A Eisenberg, nel Südburgenland austriaco, Christoph e Julia Wachter coltivano 16 ettari di vigne di 30-60 anni. Organico certificato dal 2015. Blaufränkisch principale. La svolta: stage con Dirk Niepoort.
L'Eisenberg è la collina che dà il nome alla denominazione più precisa del Südburgenland: il nome indica la pietra ferrosa, il substrato di serpentinite e phylliti che caratterizza questi vigneti al confine austriaco con l'Ungheria. Il Südburgenland è la parte meridionale del Burgenland austriaco, lontana dal grande lago di Neusiedl e dai vini morbidi del nord: qui il territorio è collinare, il clima più fresco, il carattere delle uve più teso. L'Eisenberg è la collina più importante della zona — e la DAC Eisenberg è la denominazione costruita intorno al Blaufränkisch di questo territorio. Christoph e Julia Wachter coltivano 16 ettari di vigneti tra Eisenberg e Deutsch Schützen, con viti di 30-60 anni che custodiscono una diversità genetica interna alla varietà Blaufränkisch che pochi altri vigneti possono vantare. I suoli dell'Eisenberg sono geologicamente complessi — serpentiniti, phylliti, calcari — una varietà di composizioni che si riflette nelle sfumature tra le diverse parcelle. Il clima fresco permette maturazioni lente e conserva acidità e tensione nelle uve, che Christoph considera le caratteristiche chiave da valorizzare.
La cantina di famiglia esiste da decenni. Christoph Wachter entra in azienda nel 2008 a vent'anni, dopo studi tecnici enologici, e prende la piena responsabilità nel 2010. La sua formazione accademica era orientata alla grande produzione industriale — «molte cose che ho imparato ho dovuto dimenticarle in fretta», dice. Il cambiamento arriva durante uno stage con Dirk Niepoort in Portogallo, che gli mostra un modo di fare vino opposto: freschezza, presenza, espressione del luogo. Tornato a casa, Christoph inizia a spogliare i vini degli interventi eccessivi. Dal 2009 al 2012 elimina gradualmente ogni prodotto chimico dai vigneti; nel 2015 arriva la certificazione organica. Nelle sue parole: «Non volevo che qualcun altro decidesse cosa spruzzare. Volevo essere più vicino alle viti.» La sorella Julia gestisce il lato commerciale.
I vigneti producono principalmente Blaufränkisch — il vitigno nobile dell'Eisenberg — insieme a vecchie viti di Welschriesling e Furmint per i bianchi (circa il 15% della produzione). Christoph pota con grande delicatezza per mantenere le viti in vita il più a lungo possibile. In cantina il cambiamento si è riflesso direttamente nella cantina: i vini sono diventati più sottili, più eleganti, con la voce del frutto più chiara di quella del produttore. «Quando hai reso il terreno sano», dice Christoph, «il paesaggio intorno comincia a cambiare — anche gli altri produttori smettono di usare erbicidi. Nel Südburgenland ho smesso di vedere trattori con erbicidi da due anni.» Il credo di Wachter-Wiesler: «Il vino è più interessante, naturale e autentico quando riconosci la sua origine.»
"<p>Il <strong>Südburgenland</strong> è la porzione più meridionale del Burgenland austriaco, un territorio stretto tra le ultime propaggini delle <strong>Alpi stiriane</strong> a ovest e le prime pianure pannoniche a est, con la <strong>città di Güssing</strong> come centro principale e i vigneti concentrati sui versanti dell'<strong>Eisenberg</strong> — letteralmente "Monte del Ferro" — e nelle valli dei comuni di <strong>Deutsch Schützen e Rechnitz</strong>. La zona è piccola — poco meno di <strong>500 ettari</strong> vitati — e isolata: distante dai grandi circuiti del Burgenland settentrionale, dove il Neusiedlersee e le sue rive famose dominano l'immagine vinicola austriaca. Proprio questa marginalità ha preservato una viticoltura di piccola scala che fatica a mantenere i produttori sul territorio ma che ha anche schivato l'industrializzazione che ha segnato altre zone.<br><br>L'<strong>Eisenberg</strong> — la collina di ferro — emerge con una pendenza relativamente ripida dalla pianura a est, con i vigneti distribuiti su versanti esposti a sud-est tra i <strong>300 e i 480 metri</strong>. Il nome viene dai suoli rosso-ferruginosi che caratterizzano la parte centrale della collina, dove le argille sono cariche di ossidi di ferro al punto da colorare la terra di un rosso-arancio inconfondibile.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia del Südburgenland è quella della zona di transizione tra il Massiccio cristallino austriaco e il Bacino pannonica. I suoli dell'<strong>Eisenberg</strong> sono le <strong>argille ferruginose rosse</strong> — ricche di ossidi di ferro e manganese depositati in un antico ambiente paludoso — che danno al Blaufränkisch la caratteristica mineralità ferrosa che lo distingue dalle versioni di Neusiedlersee e Mittelburgenland. Scendendo verso est, i suoli passano a <strong>argille loessiche</strong> meno caratterizzate; sui versanti occidentali più alti affiorano elementi <strong>granitici e gneissici</strong> del Massiccio cristallino che portano acidità minerale aggiuntiva.<br><br>Il clima è <strong>continentale con doppia influenza</strong>: le Alpi stiriane a ovest portano precipitazioni più abbondanti rispetto al Burgenland settentrionale — circa <strong>700-800 mm annui</strong> — con i rischi di peronospora che aumentano rispetto alle zone più aride del Neusiedlersee. La pianura pannonica a est porta calore nelle estati; le autunni sono soleggiati e secchi, con un'esposizione ottimale nelle settimane di maturazione finale del <strong>Blaufränkisch</strong> che vendemmia tardi, spesso in ottobre inoltrato.</p><h3>Storia</h3><p>Il Südburgenland è stato parte del <strong>Regno d'Ungheria</strong> fino al <strong>1921</strong>, quando il Trattato di Trianon lo trasferisce all'Austria insieme a quasi tutto il Burgenland. La tradizione viticola preesistente è ungherese — con varietà come il <strong>Blaufränkisch</strong> (Kékfrankos in ungherese) già radicata sulle colline ferruginose — e viene assorbita dalla nuova realtà austriaca senza grandi rotture. I piccoli produttori familiari mantengono la continuità vitata attraverso il ventesimo secolo; la collettivizzazione socialista non raggiunge il Südburgenland, rimasto austriaco.<br><br>Il riconoscimento dell'<strong>Eisenberg DAC</strong> — denominazione di origine controllata per il Blaufränkisch dell'Eisenberg — avviene nel <strong>2010</strong>, dando visibilità a una zona che produceva da secoli vini di carattere senza avere un'etichetta che ne segnalasse la specificità. Questa denominazione ha attirato attenzione e ha spinto alcuni produttori giovani a tornare su vigneti abbandonati o sottoutilizzati.</p><h3>Oggi</h3><p>Il <strong>Blaufränkisch</strong> dell'Eisenberg ha un profilo diverso da quello di qualsiasi altra zona austriaca: le argille ferruginose cedono un tannino più secco e minerale rispetto alle versioni più morbide e fruttate di Mittelburgenland, con una struttura che regge lunghi affinamenti in botte grande. I produttori più attenti usano <strong>botti slavone</strong> da 500 litri o più grandi, lasciando che il legno ammorbidisca i tannini senza aromatizzare il vino; i vinificatori più tradizionali usano ancora le grandi botti di <strong>rovere austriaco</strong> delle Alpi stiriane.<br><br>Il biologico ha avanzato su quasi tutti i vigneti dell'Eisenberg nell'ultimo decennio, complice la piccola scala — la maggior parte dei produttori coltiva tra i <strong>2 e i 10 ettari</strong> — che rende le conversioni logisticamente semplici. L'argilla ferruginosa drena bene nelle stagioni normali ma si impermeabilizza nelle piogge intense, per cui l'<strong>inerbimento</strong> è fondamentale per prevenire l'erosione dei versanti più inclini e migliorare la struttura del suolo nel lungo periodo.<br><br>Il <strong>Welschriesling</strong> e il <strong>Neuburger</strong> — varietà bianche storiche del Südburgenland — producono bianchi meno noti ma caratterizzati, con il Neuburger che su suoli argillosi sviluppa una struttura corposa e una mineralità che ricorda il profilo dei rossi prodotti sullo stesso terreno. La piccola scala del territorio, la lontananza dai circuiti turistici e i prezzi ancora accessibili rendono il Südburgenland uno dei segreti meglio custoditi dell'Austria vinicola.</p>"