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Colli Berici, Veneto, Italia

Colli Berici, Veneto

I Colli Berici emergono dalla pianura veneta come un'isola collinare isolata, immediatamente a sud di Vicenza, circondati dal Bacchiglione a ovest e dall'Agno a est. La forma è quella di un massiccio tondeggiante con vette che raggiungono i 444 metri al Monte Tondo, e versanti che scendono dolcemente verso la pianura. L'isolamento geografico rispetto alle Alpi e alle Prealpi ha contribuito a preservare una geologia e una flora distinte dal contesto veneto circostante.

I vigneti si distribuiscono su tutti i versanti disponibili, con le esposizioni migliori a sud e sud-ovest dove il calcare e le rocce vulcaniche assorbono il calore e lo rilasciano di notte. Il paesaggio alterna viti, oliveti e boschi di querce e carpini in una morfologia che ricorda più le colline toscane che la pianura veneta: i versanti sono dolci, i crinali stretti, i fondovalle percorsi da piccoli torrenti.

Geologia, suoli, clima

La geologia dei Colli Berici è tra le più varie del Veneto viticolo: si tratta di colline di origine vulcanica dell'Eocene — circa 40-50 milioni di anni fa — dove eruzioni sottomarine depositarono basalti e tufi su una base di calcari marini. Il basalto affiora sui versanti più ripidi, si scalda velocemente al sole e si decompone in suoli scuri ricchi di minerali; il calcare domina i versanti più bassi e i pianori; le argille rosse ferallitiche si trovano sulle fasce intermedie, profonde e capaci di trattenere l'umidità.

Il clima è sub-continentale, più secco e soleggiato di molte zone collinari venete per via dell'isolamento dalla catena alpina: le precipitazioni restano sotto i 900 mm annui e l'estate è calda e asciutta. La posizione elevata rispetto alla pianura riduce le nebbie autunnali e le gelate tardive primaverili, allungando la stagione vegetativa utile.

Storia

La viticoltura nei Colli Berici è documentata fin dall'epoca romana: Vicenza era un centro importante della Decima Regio e i versanti collinari circostanti rifornivano la città di vino. Nel Medioevo l'abbazia benedettina di Praglia — ai piedi dei Colli — mantiene vasti vigneti e porta avanti la viticoltura nelle fasi più instabili della storia locale. I Cimbri — popolazioni di lingua germanica provenienti dalla Baviera che si insediarono sulle alture tra XIII e XV secolo — portarono pratiche agricole proprie.

Nell'Ottocento ricerche commissionate dall'Arciduca d'Austria per i vini del Lombardo-Veneto documentano le varietà e i metodi della zona. Con il Novecento il territorio vive l'espansione cooperativistica e la produzione di massa, che riduce la specificità dei vitigni locali. La DOC Colli Berici nasce nel 1973, ma impiegherà decenni prima che l'identità del territorio emerga in modo consapevole.

Oggi

La riscoperta dei Colli Berici come territorio di identità propria è avvenuta principalmente attorno al recupero del Tai Rosso — nome locale per il Tocai Rosso, geneticamente identico al Grenache francese e al Cannonau sardo, importato dalla Catalogna nel Medioevo. Su suoli vulcanici e calcarei questo vitigno produce vini di colore scarico e acidità vivace, che esprimono il territorio in modo diverso dagli stili più corposi dominanti in Puglia o Sardegna.

La Garganega trova nei Berici condizioni diverse rispetto alle colline scaligeri: i suoli vulcanici e le argille rosse danno bianchi più strutturati rispetto al Soave, e alcune aziende fermentano la varietà con soste sulle bucce. La Carmenère, presente storicamente in questi colli prima che si diffondesse il DNA testing a identificarla, sta vivendo una piccola riscoperta come varietà di identità locale.

Il biologico ha preso piede progressivamente, favorito dalla secchezza estiva relativa e dalla posizione collinare che riduce la pressione fungina. La morfologia dolce dei Berici — versanti mai troppo ripidi — consente una meccanizzazione parziale che ha reso le conversioni biologiche più accessibili rispetto a zone più impervi. I vigneti di fondovalle tra i Berici, dove le argille rosse vulcaniche si addensano, richiedono inerbimento permanente per prevenire la compattazione dopo le piogge primaverili: le erbe trattengono il suolo e ne migliorano progressivamente la struttura, portando benefici visibili già dopo due o tre stagioni di gestione biologica.

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