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Alentejo, Portogallo

Alentejo

L'Alentejo si distende per quasi un terzo del territorio portoghese, tra il Tago a nord e il confine con l'Algarve a sud, spingendosi fino alla frontiera spagnola a est. Il nome significa letteralmente «al di là del Tejo» e già descrive la collocazione rispetto a Lisbona: un interno ampio dove il paesaggio si apre su pianure ondulate e collinette basse ricoperte da pascoli, querce da sughero, oliveti e vigneti. Non ci sono rilievi importanti tranne nella subregione settentrionale di Portalegre, dove le colline raggiungono i 700 metri e il clima si raffredda sensibilmente rispetto alla pianura circostante.

Nella maggior parte del territorio il terreno ondula tra i 150 e i 300 metri, e i vigneti si inseriscono nel montado — il sistema agroforestale tradizionale con querce da sughero che disegnano il paesaggio con le loro chiome basse e torte. Verso sud, nelle subregioni di Moura, Granja-Amareleja e Vidigueira, il paesaggio si fa più piatto e arido, con i vigneti esposti al caldo intenso dell'estate.

Geologia, suoli, clima

I suoli dell'Alentejo sono tra i più eterogenei dell'Europa viticola. Il granito affiora nelle zone più settentrionali intorno a Portalegre, dove drena rapidamente l'acqua e si riscalda velocemente al sole estivo. Scendendo verso il cuore della regione, intorno a Évora, Borba e Reguengos, i calcari e i marmi intercalano le argille in un mosaico che cambia composizione ogni pochi chilometri. Le argille dominano nelle zone pianeggianti, dove trattengono l'umidità delle piogge invernali per rilasciarla lentamente nella stagione secca. Gli scisti compaiono a tratti sui versanti orientali più vicini alla frontiera spagnola.

Il clima è mediterraneo continentale, tra i più estremi d'Europa viticola. Le temperature superano regolarmente i 40 gradi nelle pianure centrali durante luglio e agosto, le precipitazioni scendono sotto i 500 mm annui e si concentrano tra ottobre e marzo, lasciando l'estate completamente secca. Questa siccità intensa limita naturalmente le rese e accelera la maturazione. Nella subregione di Portalegre, dove l'altitudine supera i 400 metri, il clima si modera: le estati sono più fresche e le escursioni termiche notturne più marcate.

Storia

La viticoltura nell'Alentejo ha radici documentate nell'epoca romana: nel territorio di Évora si trovano tracce di ville rustiche con torchi oleari e vinari risalenti al I-II secolo d.C., e alcune ville hanno restituito anfore da trasporto che confermano la produzione locale. La presenza fenicia costiera aveva già introdotto la vite nell'area, ma è con Roma che la produzione assume carattere sistematico e commerciale. La dominazione araba a partire dall'VIII secolo ridimensiona la produzione, che riprende con la Reconquista cristiana tra il XII e il XIII secolo.

Nel corso del Medioevo si consolida la tradizione del vinho de talha — vino fermentato e conservato in grandi anfore di terracotta fissate verticalmente nelle cantine con la bocca aperta verso l'alto. Questa pratica rimane caratteristica specifica della regione per secoli, con varianti locali nel modo di gestire i solidi in fermentazione. Le cantine cooperative del Novecento concentrano la produzione e trasformano il vino in una commodity, riducendo progressivamente la diversità delle pratiche tradizionali fino agli anni Ottanta.

Oggi

Il recupero del vinho de talha è stato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi vent'anni nell'Alentejo. Le anfore di terracotta locale — le talhas — vengono rimesse in uso per fermentazioni spontanee senza controllo delle temperature, con gestione minima e affinamento a contatto con bucce e vinaccioli per i bianchi. La pratica era caduta in disuso dagli anni Sessanta, quando le cantine moderne avevano preso il sopravvento; il recupero è avvenuto a partire dagli anni 2000, con alcune famiglie che hanno ritrovato talhas abbandonate nelle vecchie cantine e artigiani locali che hanno ripreso a produrne di nuove.

Il passaggio al biologico ha avanzato in modo disomogeneo: a Portalegre, dove il clima è più umido e la pressione fungina più elevata, la conversione richiede più attenzione e diversi anni di adattamento; nelle zone aride del centro e del sud, dove l'estate secca riduce drasticamente il rischio di malattie, alcune aziende lavorano con trattamenti minimi anche senza certificazione formale. Le querce da sughero del montado che convivono con i vigneti creano ecosistemi con biodiversità più alta rispetto alle monoculture.

I vitigni locali hanno ritrovato centralità: l'Aragonez — nome locale del Tempranillo — e la Trincadeira guidano la produzione dei rossi, con l'Alicante Bouschet che copre ampiamente i terreni argillosi. Tra i bianchi, l'Antão Vaz si adatta meglio alle temperature estreme e viene lavorato sia in fermentazioni a temperatura controllata sia in anfora.

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