Nelle Terre di Marsala, Leonardo Angileri coltiva vigne ad alberello affacciate sul mare. Biologico, fermentazioni spontanee, macerazioni brevi. Progetto della famiglia Angileri, la stessa di Viteadovest. Dal 2019.
Le coste di Marsala, nella Sicilia occidentale, guardano il Canale di Sicilia e la riserva naturale dello Stagnone, la laguna con le saline dove l'acqua e il sale disegnano un paesaggio che non assomiglia a nessun'altra parte dell'isola. Qui i vigneti della famiglia Angileri crescono a pochi metri dal mare, con altitudini che restano entro i cento metri sul livello del mare. La brezza salmastra percorre i filari tutto l'anno, il sale marino si deposita sulle foglie e sulle uve. I suoli sono quelli tipici del trapanese: terreni calcarei e argillosi, con buona capacità di ritenzione idrica in un clima dove l'acqua scarseggia. Il vento da ovest — persistente e costante in questa parte della Sicilia — è il motivo per cui l'alberello è la forma d'allevamento tradizionale: le piante basse resistono meglio alle raffiche, non si spezzano, tengono i grappoli vicino al terreno riflettente.
Leonardo Angileri fonda Istinto Naturale nel 2019, recuperando alcuni ettari vitati nelle coste di Marsala. Il progetto nasce da un ramo della famiglia Angileri — la stessa che gestisce Viteadovest, la cantina del cugino Vincenzo Angileri. L'idea di Leonardo è di lavorare le proprie vigne con piena autonomia produttiva, attingendo alla memoria familiare: i nonni vendemmiavano insieme nel chiano, il cortile comune circondato dalle case dei parenti, pigiavano le uve nel palmento condiviso e lasciavano fermentare il mosto nelle botti. Quella visione di cantina domestica, olfattiva e concreta, è il riferimento da cui Leonardo parte. L'obiettivo è produrre vini che raccontino l'aria salmastra, la solarità e la sapidità del territorio marsalese, senza mascherature chimiche.
La gestione agronomica è biologica: nessun prodotto di sintesi, nessun diserbo, riduzione progressiva del rame. Le vigne sono condotte ad alberello, forma che si adatta naturalmente ai venti costieri. Le uve si raccolgono a mano. In cantina Leonardo lavora con fermentazioni spontanee di lieviti indigeni. Le macerazioni sono tendenzialmente brevi — la vinificazione in bianco classica prevede poco o nessun contatto con le bucce, per preservare la freschezza e la salinità delle uve costiere. Il vino matura in contenitori neutri prima dell'imbottigliamento. Parte della produzione è pensata per il consumo immediato; altre etichette sono destinate a un affinamento più lungo. Nessun additivo, nessun intervento chimico. Nessun additivo, nessun intervento chimico: il vino segue il carattere della costa marsalese. Il progetto Istinto Naturale prende il nome dalla logica che guida ogni scelta: lasciare che la vite, il suolo e il clima parlino senza intermediari. Leonardo Angileri porta avanti questa filosofia con la stessa determinazione con cui la famiglia coltiva queste vigne da generazioni.
"<p>La punta estrema occidentale della Sicilia si apre sul <strong>Canale di Sicilia</strong> davanti alle <strong>Isole Egadi</strong>, in un paesaggio quasi pianeggiante dove la vite si distende su un altopiano calcareo che scende gradualmente al mare da <strong>nord a sud</strong>. La città di <strong>Marsala</strong> occupa il punto più avanzato verso ovest, e intorno a lei i vigneti si alternano agli oliveti e alle saline che costeggiano la laguna. Non ci sono rilievi significativi — il territorio raramente supera i <strong>100 metri</strong> — ma la morfologia aperta consente ai <strong>venti dal Mediterraneo</strong> di attraversare le vigne senza ostacoli, modificando il microclima in modo costante.<br><br>L'hinterland di Marsala si estende verso nord verso <strong>Trapani</strong> e verso est verso <strong>Alcamo</strong>, coprendo la zona occidentale della Sicilia in un continuum di colture miste dove la vite ha sempre condiviso lo spazio con il grano. La fascia costiera è piatta, con i vigneti più vicini al mare esposti all'umidità salina delle brezze; quelli più interni, a qualche chilometro dalla costa, trovano condizioni leggermente più secche e soleggiate.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La piattaforma calcarea che forma l'altopiano dell'estremo ovest siciliano è la base geologica di tutto il comprensorio. I suoli sono <strong>calcareo-argillosi</strong>, compatti nelle zone più basse, più friabili e drenanti sui versanti lievemente inclinati verso il mare. La <strong>terra rossastra</strong> — il tipico suolo ferallittico della Sicilia occidentale ricco di ossidi di ferro — copre lo strato superficiale nelle zone più elevate; nelle pianure costiere l'argilla si mescola con sabbie e lievi depositi marini.<br><br>Il clima è tra i più caldi e asciutti d'Italia: l'estate è praticamente priva di piogge da giugno ad agosto, con temperature che superano i <strong>35-38 gradi</strong> nelle ore centrali. Lo <strong>scirocco</strong> da sud-est porta ondate di calore secco dall'Africa tra agosto e settembre, accelerando la maturazione nelle settimane prima della vendemmia. L'<strong>umidità marina</strong> delle brezze attutisce le punte più estreme, ma non raffresca: funziona piuttosto come moderatore notturno, rallentando il raffreddamento e mantenendo temperature miti anche di notte.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nell'area risale alle colonie <strong>fenicia e punica</strong> che dominarono la Sicilia occidentale prima della conquista romana: Mozia — sull'isola nello stagno di Marsala — era una città fenicia con produzione vinicola documentata. I Romani ereditano e ampliano la produzione. La <strong>dominazione araba</strong> dal IX all'XI secolo rallenta la produzione vinicola ma non la elimina; dopo la Reconquista normanna la vite riprende spazio.<br><br>La storia moderna del Marsala parte dal <strong>1796</strong>, quando il commerciante inglese <strong>John Woodhouse</strong>, sorpreso da una tempesta nel porto di Marsala, aggiunge acquavite al vino locale per stabilizzarlo per i lunghi viaggi in mare. Il prodotto ha successo, e il modello del <strong>vino liquoroso</strong> da <strong>Grillo, Catarratto e Inzolia</strong> con aggiunta di mosto concentrato e alcol diventa il sistema produttivo dominante per quasi due secoli, legando il nome di Marsala al vino da cucina nella percezione comune del Novecento.</p><h3>Oggi</h3><p>La reazione all'identificazione di Marsala con il vino da cucina ha spinto diversi produttori verso la valorizzazione dei vitigni locali come <strong>vini da tavola secchi</strong>. Il <strong>Grillo</strong> — incrocio naturale tra Catarratto e Zibibbo documentato nell'Ottocento — produce bianchi di buona struttura su questi suoli calcarei, con profilo che nulla ha a che fare con i vini liquorosi del passato; la buccia spessa resiste alle temperature estreme senza perdere freschezza.<br><br>L'<strong>alberello trapanese</strong> — sistema di allevamento a ceppo basso senza sostegni, adattato all'aridità — sopravvive in molti vigneti della zona, compresi alcuni con <strong>viti di 50-60 anni</strong> su piede franco in suoli sabbiosi che la fillossera non ha toccato. Chi mantiene l'alberello lavora necessariamente a mano, e questa condizione strutturale ha favorito conversioni al <strong>biologico</strong>: la siccità estiva rende i trattamenti anticrittogamici quasi superflui da giugno in poi, e l'aria costante delle brezze marine asciuga le vigne rapidamente nelle fasi più a rischio in primavera.<br><br>Lo <strong>Zibibbo</strong> — il Moscato di Alessandria — resiste in piccoli appezzamenti sulle zone costiere più calde, dove viene vinificato sia in versione secca sia in versione passita con appassimento delle uve su graticci al sole. Il <strong>Catarratto</strong>, varietà dominante per superficie in tutta la Sicilia occidentale, trova qui espressioni più marine e sapide rispetto all'interno dell'isola.</p>"