A Costa Vescovato, Colli Tortonesi, la cooperativa Valli Unite produce da decenni vini biologici e naturali. Barbera, Timorasso, Dolcetto, Croatina, Cortese, Moretto. Comunità agricola che intreccia agricoltura, socialità, musica, arte.
A Costa Vescovato, nei Colli Tortonesi, il Timorasso è sopravvissuto in vecchi filari contadini prima che un piccolo gruppo di produttori ne facesse il simbolo di una viticoltura di territorio. Le colline intorno a Tortona, in provincia di Alessandria, un territorio di confine tra Piemonte, Liguria e Lombardia che negli ultimi due decenni ha guadagnato notorietà internazionale grazie alla riscoperta del Timorasso — varietà bianca quasi estinta, salvata da un gruppo ristretto di produttori locali. Ma la ricchezza ampelografica della zona è molto più ampia: Barbera, Croatina, Dolcetto, Cortese e piccole varietà quasi scomparse come il Moretto si alternano sui versanti collinari intorno a Costa Vescovato. I suoli sono argillosi e calcarei, con affioramenti rocciosi. Il clima ha i tratti dell'Appennino padano: estati calde ma ventilate, inverni rigidi. Questo paesaggio complesso è lo scenario dove opera la cooperativa Valli Unite.
Valli Unite è una cooperativa agricola nata dall'idea che la terra e il vino si producono meglio insieme che da soli. Il progetto unisce agricoltori dei Colli Tortonesi attorno a un'idea di vita rurale integrata: la vinificazione naturale è il punto di partenza, ma il progetto abbraccia anche la socialità, la musica, l'arte. La cooperativa gestisce la produzione in modo collettivo, condividendo attrezzature, competenze e mercato. La vinificazione naturale è stato il metodo fin dall'inizio — non una scelta recentissima imposta dalla moda del vino naturale, ma una pratica radicata nel modo di lavorare agricolo tradizionale di questa zona dell'Alessandrino, dove i piccoli contadini hanno sempre lavorato con mezzi semplici e pochi interventi chimici.
La produzione di Valli Unite abbraccia le principali varietà dei Colli Tortonesi: Barbera, Timorasso, Dolcetto, Croatina, Cortese e Moretto. Il lavoro in vigna è biologico certificato. In cantina la filosofia è quella del minimo intervento: fermentazioni spontanee, nessun additivo, affinamenti calibrati sulle varietà. Valli Unite distribuisce anche vino in formati alternativi — bag-in-box — per rendere i vini naturali accessibili a un pubblico più ampio senza compromettere la qualità della vinificazione. La cooperativa continua a crescere mantenendo fede all'idea di partenza: che la terra e il vino si producano meglio insieme che da soli, e che la socialità sia parte integrante della qualità di ciò che si crea. La cooperativa continua a crescere mantenendo fede all'idea di partenza: che la terra e il vino si producano meglio insieme che da soli, e che la socialità — musica, convivialità, arte — sia parte integrante della qualità di ciò che si porta in bottiglia dai Colli Tortonesi.
"<p>I <strong>Colli Tortonesi</strong> occupano l'angolo sud-orientale del Piemonte, nella <strong>provincia di Alessandria</strong>, su un sistema di colline che si alzano progressivamente verso gli Appennini liguri. <strong>Tortona</strong> è il centro geografico e storico del comprensorio, con il territorio che si estende su 47 comuni tra i <strong>100 e i 550 metri</strong> di quota. Le colline non hanno la regolarità delle Langhe: i versanti sono più irregolari, le esposizioni più varie, e la morfologia riflette la transizione tra il Piemonte collinare e le montagne liguri.<br><br>I fiumi <strong>Scrivia e Borbera</strong> scendono dall'Appennino tagliando le valli in direzione nord-sud, aprendo passaggi che hanno storicamente collegato il Po con il porto di Genova. Questa posizione di <strong>crocevia</strong> ha favorito scambi commerciali e culturali per secoli: sulla <strong>Via Postumia</strong> che attraversava la zona transitavano merci, persone e tradizioni viticole da oriente a occidente, posizionando Tortona come nodo tra il Piemonte viticolo e il mare.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>I suoli sono prevalentemente <strong>argillo-marnosi</strong>, simili per composizione a quelli delle Langhe ma con una presenza più marcata di <strong>litio</strong> — un elemento minerale che le analisi pedologiche identificano come fonte della caratteristica <strong>sapidità</strong> dei vini locali, in particolare del Timorasso. Le <strong>marne grigio-giallastre</strong> affiorano sui versanti più scoscesi, mentre nelle zone più pianeggianti l'argilla si mescola con sabbie e ghiaie di origine alluvionale. In alcune aree vicino al confine ligure il suolo si fa più sabbioso e acido.<br><br>Il clima è <strong>continentale</strong> con influenze <strong>marittime liguri</strong> significative: i valichi appenninici vicini permettono all'aria marina di arrivare sui versanti esposti in estate, mitigando i picchi di calore. Le precipitazioni sono distribuite abbastanza uniformemente nell'anno, con un'estate mai completamente secca. Le <strong>nebbie autunnali</strong> risparmiano spesso le colline più alte, dove la maturazione prosegue a lungo.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nei Colli Tortonesi ha origini romane: la <strong>Via Postumia</strong> — che collegava Genova ad Aquileia passando per <strong>Dertona</strong> (la Tortona romana) — rendeva la zona un nodo del commercio vitivinicolo. Nel Medioevo il comune di Tortona sviluppa una propria produzione che raggiunge i mercati liguri e lombardi. Il <strong>Timorasso</strong> — vitigno bianco di origini antiche — era già coltivato nei Colli Tortonesi prima della <strong>fillossera</strong>, ma la sua coltivazione si riduce drasticamente tra fine Ottocento e primo Novecento, sostituita da varietà più produttive.<br><br>La riscoperta del Timorasso è avvenuta a partire dagli <strong>anni Ottanta</strong>: alcuni produttori locali hanno recuperato i vecchi vigneti sopravvissuti e compreso il potenziale evolutivo di questo bianco strutturato e longevo, avviando un processo di valorizzazione che ha trasformato la reputazione dell'intera zona nel corso degli <strong>anni Duemila</strong>.</p><h3>Oggi</h3><p>Il <strong>Timorasso</strong> ha trasformato i Colli Tortonesi da zona vinicola anonima a territorio con un bianco di riferimento. La varietà produce vini che evolvono per anni e decenni, sviluppando complessità con <strong>acidità naturale alta</strong> e sapidità minerale che i suoli argillo-marnosi ricchi di litio trasferiscono direttamente al vino. La longevità lo avvicina ai grandi bianchi di Borgogna nel potenziale evolutivo, pur mantenendo un profilo organolettico completamente diverso.<br><br>Il movimento artigianale si è sviluppato attorno al Timorasso e alla <strong>Barbera</strong>: diversi produttori fermentano con <strong>lieviti indigeni</strong>, lavorano senza stabilizzazione tartarica e riducono i <strong>solfiti</strong> al minimo, puntando su vini che riflettono l'annata e il suolo. La morfologia collinare irregolare rende impossibile la meccanizzazione integrale, per cui il lavoro manuale è la norma in molti vigneti. Il <strong>biologico</strong> ha avanzato progressivamente, agevolato dalla sapidità naturale dei suoli che non richiede supplementazioni chimiche per ottenere vini di carattere. Le conversioni più significative riguardano i vigneti più ripidi sui versanti argillosi sopra <strong>Tortona</strong> e <strong>Monleale</strong>, dove il lavoro manuale era già la norma prima ancora che il biologico diventasse una scelta consapevole. La morfologia collinare irregolare — con i crinali che cambiano orientazione bruscamente e i fondovalle stretti — crea microclimi diversi a pochi metri di distanza, rendendo la parcellizzazione delle vinificazioni un'operazione che rivela differenze reali tra appezzamenti vicini.</p>"