Cresciuto a Morgon, Karim Vionnet ha lavorato con Jean Foillard e Guy Breton prima di fondare nel 2006 la propria cantina. Circa 8 ettari su granito. Gobelet, macerazione carbonica, senza legno.
Le colline di Morgon nel Beaujolais meridionale poggiano su granito — la roccia che definisce il carattere di questa parte della Francia viticola, distinto dal calcare delle denominazioni a nord. Granito e scisto decompositi danno ai Gamay coltivati su questi suoli una profondità e una tensione minerale che i Beaujolais di pianura non raggiungono. Karim Vionnet lavora circa 8 ettari distribuiti su più parcelle nelle aree di Morgon, Chiroubles, Fleurie e Regnié, ciascuna con la propria specificità di suolo e microclima. Le viti sono allevate a gobelet, la forma d'allevamento tradizionale del Beaujolais, con ceppi di 40–60 anni. Karim lavora il vigneto in biologico. Karim ha anche avuto la rara opportunità di lavorare una parcella di proprietà di Jules Chauvet, il padre intellettuale del movimento del vino naturale francese, che è diventata la base della sua etichetta «Du Beur Dans Les Pinards» Beaujolais-Villages.
Karim Vionnet non ha origini vinicole familiari. Adottato da bambino da Marie e Josef Vionnet a Morgon, cresce amico del nipote di Marcel Lapierre e inizia a lavorare nei vigneti a dieci anni per guadagnarsi la paghetta. Dopo il servizio come paracadutista nell'esercito francese e un breve periodo come fornaio, entra nella cantina di Jean Foillard. Lavora anche con Guy Breton. Da queste esperienze intorno ai protagonisti della scena naturale del Beaujolais matura la convinzione di produrre vino con il minimo intervento. Nel 2006 fonda la propria etichetta. All'inizio, non potendo acquistare terra, acquista uve da parcelle in affitto e lavora in spazi noleggiati. Negli anni successivi consolida la propria superficie. Oggi la figlia si affianca a lui nella cantina di famiglia.
Le uve Gamay vengono raccolte a mano. In cantina Karim usa esclusivamente la macerazione carbonica integrale: i grappoli interi entrano in serbatoi ermeticamente chiusi riempiti di anidride carbonica, dove la fermentazione avviene a livello intracellulare prima che il mosto fuoriesca dalle bucce. I serbatoi restano a tenuta d'aria durante tutta la fermentazione e la maturazione, per preservare il frutto e proteggere il vino senza bisogno di grandi quantità di solfiti. L'anidride carbonica viene rilasciata solo poco prima dell'imbottigliamento. Karim non usa botti di legno su nessuno dei suoi vini: solo acciaio inox. Il vino viene imbottigliato senza filtrare e senza chiarificare, con una quantità minima di solfiti. L'obiettivo è preservare la purezza e il frutto del Gamay, varietà che Karim considera capace di grandi profondità quando lavorata con rispetto. L'obiettivo è preservare la purezza e il frutto del Gamay — varietà che Karim considera capace di grandi profondità quando lavorata con rispetto per il territorio e per la pianta.
"<p>I vigneti del <strong>Beaujolais</strong> scendono dalle colline del <strong>Massiccio Centrale</strong> verso la pianura della <strong>Saona</strong>, tra Lione a sud e Mâcon a nord, in una striscia lunga circa <strong>55 chilometri</strong> e larga 15. Il territorio si divide in due zone distinte: a nord i rilievi granitici dei <strong>dieci Cru</strong>, dove le colline raggiungono i <strong>600 metri</strong> e i versanti sono ripidi e scoscesi con esposizioni prevalentemente a est e sud-est; a sud il Beaujolais pianeggiante, con suoli argillo-calcarei a quote tra i 150 e i 250 metri. Il confine tra le due zone si percepisce nella roccia: dove la terra diventa scura e granitica, cominciano i Cru.<br><br>La <strong>Saona</strong> scorre a est e il fiume Ardières taglia il territorio in direzione est-ovest, aprendo la principale vallata di collegamento. I versanti esposti a est e sud-est sui rilievi settentrionali sono i più vitati, mentre i crinali più alti restano coperti da <strong>boschi di querce</strong> che si alternano ai vigneti.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>Nel Beaujolais settentrionale — la zona dei Cru da Moulin-à-Vent a Saint-Amour — il <strong>granito</strong> è la roccia dominante. Affiora beige-grigiastro e si decompone in <strong>sabbie granitiche quarzose</strong> che drenano rapidamente e sono povere di nutrienti, costringendo le radici del Gamay a scendere in profondità. Il <strong>porfido</strong> e gli <strong>scisti</strong> compaiono a tratti, variando la composizione da un versante all'altro; il <strong>manganese</strong> è presente in quantità significative su alcuni vigneti di Moulin-à-Vent, dove il suolo assume una tonalità blu-violacea caratteristica.<br><br>Nel Beaujolais meridionale i <strong>calcari dorati</strong> del Giurassico sostituiscono il granito: suoli più pesanti e argillosi che trattengono bene l'acqua. Il clima è <strong>continentale</strong> nella parte nord, con influenze mediterranee che crescono scendendo verso Lione. Le estati sono calde e asciutte, con temporali violenti che possono portare grandine nei mesi di luglio e agosto. Le <strong>escursioni termiche</strong> autunnali sono marcate, specialmente nelle zone alte dei Cru.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nel Beaujolais affonda le radici nell'epoca <strong>romana</strong> — il nome della regione ricorda il vicus romano di Bellum Iacum — ma la svolta decisiva arriva nel Medioevo, quando i monaci <strong>benedettini</strong> dell'abbazia di Cluny sviluppano la coltivazione sistematica della vite. Il <strong>Gamay Nero a Succo Bianco</strong> era già coltivato in Borgogna prima del <strong>1395</strong>, anno in cui il duca Filippo il Temerario lo bandì dalla regione definendolo «cattiva e disleale pianta». Espulso dalla Borgogna, il Gamay trova terreno nelle colline granitiche del Beaujolais, dove si adatta perfettamente ai suoli acidi privi di calcare.<br><br>Il sistema di allevamento a <strong>gobelet</strong> — vite a ceppo basso senza sostegni con tre o quattro tralci corti — è la forma tradizionale dell'intera zona. Negli anni Settanta e Ottanta il fenomeno del <strong>Beaujolais Nouveau</strong> — vino giovane da macerazione carbonica da consumare entro il terzo giovedì di novembre — porta a un periodo di sovrapproduzione e standardizzazione che appiattisce la reputazione della zona per oltre un decennio.</p><h3>Oggi</h3><p>La reazione al periodo del Nouveau è arrivata con una riscoperta dei <strong>Cru</strong> come territori distinti: il <strong>Morgon</strong> con i suoi scisti in decomposizione, il <strong>Moulin-à-Vent</strong> con il manganese, il <strong>Fleurie</strong> con il granito rosa — le differenze geologiche tra i Cru sono diventate il punto di partenza per approcci produttivi distinti: macerazioni più lunghe nei suoli di scisto più ricchi di tannini, vendemmie più tarde nei graniti più freddi del nord. Questo processo ha spinto diversi produttori verso le parcelle più vecchie e le fermentazioni più lunghe, distaccandosi dalla macerazione carbonica integrale per abbracciare macerazioni classiche con lieviti indigeni.<br><br>Il <strong>gobelet</strong> ha avuto un ruolo cruciale in questa trasformazione: la forma di allevamento bassa e a ceppo libero è impossibile da meccanizzare, per cui chi mantiene il gobelet lavora già a mano e tende naturalmente verso pratiche meno interventiste. Il biologico e il <strong>biodinamico</strong> si sono diffusi soprattutto tra i produttori dei Cru settentrionali, dove le parcelle più piccole su granito rendono più gestibile la conversione. La pressione fungina sui suoli granitici acidi è mediamente meno intensa rispetto ai suoli argillosi e calcarei della pianura a est, agevolando la transizione senza trattamenti preventivi sistematici.</p>"