Sui Colli Berici vicentini, Siemàn nasce nel 2013 nella cantina di Angiolino Maule. Dal 2015 su proprio terreno: 9 ettari, biodinamico ICEA. Tai Rosso, Garganega, Durella, Bronner. Produzione limitata.
I Colli Berici si alzano a sud di Vicenza su un substrato vulcanico e calcareo, una zona viticola con storia antica che negli ultimi anni ha visto produttori giovani scegliere le varietà autoctone piuttosto che i vitigni internazionali. I suoli sui quali lavora Siemàn sono a base di sabbia calcarea, argilla e limo, a circa 80 metri di altitudine — una quota bassa ma con un microclima favorevole grazie alle brezze che salgono dal basso e alle peculiarità delle colline. Tra le varietà autoctone dei Colli Berici spicca il Tai Rosso (localmente chiamato Tocai Rosso, in realtà un Grenache adattatosi nei secoli al territorio), la Garganega — anche questa una delle varietà bianche venete per eccellenza — e la Durella, vitigno bianco acido della zona veronese coltivato anche sui Berici. L'Incrocio Manzoni e la varietà resistente Bronner completano la gamma.
Siemàn nasce nel 2013 nella cantina di Angiolino Maule a La Biancara, una delle aziende di riferimento del vino naturale veneto. I fondatori imparano sotto la sua guida, producendo qualche vino senza etichetta. Nel 2014 la produzione è sufficiente per essere messa in commercio. Nel 2015 acquistano un piccolo terreno collinare sui Colli Berici e iniziano a costruire la propria identità. La filosofia è quella appresa da Maule — rispetto della natura, promozione della biodiversità, interventi minimi in vigna e in cantina. La gestione è biodinamica certificata ICEA: preparati, luna, compost. Il progetto punta a valorizzare il territorio dei Colli Berici attraverso prodotti autentici e riconoscibili.
I 9 ettari di vigneto comprende viti di circa undici anni, impiantate dopo il 2015 su parcelle collinari. La coltivazione è biodinamica. In cantina I lieviti selvaggi sulle bucce avviano la fermentazione naturalmente. I vini bianchi come Occhio al Bianco — da Garganega, Durella, Incrocio Manzoni e Bronner — vengono elaborati con macerazioni sulle bucce di durata variabile. L'Incrocio Manzoni e il Bronner, più aromatici e delicati, vengono vendemmiati in agosto e pressati direttamente prima di fermentare insieme; la Garganega e la Durella seguono tempi diversi. La produzione di alcune etichette si aggira intorno alle 4.000 bottiglie annue — piccole quantità da un terreno che Siemàn vuole conoscere profondamente prima di espandersi.
"<p>I <strong>Colli Berici</strong> emergono dalla pianura veneta come un'isola collinare isolata, immediatamente a sud di <strong>Vicenza</strong>, circondati dal <strong>Bacchiglione</strong> a ovest e dall'Agno a est. La forma è quella di un massiccio tondeggiante con vette che raggiungono i <strong>444 metri</strong> al Monte Tondo, e versanti che scendono dolcemente verso la pianura. L'isolamento geografico rispetto alle Alpi e alle Prealpi ha contribuito a preservare una geologia e una flora distinte dal contesto veneto circostante.<br><br>I vigneti si distribuiscono su tutti i versanti disponibili, con le esposizioni migliori a <strong>sud e sud-ovest</strong> dove il calcare e le rocce vulcaniche assorbono il calore e lo rilasciano di notte. Il paesaggio alterna <strong>viti, oliveti e boschi</strong> di querce e carpini in una morfologia che ricorda più le colline toscane che la pianura veneta: i versanti sono dolci, i crinali stretti, i fondovalle percorsi da piccoli torrenti.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia dei Colli Berici è tra le più varie del Veneto viticolo: si tratta di colline di <strong>origine vulcanica dell'Eocene</strong> — circa 40-50 milioni di anni fa — dove eruzioni sottomarine depositarono <strong>basalti e tufi</strong> su una base di calcari marini. Il <strong>basalto</strong> affiora sui versanti più ripidi, si scalda velocemente al sole e si decompone in suoli scuri ricchi di minerali; il <strong>calcare</strong> domina i versanti più bassi e i pianori; le <strong>argille rosse</strong> ferallitiche si trovano sulle fasce intermedie, profonde e capaci di trattenere l'umidità.<br><br>Il clima è <strong>sub-continentale</strong>, più secco e soleggiato di molte zone collinari venete per via dell'isolamento dalla catena alpina: le precipitazioni restano sotto i <strong>900 mm annui</strong> e l'estate è calda e asciutta. La posizione elevata rispetto alla pianura riduce le nebbie autunnali e le gelate tardive primaverili, allungando la <strong>stagione vegetativa</strong> utile.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nei Colli Berici è documentata fin dall'epoca <strong>romana</strong>: Vicenza era un centro importante della Decima Regio e i versanti collinari circostanti rifornivano la città di vino. Nel Medioevo l'abbazia benedettina di <strong>Praglia</strong> — ai piedi dei Colli — mantiene vasti vigneti e porta avanti la viticoltura nelle fasi più instabili della storia locale. I <strong>Cimbri</strong> — popolazioni di lingua germanica provenienti dalla Baviera che si insediarono sulle alture tra XIII e XV secolo — portarono pratiche agricole proprie.<br><br>Nell'Ottocento ricerche commissionate dall'<strong>Arciduca d'Austria</strong> per i vini del Lombardo-Veneto documentano le varietà e i metodi della zona. Con il <strong>Novecento</strong> il territorio vive l'espansione cooperativistica e la produzione di massa, che riduce la specificità dei vitigni locali. La DOC Colli Berici nasce nel <strong>1973</strong>, ma impiegherà decenni prima che l'identità del territorio emerga in modo consapevole.</p><h3>Oggi</h3><p>La riscoperta dei Colli Berici come territorio di identità propria è avvenuta principalmente attorno al recupero del <strong>Tai Rosso</strong> — nome locale per il Tocai Rosso, geneticamente identico al <strong>Grenache</strong> francese e al <strong>Cannonau</strong> sardo, importato dalla Catalogna nel Medioevo. Su suoli vulcanici e calcarei questo vitigno produce vini di colore scarico e acidità vivace, che esprimono il territorio in modo diverso dagli stili più corposi dominanti in Puglia o Sardegna.<br><br>La <strong>Garganega</strong> trova nei Berici condizioni diverse rispetto alle colline scaligeri: i suoli vulcanici e le argille rosse danno bianchi più strutturati rispetto al Soave, e alcune aziende fermentano la varietà con soste sulle bucce. La <strong>Carmenère</strong>, presente storicamente in questi colli prima che si diffondesse il DNA testing a identificarla, sta vivendo una piccola riscoperta come varietà di identità locale.<br><br>Il biologico ha preso piede progressivamente, favorito dalla secchezza estiva relativa e dalla posizione collinare che riduce la pressione <strong>fungina</strong>. La morfologia dolce dei Berici — versanti mai troppo ripidi — consente una meccanizzazione parziale che ha reso le conversioni biologiche più accessibili rispetto a zone più impervi. I vigneti di fondovalle tra i Berici, dove le argille rosse vulcaniche si addensano, richiedono inerbimento permanente per prevenire la compattazione dopo le piogge primaverili: le erbe trattengono il suolo e ne migliorano progressivamente la struttura, portando benefici visibili già dopo due o tre stagioni di gestione biologica.</p>"