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Altopiani del Balaton, Ungheria

Altopiani del Balaton

Le colline vulcaniche degli Altopiani del Balaton si alzano dalla sponda settentrionale del lago come promontori isolati, visibili da lontano perché la pianura pannonica che li circonda è piatta. Il Badacsony è il più noto: un cono tronco di basalto che raggiunge i 437 metri e scende ripido verso l'acqua; il Csobánc, il Tóti-hegy e il Szent György-hegy emergono anch'essi dalla pianura come isole vulcaniche, ognuno con il proprio versante esposto verso il lago a sud. Le vigne si arrampicano sui versanti meridionali di queste butte, dove la superficie del Balaton riflette la luce solare e aumenta l'irraggiamento sulle uve in maturazione.

L'intero arco della sponda nord del Balaton si sviluppa per una sessantina di chilometri da est a ovest, con i vigneti che scendono fino quasi al livello del lago a 104 metri sul mare e salgono sulle butte fino a 300-350 metri di quota. La zona comprende anche versanti collinari meno drammatici, dove le vigne sono organizzate su terrazze e pendii più regolari tra le butte principali.

Geologia, suoli, clima

Il basalto è la roccia dominante delle butte vulcaniche del Badacsony e dei promontori circostanti: si è formato da eruzioni vulcaniche terziarie e affiora grigio-scuro sulle pareti rocciose, mentre si trasforma in suolo bruno-rossastro ricco di minerali man mano che si decompone. Sopra il basalto si stratificano argilla, loess e sabbia in proporzioni variabili a seconda dell'esposizione e dell'altitudine. I suoli più vicini alle pareti basaltiche sono sottili e ben drenanti; nelle terrazze più basse il loess si accumula creando strati più fertili e profondi.

Il Lago Balaton — con i suoi circa 600 km² di superficie — funziona da accumulatore termico: trattiene calore d'estate e lo rilascia in autunno, ritardando i geli notturni di settembre e ottobre e allungando la stagione vegetativa. Il clima generale è continentale sub-pannonico con influenze sub-mediterranee: estati calde e soleggiate, inverni freddi, con precipitazioni distribuite abbastanza uniformemente durante l'anno e una primavera mite che consente una lunga stagione di crescita.

Storia

La viticoltura nella zona del Balaton è documentata fin dall'epoca romana, quando le ville rustiche della Pannonia producevano vino per le guarnigioni stanziate nell'area. Dopo la caduta dell'Impero romano e le migrazioni delle popolazioni germaniche, l'abbazia benedettina di Tihany — fondata nel 1055 — diventa un centro di produzione vinicola importante per tutto il Medioevo. Il Kéknyelű — vitigno autoctono il cui nome significa letteralmente «tralcio azzurro» — è documentato sulle colline di Badacsony già nel XIV-XV secolo come varietà di pregio.

L'era austro-ungarica vede la crescita di una produzione strutturata. Con la collettivizzazione socialista degli anni Cinquanta le proprietà individuali vengono abolite e la produzione si concentra in grandi cantine di stato orientate alla quantità. Dopo il 1989 la privatizzazione riporta i vigneti nelle mani di famiglie e piccoli produttori, avviando un lungo processo di recupero della qualità che si intensifica nel corso degli anni Duemila.

Oggi

La rinascita viticola degli ultimi trent'anni si è costruita soprattutto intorno all'Olaszrizling — varietà bianca che si adatta bene ai suoli basaltici e alla moderazione termica del lago — e al recupero del Kéknyelű, quasi scomparso durante gli anni della collettivizzazione. Alcune famiglie avevano conservato pochi filari di Kéknyelű sulle parcelle più difficili da meccanizzare, e da questi sopravvissuti la ripropagazione è ripartita a partire dagli anni Novanta.

La pendenza delle butte basaltiche rende impossibile la meccanizzazione sui versanti più ripidi, per cui molte vigne vengono lavorate a mano su terrazze strette. Questa condizione ha facilitato il passaggio al biologico in diversi piccoli produttori, che gestiscono parcelle da uno a tre ettari spesso su più esposizioni. La gestione biologica punta a preservare la mineralità del basalto in decomposizione evitando i concimi di sintesi che altererebbero l'equilibrio del suolo.

Lo Szürkebarát — il Pinot Grigio ungherese — cresce bene sui versanti più esposti a sud, dove il calore riflesso dal lago accelera la maturazione. Alcune aziende lo fermentano con contatto sulle bucce, recuperando una pratica locale che il dopoguerra aveva pressoché cancellato in favore di fermentazioni rapide e pulite.

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