Yannick Pelletier, produttore naturale del Languedoc, e continua a collaborare con lui fino al 2014. Nel 2013 prende in mano le vigne del nonno a Creissan — circa 5 ettari — e inizia a produrre sotto il proprio nome. La transizione è graduale: impara dal campo, gestisce il lavoro in parallelo con Pelletier, consolida competenze agronomiche e di cantina prima di diventare completamente autonomo.

I 4,7 ettari di vigneto comprendono le varietà locali tradizionali: Alicante Bouschet, Cinsault, Carignan, Grenache e Terret. Il vigneto è gestito in biologico. Thomas vendemmia a mano, poi lavora in cantina con fermentazioni spontanee di lieviti indigeni, senza interventi correttivi di sorta. Il Languedoc è una regione di contrasti: accanto alle grandi tenute che puntano ai varietali internazionali, Thomas Rouanet ha scelto la strada opposta — le varietà tradizionali dei vigneti del nonno, coltivate come si coltivavano prima che la moda enologica degli anni Novanta ridisegnasse il paesaggio ampelografico del Midi. I vini che ne escono portano il carattere diretto e autentico di questa scelta. La piccola scala di Thomas Rouanet — meno di cinque ettari coltivati personalmente — permette un controllo diretto di ogni operazione, dalla potatura invernale alla tappatura. Il Languedoc spesso associato a grandi tenute e volumi: la scelta di Thomas è quella opposta, verso la dimensione contadina che appartiene a queste colline storicamente.

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Languedoc

"<p>Dal delta del <strong>Rodano</strong> alle prime colline dei Pirenei, il Languedoc dispiega un arco di territorio che percorre quasi <strong>300 chilometri</strong> lungo il <strong>Golfo del Leone</strong>, con i vigneti che scendono dai massicci centrali verso la costa attraversando suoli, altitudini e rocce completamente diversi tra loro. Non c'è un centro simbolico come Bordeaux o Borgogna, ma una costellazione di zone che si distinguono per geologia, microclima e tradizione: la diversità è il dato strutturale di questo territorio.<br><br>Le zone interne sono le più articolate dal punto di vista viticolo. Il <strong>Pic Saint-Loup</strong> si alza a nord di <strong>Montpellier</strong> con i vigneti ai piedi di una cresta calcarea che raggiunge i <strong>658 metri</strong>; le <strong>Terrasses du Larzac</strong> portano le vigne a <strong>400-600 metri</strong>, dove le notti scendono a 10 gradi anche in luglio. A ovest, il <strong>Faugères</strong> e il <strong>Saint-Chinian</strong> segnano il passaggio agli scisti metamorfici che cambiano radicalmente il carattere dei vini. Il <strong>Minervois</strong> e le <strong>Corbières</strong> si distribuiscono verso l'<strong>Aude</strong>, con la garrigue calcarea che porta il calore del Mediterraneo senza filtri.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La varietà geologica del Languedoc è tra le più alte d'Europa viticola. A Faugères e Saint-Chinian gli <strong>scisti metamorfici</strong> primari affiorano grigio-neri, squamosi e caldi, drenano rapidamente e assorbono il sole fino al tramonto; spostandosi verso Montpellier e il Pic Saint-Loup, i <strong>calcari e le marne giurassici</strong> prendono il sopravvento con suoli più pesanti e bianchi; nelle Terrasses du Larzac gli <strong>argilo-calcaires</strong> e i grès primari alternano composizioni a distanza di pochi chilometri. La <strong>plaine littorale</strong> tra Sète e Nîmes ha invece alluvioni e sabbie, storicamente terre di produzione di massa lontane dal carattere delle zone interne.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo</strong>: estati calde e asciutte, siccità da giugno ad agosto, precipitazioni concentrate in autunno. La <strong>tramontana</strong> da nord-ovest asciuga le vigne rapidamente dopo le piogge e riduce l'umidità per mesi interi. Nelle zone interne elevate le notti estive scendono sotto i <strong>10-12 gradi</strong> anche in agosto, per cui la maturazione rallenta notevolmente rispetto alla costa, allungando il ciclo e preservando acidità.</p><h3>Storia</h3><p>I Greci di Marsiglia portano la vite sulle rive del <strong>Golfo del Leone</strong> nel <strong>VI secolo a.C.</strong>, e i Romani trovano una viticoltura già radicata quando arrivano nel <strong>II secolo a.C.</strong>; con Roma la produzione si struttura e il Languedoc diventa fornitore di vino per la <strong>Gallia settentrionale</strong> e le province renane. Nel Medioevo le abbazie cistercensi dell'<strong>Hérault e del Gard</strong> mantengono i vigneti sulle zone interne.<br><br>Il <strong>XIX secolo</strong> trasforma tutto: dopo la ferrovia verso Parigi e la distruzione dei vigneti del nord per la fillossera, il Languedoc diventa la cantina di tutta la Francia, producendo volumi enormi di vino da taglio ad alta gradazione. Il <strong>Carignan</strong> — produttivo ma grezzo — copre quasi tutta la superficie. La crisi di sovrapproduzione porta alle <strong>rivolte dei vignaioli del 1907</strong> a Narbonne e Béziers, momento simbolico del collasso del modello quantitativo. Il recupero della qualità inizia negli anni Settanta, irregolare e lento, con le prime ridenominazioni di zone interne.</p><h3>Oggi</h3><p>Il Languedoc è diventato negli ultimi trent'anni uno dei territori di riferimento del vino naturale in Francia per una ragione concreta: i prezzi della terra — molto più accessibili rispetto a Borgogna o Alsazia — hanno attratto produttori che cercavano libertà di sperimentare su vigneti con storia senza capitali enormi. Terreni abbandonati o sottovalutati, spesso con vecchie viti di <strong>Carignan e Cinsault</strong>, sono stati recuperati invece di essere estirpati.<br><br>Il <strong>Carignan vecchio</strong> ha subito la trasformazione più evidente: da vitigno-simbolo dell'overproduction languedocienne a materia prima interessante sulle parcelle con viti di <strong>60-80 anni</strong> su scisto o argilla rossa. Le rese basse delle piante vecchie e la vinificazione in <strong>macerazione carbonica parziale</strong> o in fermentazione tradizionale hanno restituito leggibilità alla varietà. Il <strong>Grenache Noir</strong> e il <strong>Cinsault</strong> affiancano il Carignan nei blend delle zone interne, con il Cinsault che produce rosati di struttura fine su scisti.<br><br>La conversione al <strong>biologico</strong> è avanzata rapidamente: la siccità estiva riduce la pressione fungina da giugno ad agosto, e la <strong>tramontana</strong> asciuga le vigne così rapidamente dopo le piogge che i trattamenti preventivi diventano spesso superflui. Le <strong>Terrasses du Larzac</strong> e il Faugères sono diventate zone di riferimento, con la morfologia collinare e scistosa che richiede già lavoro manuale e rende naturale la transizione alle pratiche biologiche.</p>"

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