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Alessandro Viola

Sul fianco del Monte Bonifato alle spalle di Alcamo, Alessandro Viola coltiva 7 ettari tra le contrade Fastuchera e Pietra Rinosa a 400 m slm. Suoli calcarei e argillosi, biologico dai primi anni 2000. Fermentazioni spontanee, nessuna aggiunta in cantina.

Il Monte Bonifato svetta alle spalle di Alcamo, rilievo calcareo che domina la piana siciliana tra le province di Trapani e Palermo. Sul fianco meridionale della montagna, a quattrocento metri di altitudine, si apre la contrada Fastuchera: è qui che cresce parte dei sette ettari vitati che Alessandro Viola coltiva in questa zona. L'altra parcella — contrada Pietra Rinosa, più vicina ad Alcamo nel fondovalle — presenta suolo diverso: argilloso e compatto, che trattiene l'umidità nei mesi più caldi, mentre i terreni calcarei del Bonifato drenano velocemente e costringono le radici a scendere in profondità per trovare acqua. Questa duplice natura imprime caratteri diversi alle uve pur all'interno della stessa struttura climatica: la Sicilia occidentale ha estati lunghe e siccitose, un sole che colpisce diretto per molte ore del giorno, e un vento che risale dai rilievi di notte abbassando le temperature e mantenendo una certa freschezza nei vigneti in quota.

La famiglia Viola coltiva vigne ad Alcamo da generazioni. Il padre di Alessandro, Aldo, produceva vino per consumo domestico — un fatto comune in questa parte di Sicilia contadina, dove ogni famiglia aveva qualche filare e una piccola cantina. Alessandro cresce con quel vino di casa, poi si laurea in enologia e lascia la Sicilia per fare esperienza. Prima in Piemonte, dove studia il lavoro nelle cantine delle Langhe su vitigni come Nebbiolo e Barbera. Poi sull'Etna, dove incontra un approccio opposto al mainstream enologico dell'epoca: meno intervento, ascolto del territorio, riduzione degli additivi in cantina. Quelle due esperienze lo segnano in modi complementari. Torna ad Alcamo alla fine degli anni Novanta con un'idea precisa: trasformare l'azienda di famiglia in un progetto commerciale, ma senza rinunciare alla semplicità che aveva visto funzionare con suo padre. Nei primi anni Duemila ottiene la certificazione biologica, scelta non scontata per la Sicilia di quel periodo. L'approccio che costruisce in quegli anni — viticoltura senza sintesi, cantina senza manipolazioni — rimane il filo conduttore del suo lavoro.

Tra i vitigni coltivati Catarratto e Grillo sui terreni calcarei, Nero d'Avola e Nerello Mascalese tra i rossi. La gestione è biologica certificata, con lavoro interamente manuale tra i filari: nessun diserbante chimico, nessun concime di sintesi, inerbimento spontaneo tra le vigne che accompagna la vite nel suo ciclo stagionale. Alessandro interviene per la potatura, la gestione della chioma, il controllo delle malattie con soli prodotti ammessi in biologico. La vendemmia avviene a mano in tempi diversi a seconda della contrada e del vitigno: Fastuchera e Pietra Rinosa maturano con ritmi sfasati, così le uve arrivano in cantina per lotti separati. In cantina le uve fermentano spontaneamente, senza lieviti selezionati, con macerazione sulle bucce i cui tempi variano a seconda della varietà e dell'andamento dell'annata. Il vino matura poi senza chiarifica e senza filtrazione, imbottigliato senza aggiunta di prodotti di sintesi. Quello che entra nella bottiglia è solo ciò che le uve hanno prodotto nel corso del processo naturale.

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Alcamo, Sicilia

"<p>Tra il <strong>Golfo di Castellammare</strong> a nord e le montagne dell'entroterra siciliano, i vigneti di Alcamo si distendono su un sistema di altopiani e colline dolci che attraversano la fascia occidentale dell'isola tra le <strong>province di Trapani e Palermo</strong>. Il rilievo principale è il <strong>Monte Bonifato</strong>, che supera i <strong>500 metri</strong> e segna il limite orientale del comprensorio viticolo, mentre verso la costa le pendici scendono gradualmente fino a una pianura che tocca il mare a meno di venti chilometri. Le vigne si concentrano nella fascia tra i <strong>100 e i 350 metri</strong>, su versanti arrotondati e pianori ampi dove il sole batte per buona parte dell'anno.<br><br>Il profilo morfologico è aperto: i rilievi non creano gole strette né ombre prolungate, e le <strong>vallate</strong> si orientano verso il Golfo così che le <strong>brezze marine</strong> risalgono nel pomeriggio moderando il calore estivo. Oliveti e vigneti si alternano senza cesure, su un paesaggio dove l'assenza quasi totale di <strong>corsi d'acqua permanenti</strong> riflette la permeabilità del <strong>substrato geologico</strong>: l'acqua piovana scende rapidamente in profondità invece di raccogliersi in superficie.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è dominata da <strong>calcari e dolomie mesozoiche</strong> che affiorano sui versanti collinari, spesso associati ad <strong>argille marnose</strong> nelle depressioni e nei fondovalle. Il substrato calcareo è poco profondo e molto permeabile, così che la vite deve scendere in profondità per trovare acqua, sviluppando apparati radicali estesi nel sottosuolo. Dove i banconi calcarei compatti emergono in superficie il suolo resta sottile, a tratti brunorosso per la presenza di <strong>ossidi di ferro</strong>; nelle zone meno inclinate l'argilla si accumula e trattiene l'umidità delle piogge invernali.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo secco</strong>, tra i più caldi della Sicilia occidentale. L'altitudine dei vigneti introduce un raffreddamento notturno che allunga la maturazione rispetto alla costa, ma le temperature diurne d'estate superano regolarmente i 35 gradi nelle ore centrali. Lo <strong>scirocco</strong> soffia da sud-est portando caldo secco dall'Africa nel tardo agosto e in settembre, mentre le <strong>brezze dal Golfo</strong> moderano le punte pomeridiane nelle giornate tipiche. Le piogge si concentrano tra <strong>novembre e aprile</strong> e scendono sotto i 600 mm annui nella media, con luglio e agosto quasi completamente asciutti, per cui la vite cresce in condizioni di <strong>stress idrico naturale</strong> che limita le rese spontaneamente.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nell'area risale alle prime colonizzazioni <strong>fenicia e greca</strong>, che trovarono nel versante occidentale siciliano condizioni già favorevoli per la vite. I <strong>Romani</strong> ampliano la produzione, che diventa un'attività economica rilevante per i centri dell'interno. La <strong>dominazione araba</strong> dal IX secolo rallenta significativamente la produzione vinicola, che riprende a espandersi dopo l'XI secolo con la riconquista normanna.<br><br>Nel corso del Medioevo il <strong>Catarratto</strong> si afferma come vitigno principale della zona, capace di adattarsi all'aridità estiva con rese generose su suoli calcarei. L'<strong>alberello alcamese</strong> — sistema di allevamento a ceppo basso con pochi tralci corti, senza sostegni — diventa il modello dominante perché limita la superficie fogliare esposta al sole e consente alla pianta di gestire meglio lo stress idrico estivo. Con la <strong>fillossera</strong> a fine Ottocento i vigneti vengono reimpiantati su <strong>portainnesti americani</strong>, ma l'alberello sopravvive in numerosi appezzamenti. Nel dopoguerra la spalliera a <strong>guyot</strong> avanza progressivamente per facilitare la meccanizzazione, ma il Catarratto resta il vitigno dominante su tutta la zona.</p><h3>Oggi</h3><p>Il passaggio all'agricoltura biologica ha preso piede nell'ultimo ventennio, partendo soprattutto dalle piccole proprietà familiari che gestivano i vecchi vigneti ad alberello. L'<strong>aridità estiva</strong> costituisce un vantaggio in questo senso: nei mesi più caldi il clima secco riduce la pressione di <strong>peronospora e oidio</strong>, così che la gestione fitosanitaria diventa meno onerosa rispetto a zone con estati piovose. Per questo alcuni produttori si sono spostati verso protocolli biologici senza stravolgere le pratiche già consolidate.<br><br>L'<strong>alberello alcamese</strong> è tornato al centro dell'attenzione come sistema di allevamento adatto al territorio: le vigne basse con la chioma vicino al terreno resistono meglio allo stress idrico e ai picchi termici estivi. Diversi produttori lo mantengono o lo stanno recuperando nei vigneti più vecchi, dove gli impianti risalgono agli anni <strong>Cinquanta e Sessanta</strong> e le radici si sono stabilizzate in profondità nel substrato calcareo.<br><br>Il <strong>Catarratto</strong> ha ritrovato interesse dopo decenni di utilizzo quasi esclusivo come base per i tagli destinati all'export sfuso. Alcune aziende lo vinificano in purezza con <strong>macerazioni sulle bucce</strong> di durata variabile, pratica che richiama la tradizione contadina siciliana di lavorare l'uva con interventi minimi. Il <strong>Grillo</strong> e l'<strong>Inzolia</strong> occupano superfici minori ma si adattano bene all'aridità, mentre tra i rossi il <strong>Perricone</strong> — vitigno autoctono resistente al caldo — sta recuperando terreno rispetto al più diffuso Nero d'Avola.</p>"

Alcamo, Sicilia

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