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Benoit Delorme

A Rosey, nel cuore della Côte Chalonnaise, Benoit Delorme coltiva 1,5 ettari di Pinot Nero con viti di 40-70 anni su strati calcarei. Dopo dieci anni di esperienze in cinque paesi, dal 2009 opera in autonomia. Solfiti minimi, nessun altro additivo.

La Côte Chalonnaise si estende a sud della Côte d'Or, tra Chagny e il Mâconnais: una striscia di colline calcaree meno famosa della Borgogna settentrionale, ma con una storia viticola propria e un carattere riconoscibile. Rosey è una piccola frazione nel Saône-et-Loire, a pochi chilometri da Chalon-sur-Saône, in un angolo di Borgogna che non compare sulle guide turistiche ma ha radici viticole antiche. I vigneti di Benoit Delorme occupano un ettaro e mezzo di colline: Pinot Nero con viti di quaranta-settant'anni, radici affondate in uno strato di calcare compatto che affiora a poca profondità dalla superficie. Il suolo soprastante è sottilissimo — pochi centimetri di terriccio — e le viti sono costrette a lavorare duramente per nutrirsi. Le rese sono naturalmente basse, non per scelta tecnica ma perché questa combinazione di piante vecchie e suolo magro non consente produzioni abbondanti. Il clima segue il profilo continentale borgognone: inverni freddi, estati che possono essere calde, autunni variabili. L'esposizione delle colline e la vicinanza della Saône moderano in parte le temperature, creando un microclima utile alla maturazione lenta e alla definizione aromatica del Pinot Nero.

Prima di arrivare a Rosey, Benoit Delorme ha percorso il mondo per quasi un decennio alla ricerca di esperienze vitivinicole. Studi enologici, poi lavoro in cantina: prima in Alsazia, poi in Borgogna con Maison Verget, nel Beaujolais, in California, fino al Penedès spagnolo. Ogni tappa aggiunge uno strato al modo di pensare il vino. Nel 2004 si stabilisce a Rosey e inizia a lavorare presso il Domaine Guy Chaumont, cantina storica della zona. Col tempo gli viene affidato un piccolo appezzamento di Pinot Nero di vecchia vite: la sua prima vigna vera, quella in cui mette a frutto tutto ciò che ha visto girando il mondo. Vinifica quel vino a proprio nome, primo esperimento che poi diventa il nucleo del progetto. Dal 2009 opera in piena autonomia. I numeri rimangono piccoli — l'ettaro e mezzo non consente volumi — ma permettono un controllo assoluto di ogni fase, dalla vigna alla bottiglia.

Benoit coltiva le vigne in biodinamica, senza prodotti chimici di sintesi, seguendo i ritmi naturali del calcare e delle piante. Raccoglie più tardi rispetto alla maggior parte dei vignaioli della zona, aspettando che la maturazione sia piena. Le uve arrivano in cantina in grappoli interi e fermentano spontaneamente in vasche di cemento, senza interventi: nessun lievito selezionato, nessun controllo di temperatura. Dopo dieci giorni di macerazione, le uve vengono pigiate con un antico torchio verticale in pietra, strumento raro che lavora con delicatezza assoluta. Il vino trascorre poi diciotto mesi in vecchie botti di rovere. L'unico intervento esterno avviene subito dopo la fermentazione malolattica: una quantità minuscola di solfiti, poi nulla viene aggiunto o tolto. Quello che esce dalla botte è quello che entra nella bottiglia.

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Côte Chalonnaise, Borgogna

"<p>La <strong>Côte Chalonnaise</strong> è la parte meridionale della <strong>Borgogna</strong>, che si estende per circa cinquanta chilometri tra la fine della <strong>Côte de Beaune</strong> a nord e l'inizio del <strong>Mâconnais</strong> a sud, con la città di <strong>Chalon-sur-Saône</strong> sul fiume <strong>Saona</strong> che le dà il nome. A differenza della Côte d'Or — con il suo fronte collinare continuo e compatto — la Chalonnaise è più frammentata: le colline si disperdono in gruppi isolati separati da vallate, e l'esposizione varia da versante a versante. Le vigne si distribuiscono tra i <strong>230 e i 400 metri</strong> di quota, circondate da pascoli e boschi dove la vite non è mai stata una monocoltura.<br><br>Le cinque denominazioni principali — <strong>Mercurey, Givry, Rully, Montagny e Bouzeron</strong> — coprono territori distinti. Mercurey è la più estesa e la più orientata al Pinot Nero; Montagny produce solo Chardonnay; Bouzeron è il baluardo dell'<strong>Aligoté</strong>, la varietà bianca borgognona di secondo piano che qui trova la sua espressione più seria.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella della Borgogna meridionale: <strong>calcari e marne del Giurassico</strong>, formatisi tra <strong>150 e 170 milioni di anni</strong> fa quando la zona era un fondale marino tropicale. Rispetto alla Côte d'Or, i suoli sono leggermente più vari: la frammentazione collinare porta esposizioni e composizioni diverse da un sito all'altro, con la <strong>componente argillosa</strong> che aumenta nei fondovalle e il calcare che domina sui versanti più alti. Le <strong>marne calcicole</strong> di Mercurey, i calcari bianchi di Montagny e il calcare più pesante di Bouzeron riflettono questa variabilità.<br><br>Il clima è <strong>continentale</strong> con un leggero aumento delle influenze atlantiche rispetto alla Côte d'Or più settentrionale. Le estati sono calde e secche, gli autunni prolungati e soleggiati. Il rischio di <strong>grandine</strong> è una delle sfide principali: i temporali estivi possono colpire selettivamente i versanti esposti.</p><h3>Storia</h3><p>La Côte Chalonnaise condivide la storia viticola borgognona dal Medioevo: i monaci <strong>cistercensi e benedettini</strong> sviluppano i vigneti di questa zona nel corso del <strong>XII e XIII secolo</strong>, meno celebrati di quelli della Côte d'Or ma parte integrante della produzione monastica. <strong>Mercurey</strong> ottiene il riconoscimento di denominazione nel <strong>1936</strong>, tra le prime in Borgogna meridionale.<br><br>Nel corso del <strong>Novecento</strong> la Côte Chalonnaise rimane nell'ombra della Côte d'Or, producendo vini a prezzi accessibili ma con minor reputazione internazionale. Questo posizionamento ha paradossalmente favorito la sopravvivenza di pratiche più tradizionali in alcuni appezzamenti, meno esposti alla pressione della <strong>modernizzazione sistematica</strong> che ha caratterizzato le zone più famose.</p><h3>Oggi</h3><p>La Côte Chalonnaise ha attratto nell'ultimo ventennio un numero crescente di produttori artigianali e biologici, attirati dalla combinazione di <strong>prezzi della terra</strong> più accessibili rispetto alla Côte d'Or e di terroir di qualità meno celebrati ma genuini. <strong>Bouzeron</strong> in particolare — con la sua specializzazione nell'<strong>Aligoté</strong> — è diventata un punto di riferimento per chi cerca acidità naturale e freschezza senza inseguire i prezzi dei grands crus di <strong>Puligny-Montrachet</strong>.<br><br>La viticoltura biologica e biodinamica si è diffusa in modo significativo, con diverse aziende convertite nel corso degli anni Novanta e Duemila. La morfologia irregolare della zona — con parcelle piccole su versanti di inclinazione variabile — non favorisce la meccanizzazione pesante. Il <strong>Pinot Nero</strong> di Mercurey — più corposo e speziato rispetto alla Côte de Nuits — e lo <strong>Chardonnay</strong> di Rully — con freschezza acida e profilo diretto — rappresentano due stili di Borgogna che hanno trovato un proprio pubblico indipendente dall'orbita delle grandi etichette.<br><br>Il biologico si è consolidato soprattutto nei piccoli appezzamenti sui versanti calcarei di <strong>Mercurey</strong> e <strong>Givry</strong>, dove la pendenza moderata consente una meccanizzazione leggera ma non le macchine più pesanti. L'<strong>inerbimento permanente</strong> si è diffuso come strumento contro l'erosione autunnale, con le erbe sfalciate in primavera per ridurre la concorrenza idrica nelle settimane più secche. Diversi produttori recuperano la pratica delle fermentazioni in <strong>tini aperti di legno</strong> con lieviti indigeni, abbandonando i protocolli standardizzati.<br><br>L'<strong>Aligoté</strong> di Bouzeron — varietà che altrove in Borgogna finisce nel Kir o nei base spumante — trova qui il suo unico terroir d'elezione: i suoli calcarei più poveri e drenanti concentrano gli aromi della varietà, producendo bianchi secchi con acidità alta e profilo sottile che reggono un breve affinamento in legno antico e sviluppano complessità nel tempo.</p>"

Côte Chalonnaise, Borgogna

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