Bellunese, Veneto
La provincia di Belluno è la più settentrionale del Veneto, incastrata tra le Dolomiti a nord — dichiarate Patrimonio UNESCO nel 2009 — e le Prealpi a sud, con il Piave e i suoi affluenti — il Boite, il Cordevole, il Mis — che scendono dalla montagna tagliando le valli in direzione nord-sud. I vigneti si concentrano sulle fasce di versante meglio esposte, soprattutto nella valle del Piave tra Belluno e Feltre e nelle zone pedemontane più basse, tra i 200 e i 500 metri di quota. Non è un territorio di pianura: ogni appezzamento occupa un pendio specifico, spesso a ridosso di rocce dolomitiche o su depositi morenici lasciati dai ghiacciai quaternari.
La superficie vitata non supera i 200 ettari totali: le condizioni montane rendono impossibile la meccanizzazione su larga scala, per cui ogni appezzamento rimane necessariamente limitato nelle dimensioni e nel numero di vignaioli che riesce a sostenere. Le vigne si inseriscono in un mosaico di ecosistemi che alterna boschi di latifoglie e conifere, prati magri e versanti vitati, dove i filari convivono con pascoli alpini e frutteti in un sistema agricolo che storicamente non era mai basato sulla monocoltura vitivinicola.
Geologia, suoli, clima
La geologia è quella delle Dolomiti e delle Prealpi venete: calcari e dolomie del Triassico e del Giurassico formano le pareti rocciose che dominano il paesaggio, mentre i fondovalle sono coperti da depositi alluvionali e morenici di composizione varia. Sulle fasce di versante più vicine alle rocce il suolo è sottile, scheletrico e ricco di calcio; nelle zone più basse le ghiaie e le sabbie si mischiano con argille, creando suoli più fertili ma sempre ben drenanti.
Il clima è alpino continentale: inverni lunghi e nevosi, estati calde nelle ore centrali ma sempre condizionate dall'altitudine, con notti che si rinfrescano rapidamente già a luglio. Le precipitazioni sono abbondanti — superano spesso i 1200 mm annui — e si concentrano in primavera e tarda estate. Le escursioni termiche giornaliere possono raggiungere i 15-20 gradi, favorendo una maturazione lenta e l'accumulo di acidità nelle uve.
Storia
La viticoltura nel territorio di Belluno ha radici medievali documentate: i Comuni del Trecento e Quattrocento registrano la presenza di viti sui versanti esposti a sud della valle del Piave e delle valli laterali. I monasteri benedettini e agostiniani mantengono i vigneti nelle loro proprietà terriere sulle pendici più riparate, integrando il vino nell'economia agricola montana.
Con la modernizzazione del Novecento molti vigneti vengono abbandonati: la migrazione verso la pianura e l'industria svuota progressivamente i paesi montani, e le vigne sui versanti più impervi vengono dismesse. La ripresa è avvenuta solo nell'ultimo decennio, con un movimento di piccoli produttori che ha recuperato vigne abbandonate e reimpiantato su varietà autoctone o resistenti, in un territorio che oggi punta esplicitamente sulla viticoltura eroica come tratto identitario.
Oggi
Il biologico ha trovato nel Bellunese un terreno particolarmente adatto: le vigne montane su pendio ripido richiedono già lavoro completamente manuale, e il clima alpino con le sue precipitazioni abbondanti offre un equilibrio idrico naturale che riduce la necessità di interventi sull'irrigazione. La morfologia impervia rende impossibile l'uso di macchinari pesanti, per cui il lavoro a mano è già la norma strutturale prima ancora di diventare una scelta.
L'interesse si è spostato verso le varietà autoctone: la Bianchetta Trevigiana — vitigno bianco a bacca piccola che matura con acidità alta — e il Verdiso, varietà resistente al freddo usata tradizionalmente nelle aree prealpine venete, stanno recuperando spazio rispetto alle varietà internazionali. Alcune aziende hanno piantato anche varietà PIWI — incroci resistenti alle malattie fungine — come risposta pratica alla peronospora più intensa in un clima con piogge abbondanti, portando il biologico a essere praticabile anche nelle annate più difficili.
L'economia del vino bellunese rimane largamente locale: la maggior parte delle cantine produce per il mercato provinciale e per i rifugi alpini dell'area dolomitica, creando un circuito di consumo che non ha bisogno di grandi strutture commerciali. Questa scala ridotta protegge le varietà autoctone — come la Bianchetta Trevigiana e il Verdiso — dalla pressione delle denominazioni più produttive, mantenendo vivi impianti che altrove sarebbero stati estirpati.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO BELLUNESE, VENETO