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Alcamo, Sicilia, Italia

Alcamo, Sicilia

Tra il Golfo di Castellammare a nord e le montagne dell'entroterra siciliano, i vigneti di Alcamo si distendono su un sistema di altopiani e colline dolci che attraversano la fascia occidentale dell'isola tra le province di Trapani e Palermo. Il rilievo principale è il Monte Bonifato, che supera i 500 metri e segna il limite orientale del comprensorio viticolo, mentre verso la costa le pendici scendono gradualmente fino a una pianura che tocca il mare a meno di venti chilometri. Le vigne si concentrano nella fascia tra i 100 e i 350 metri, su versanti arrotondati e pianori ampi dove il sole batte per buona parte dell'anno.

Il profilo morfologico è aperto: i rilievi non creano gole strette né ombre prolungate, e le vallate si orientano verso il Golfo così che le brezze marine risalgono nel pomeriggio moderando il calore estivo. Oliveti e vigneti si alternano senza cesure, su un paesaggio dove l'assenza quasi totale di corsi d'acqua permanenti riflette la permeabilità del substrato geologico: l'acqua piovana scende rapidamente in profondità invece di raccogliersi in superficie.

Geologia, suoli, clima

La geologia è dominata da calcari e dolomie mesozoiche che affiorano sui versanti collinari, spesso associati ad argille marnose nelle depressioni e nei fondovalle. Il substrato calcareo è poco profondo e molto permeabile, così che la vite deve scendere in profondità per trovare acqua, sviluppando apparati radicali estesi nel sottosuolo. Dove i banconi calcarei compatti emergono in superficie il suolo resta sottile, a tratti brunorosso per la presenza di ossidi di ferro; nelle zone meno inclinate l'argilla si accumula e trattiene l'umidità delle piogge invernali.

Il clima è mediterraneo secco, tra i più caldi della Sicilia occidentale. L'altitudine dei vigneti introduce un raffreddamento notturno che allunga la maturazione rispetto alla costa, ma le temperature diurne d'estate superano regolarmente i 35 gradi nelle ore centrali. Lo scirocco soffia da sud-est portando caldo secco dall'Africa nel tardo agosto e in settembre, mentre le brezze dal Golfo moderano le punte pomeridiane nelle giornate tipiche. Le piogge si concentrano tra novembre e aprile e scendono sotto i 600 mm annui nella media, con luglio e agosto quasi completamente asciutti, per cui la vite cresce in condizioni di stress idrico naturale che limita le rese spontaneamente.

Storia

La viticoltura nell'area risale alle prime colonizzazioni fenicia e greca, che trovarono nel versante occidentale siciliano condizioni già favorevoli per la vite. I Romani ampliano la produzione, che diventa un'attività economica rilevante per i centri dell'interno. La dominazione araba dal IX secolo rallenta significativamente la produzione vinicola, che riprende a espandersi dopo l'XI secolo con la riconquista normanna.

Nel corso del Medioevo il Catarratto si afferma come vitigno principale della zona, capace di adattarsi all'aridità estiva con rese generose su suoli calcarei. L'alberello alcamese — sistema di allevamento a ceppo basso con pochi tralci corti, senza sostegni — diventa il modello dominante perché limita la superficie fogliare esposta al sole e consente alla pianta di gestire meglio lo stress idrico estivo. Con la fillossera a fine Ottocento i vigneti vengono reimpiantati su portainnesti americani, ma l'alberello sopravvive in numerosi appezzamenti. Nel dopoguerra la spalliera a guyot avanza progressivamente per facilitare la meccanizzazione, ma il Catarratto resta il vitigno dominante su tutta la zona.

Oggi

Il passaggio all'agricoltura biologica ha preso piede nell'ultimo ventennio, partendo soprattutto dalle piccole proprietà familiari che gestivano i vecchi vigneti ad alberello. L'aridità estiva costituisce un vantaggio in questo senso: nei mesi più caldi il clima secco riduce la pressione di peronospora e oidio, così che la gestione fitosanitaria diventa meno onerosa rispetto a zone con estati piovose. Per questo alcuni produttori si sono spostati verso protocolli biologici senza stravolgere le pratiche già consolidate.

L'alberello alcamese è tornato al centro dell'attenzione come sistema di allevamento adatto al territorio: le vigne basse con la chioma vicino al terreno resistono meglio allo stress idrico e ai picchi termici estivi. Diversi produttori lo mantengono o lo stanno recuperando nei vigneti più vecchi, dove gli impianti risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta e le radici si sono stabilizzate in profondità nel substrato calcareo.

Il Catarratto ha ritrovato interesse dopo decenni di utilizzo quasi esclusivo come base per i tagli destinati all'export sfuso. Alcune aziende lo vinificano in purezza con macerazioni sulle bucce di durata variabile, pratica che richiama la tradizione contadina siciliana di lavorare l'uva con interventi minimi. Il Grillo e l'Inzolia occupano superfici minori ma si adattano bene all'aridità, mentre tra i rossi il Perricone — vitigno autoctono resistente al caldo — sta recuperando terreno rispetto al più diffuso Nero d'Avola.

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