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Côte Chalonnaise, Borgogna, Francia

Côte Chalonnaise, Borgogna

La Côte Chalonnaise è la parte meridionale della Borgogna, che si estende per circa cinquanta chilometri tra la fine della Côte de Beaune a nord e l'inizio del Mâconnais a sud, con la città di Chalon-sur-Saône sul fiume Saona che le dà il nome. A differenza della Côte d'Or — con il suo fronte collinare continuo e compatto — la Chalonnaise è più frammentata: le colline si disperdono in gruppi isolati separati da vallate, e l'esposizione varia da versante a versante. Le vigne si distribuiscono tra i 230 e i 400 metri di quota, circondate da pascoli e boschi dove la vite non è mai stata una monocoltura.

Le cinque denominazioni principali — Mercurey, Givry, Rully, Montagny e Bouzeron — coprono territori distinti. Mercurey è la più estesa e la più orientata al Pinot Nero; Montagny produce solo Chardonnay; Bouzeron è il baluardo dell'Aligoté, la varietà bianca borgognona di secondo piano che qui trova la sua espressione più seria.

Geologia, suoli, clima

La geologia è quella della Borgogna meridionale: calcari e marne del Giurassico, formatisi tra 150 e 170 milioni di anni fa quando la zona era un fondale marino tropicale. Rispetto alla Côte d'Or, i suoli sono leggermente più vari: la frammentazione collinare porta esposizioni e composizioni diverse da un sito all'altro, con la componente argillosa che aumenta nei fondovalle e il calcare che domina sui versanti più alti. Le marne calcicole di Mercurey, i calcari bianchi di Montagny e il calcare più pesante di Bouzeron riflettono questa variabilità.

Il clima è continentale con un leggero aumento delle influenze atlantiche rispetto alla Côte d'Or più settentrionale. Le estati sono calde e secche, gli autunni prolungati e soleggiati. Il rischio di grandine è una delle sfide principali: i temporali estivi possono colpire selettivamente i versanti esposti.

Storia

La Côte Chalonnaise condivide la storia viticola borgognona dal Medioevo: i monaci cistercensi e benedettini sviluppano i vigneti di questa zona nel corso del XII e XIII secolo, meno celebrati di quelli della Côte d'Or ma parte integrante della produzione monastica. Mercurey ottiene il riconoscimento di denominazione nel 1936, tra le prime in Borgogna meridionale.

Nel corso del Novecento la Côte Chalonnaise rimane nell'ombra della Côte d'Or, producendo vini a prezzi accessibili ma con minor reputazione internazionale. Questo posizionamento ha paradossalmente favorito la sopravvivenza di pratiche più tradizionali in alcuni appezzamenti, meno esposti alla pressione della modernizzazione sistematica che ha caratterizzato le zone più famose.

Oggi

La Côte Chalonnaise ha attratto nell'ultimo ventennio un numero crescente di produttori artigianali e biologici, attirati dalla combinazione di prezzi della terra più accessibili rispetto alla Côte d'Or e di terroir di qualità meno celebrati ma genuini. Bouzeron in particolare — con la sua specializzazione nell'Aligoté — è diventata un punto di riferimento per chi cerca acidità naturale e freschezza senza inseguire i prezzi dei grands crus di Puligny-Montrachet.

La viticoltura biologica e biodinamica si è diffusa in modo significativo, con diverse aziende convertite nel corso degli anni Novanta e Duemila. La morfologia irregolare della zona — con parcelle piccole su versanti di inclinazione variabile — non favorisce la meccanizzazione pesante. Il Pinot Nero di Mercurey — più corposo e speziato rispetto alla Côte de Nuits — e lo Chardonnay di Rully — con freschezza acida e profilo diretto — rappresentano due stili di Borgogna che hanno trovato un proprio pubblico indipendente dall'orbita delle grandi etichette.

Il biologico si è consolidato soprattutto nei piccoli appezzamenti sui versanti calcarei di Mercurey e Givry, dove la pendenza moderata consente una meccanizzazione leggera ma non le macchine più pesanti. L'inerbimento permanente si è diffuso come strumento contro l'erosione autunnale, con le erbe sfalciate in primavera per ridurre la concorrenza idrica nelle settimane più secche. Diversi produttori recuperano la pratica delle fermentazioni in tini aperti di legno con lieviti indigeni, abbandonando i protocolli standardizzati.

L'Aligoté di Bouzeron — varietà che altrove in Borgogna finisce nel Kir o nei base spumante — trova qui il suo unico terroir d'elezione: i suoli calcarei più poveri e drenanti concentrano gli aromi della varietà, producendo bianchi secchi con acidità alta e profilo sottile che reggono un breve affinamento in legno antico e sviluppano complessità nel tempo.

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