Carso, Friuli Venezia-Giulia
Il Carso è un altopiano calcareo che si estende tra il Golfo di Trieste e la Slovenia, con un'identità geologica radicalmente propria rispetto al resto del Friuli Venezia Giulia. La superficie si solleva bruscamente dal livello del mare fino a 200-400 metri in pochi chilometri, affacciandosi verso il Golfo con pareti che scendono ripide sulle fasce costiere dei «pastini» — strette terrazze su muri a secco dove la vite si arrampica sul calcare. La roccia affiora quasi ovunque: per piantare la vite si devono scavare trincee o ampliare le doline — le conche carsiche dove si accumula la terra rossa — riempiendole di terreno portato a mano.
I vigneti si concentrano lungo i versanti più protetti dalla Bora, il vento forte e freddo da nord-est che definisce il clima della zona più di qualsiasi altra variabile. Dove la roccia offre qualche riparo, i produttori costruiscono muri a secco che delimitano piccoli appezzamenti strappati con fatica alla pietra, in una viticoltura che impone un rapporto diverso con il territorio rispetto a qualsiasi altra zona italiana.
Geologia, suoli, clima
La geologia è quella del Carso classico: un altopiano di calcari compatti del Cretaceo che l'erosione e l'acqua hanno scavato in profondità, creando un sistema di grotte, inghiottitoi e doline. In superficie il suolo è quasi inesistente sui pianori rocciosi; nelle doline si accumula la terra rossa ferallittica — rossastra per la concentrazione di ossidi di ferro — che rappresenta la base quasi esclusiva dei vigneti dell'area. Questo suolo è sottile, drenante in superficie ma con scarsa riserva idrica, e la vite adotta radici profondissime che seguono le fessure della roccia.
La Bora raggiunge velocità di 100-150 km/h nelle giornate più intense, asciugando le vigne rapidamente dopo la pioggia e riducendo la pressione fungina. Le estati sono calde e soleggiate, l'autunno mite e soleggiato, e il mare Adriatico — visibile dai vigneti più alti — mitiga i picchi estremi con la sua inerzia termica.
Storia
Plinio il Vecchio cita il «Pucino» — un vino prodotto sulle pendici calcaree vicino a Trieste — come gradito alla corte imperiale. Nel Medioevo i vigneti carsici riforniscono Trieste e i mercanti veneziani che controllavano il porto. Con la dominazione asburgica dal XV secolo in poi, il vino del Carso si integra nell'economia regionale, sebbene la viticoltura resti sempre marginale e difficile per i vincoli geologici del territorio.
La Prima Guerra Mondiale devasta il Carso in modo sistematico: il plateau diventa teatro degli scontri più cruenti tra esercito italiano e austro-ungarico, e i vigneti vengono distrutti completamente. Dopo il 1918 la ricostruzione parte lentamente, e dopo il 1945 — con la cessione di parte del territorio alla Jugoslavia — i confini cambiano, riducendo ulteriormente l'area vitata italiana.
Oggi
Il Carso italiano conta oggi meno di 60 ettari di vigneto — tra le superfici più piccole d'Italia — ma con un'identità fortissima costruita su due vitigni autoctoni. La Vitovska è un bianco carsico che non si trova praticamente altrove: tardiva, a grappolo spargolo, con acidità alta e un profilo austero che riflette la pietra su cui cresce. Il Terrano — una variante locale del Refosco dal Peduncolo Rosso — produce rossi dal colore rubino intenso, con acidità vibrante e tannini secchi.
Le macerazioni prolungate sulle bucce per la Vitovska si inseriscono in una tradizione contadina di lavorare l'uva con poca tecnologia, non come scelta estetica recente. La Malvasia Istriana occupa spazio sui versanti più caldi e protetti. L'impossibilità di meccanizzare su terreni così rocciosi e discontinui rende il biologico la scelta più naturale, sebbene in un territorio così estremo qualsiasi pratica richieda un impegno sproporzionato rispetto alla resa produttiva.
La Vitovska viene sempre più spesso fermentata sulle bucce per settimane o mesi, con diversi produttori che usano anfore di terracotta interrate per le macerazioni più lunghe. Il contatto prolungato con le bucce aggiunge tannini polimerici che riducono il bisogno di solfiti come antiossidante, permettendo vinificazioni con pochissime aggiunte. Il Terrano — con acidità naturalmente elevata — viene affinato in botti grandi per ammorbidire i tannini secchi senza sovrapporvi aromi di legno nuovo.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO CARSO, FRIULI VENEZIA-GIULIA