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Nikolas Juretic
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Nikolas Juretic

A Cormons, nel Collio Goriziano, Nikolas Juretic avvia nel 2018 la produzione dalle parcelle di famiglia. Fondatore di Senza Meja. 12 anni con Simonit & Sirch. Circa 6.000 bottiglie l'anno.

Le parcelle intorno a Cormons vengono descritte da alcuni importatori come cru del Friuli: posizioni specifiche sulla ponca del Collio Goriziano dove la combinazione di suolo ed esposizione produce bianchi di profondità e mineralità particolari. Cormons è al centro del Collio Goriziano, la lingua di colline friulane al confine con la Slovenia dove le marne e le arenarie della ponca danno vita a bianchi di rara tensione. Qui la famiglia Juretic coltiva da anni parcelle su pendii collinari ventilati, circondati da boschi che si infilano tra i filari. Il microclima del Collio è modellato dall'aria tiepida che sale dall'Adriatico e dal vento che scende dalle Alpi Giulie: escursioni termiche marcate, estati asciutte, autunni lentamente luminosi. Le parcelle di Juretic vengono descritte da alcuni importatori come cru del Friuli per le caratteristiche specifiche di suolo ed esposizione che conferiscono ai vini una mineralità e una profondità distintive. La vendemmia avviene intorno alla metà di settembre, quando Nikolas cerca la maturazione che considera ideale per il Tocai Friulano, la Malvasia Istriana e la Ribolla Gialla — le tre varietà attorno alle quali costruisce la sua produzione.

Nikolas Juretic nasce in una famiglia di produttori, cresce tra le vigne e studia enologia. Poi trascorre 12 anni alla consulenza di potatura Simonit & Sirch, uno studio internazionalmente riconosciuto per la ricerca sul rispetto della vita del legno e sulla longevità delle viti. Questa formazione lascia una traccia precisa nel suo modo di lavorare in vigna: la salute della pianta è il punto di partenza, non la resa o la velocità di produzione. Nel 2018 decide di fare il passo definitivo e di usare le uve di famiglia — che fino ad allora venivano vendute ad altre cantine — per produrre i propri vini. Si sistema in una piccola cantina vicino a casa. Nikolas è anche il fondatore di Senza Meja («senza confini»), l'associazione di giovani produttori artigianali che raduna vinificatori di entrambi i lati del confine italo-sloveno con base a Gorizia: una rete nata per rappresentare la nuova generazione del Collio e del Brda.

La produzione si aggira intorno alle 6.000 bottiglie annue — un numero esiguo che ne fa un vino ricercato dai distributori internazionali. Nikolas usa esclusivamente le uve delle parcelle di famiglia: Tocai Friulano, Malvasia Istriana, Ribolla Gialla. L'approccio in cantina è artigianale: ogni operazione è manuale o a bassa tecnologia. I lieviti indigeni presenti sulle bucce avviano la fermentazione senza inoculazioni esterne presenti sulle uve. La vinificazione bilancia il rispetto delle caratteristiche varietali con l'attenzione alla struttura delle singole parcelle. Nikolas è parte del circuito Senza Meja, dove ogni membro è biologico certificato o in conversione — la gestione organica è il denominatore comune che unisce la rete.

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Collio Goriziano e Brda

"<p>Il <strong>Collio Goriziano</strong> e il suo gemello sloveno <strong>Brda</strong> — entrambi derivati dalla parola che in friulano e in sloveno significa semplicemente «colline» — formano un unico sistema collinare nella parte nord-occidentale della provincia di <strong>Gorizia</strong>, interrotto solo da un confine di stato che attraversa il paesaggio senza che la geografia se ne accorga. A ovest il comprensorio è delimitato dal fiume <strong>Isonzo</strong>, a est si estende oltre il confine italiano nel territorio di <strong>Goriška Brda</strong> in Slovenia. Le colline si alzano dolcemente tra i <strong>50 e i 350 metri</strong>, con versanti esposti prevalentemente a sud e sud-est verso la pianura friulana.<br><br>È uno dei paesaggi vitivinicoli più coesi d'Europa: un mosaico di vigneti, frutteti e boschi su colline arrotondate dove la diversità ampelografica è straordinaria — varietà autoctone e internazionali convivono su una superficie che non raggiunge i cento chilometri quadrati, divisa a metà da una frontiera.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella del <strong>flysch dell'Eocene</strong>: la cosiddetta <strong>ponca</strong> — in friulano — o <em>opoka</em> in sloveno — è una successione alternata di strati di <strong>marna calcarea e arenaria friabile</strong> depositata in ambiente marino profondo <strong>40-50 milioni di anni fa</strong>. Questa struttura a millefoglie geologica si sgretola facilmente all'aria e all'acqua, creando un suolo friabile e ben drenante che si scalda rapidamente in primavera. Le radici della vite seguono gli strati più morbidi della marna, penetrando in profondità.<br><br>Il clima è di transizione <strong>sub-mediterranea</strong>: l'<strong>Adriatico</strong>, a circa 30 chilometri, mitiga le temperature con brezze secche da sud; le Alpi Giulie a nord proteggono dai venti freddi più estremi. Le precipitazioni sono abbondanti — circa <strong>1400-1600 mm annui</strong> — ma il drenaggio rapido della ponca evita ristagni. Le escursioni termiche autunnali favoriscono la maturazione lenta e l'accumulo di aromi.</p><h3>Storia</h3><p>Il Collio ha una storia vitivinicola valorizzata in epoca <strong>asburgica</strong>, quando faceva parte dell'Impero austro-ungarico e i vini del Collio erano apprezzati a <strong>Trieste e a Gorizia</strong>. Dopo la Prima Guerra Mondiale il confine trasforma la zona in territorio di frontiera italiana; dopo la Seconda il confine si sposta ancora dividendo il Collio dalla Brda slovena, tagliando a metà proprietà e famiglie. La <strong>DOC Collio</strong> viene istituita nel <strong>1968</strong>, tra le prime in Italia.<br><br>La <strong>Ribolla Gialla</strong> — varietà bianca autoctona di origine probabilmente medievale — viene riscoperta e valorizzata come simbolo dell'identità locale. Tra gli <strong>anni Settanta e Ottanta</strong> alcuni produttori iniziano a sperimentare con macerazioni prolungate sulle bucce per i bianchi, pratica che sarà poi associata internazionalmente al Collio e al Brda.</p><h3>Oggi</h3><p>I <strong>bianchi macerati</strong> — skin contact wines, vini ramati — hanno trovato nel Collio e nella Brda uno dei loro territori di riferimento mondiale. La <strong>Ribolla Gialla</strong>, con l'alta acidità naturale e le bucce spesse, si presta particolarmente alle macerazioni lunghe che possono durare da pochi giorni a diversi mesi: il vino emerge con colore <strong>ambrato</strong>, tannini percettibili e complessità aromatica lontana dalla versione bianca convenzionale.<br><br>La <strong>ponca</strong> ha un ruolo centrale in questa tradizione: il suolo friabile e ben drenante produce uve con acidità alta e mineralità che emerge chiaramente nei vini non interventisti. Il <strong>biologico e il biodinamico</strong> si sono diffusi in modo significativo, con diversi produttori che hanno abbandonato erbicidi e pesticidi di sintesi nel corso degli <strong>anni Novanta e Duemila</strong>, spesso in parallelo con il ritorno alle pratiche tradizionali in cantina.<br><br>Con l'apertura dei confini nell'era <strong>Schengen</strong>, le collaborazioni tra produttori dei due lati si sono intensificate, rendendo il Collio/Brda un sistema produttivo sempre più integrato, anche se le normative delle denominazioni rimangono separate.<br><br>La <strong>Friulano</strong> — varietà bianca che i locali continuano a chiamare Tocai — occupa ancora una parte significativa dei vigneti del Collio su entrambi i lati del confine: su ponca esprime un profilo che va dall'erbaceo fresco al mandorlato secondo l'annata e la posizione, con una sapidità persistente che emerge chiaramente nelle versioni senza chiarificazione. Le macerazioni sulle bucce per il Friulano — più brevi rispetto alla Ribolla — si sono diffuse come modo di aggiungere struttura senza coprire il profilo varietale con il legno, producendo bianchi con colore paglierino intenso e tannini fini che tengono benissimo tre o quattro anni di bottiglia.</p>"

Collio Goriziano e Brda

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