A Montalcino, le gemelle Margherita e Francesca Padovani coltivano 4,2 ettari di Sangiovese biodinamico su tre parcelle distinte. Prima vendemmia 1999. Cresciute a Milano, vivono in tenuta dal 1997.
Tre parcelle intorno a Montalcino, nel cuore della Toscana meridionale: Vigna del Bosco, raggiungibile solo attraverso un sentiero tra gli alberi; Vigna della Strada, sul lato più soleggiato; Vigna Alberello, con le viti a gobelet che tengono i grappoli vicino al suolo. Il comune di Montalcino si alza a sud di Siena, su un crinale che domina la Val d'Orcia e la Val di Merse. La tenuta di Fonterenza si distribuisce su tre parcelle per un totale di 4,2 ettari vitati: Vigna del Bosco (2 ettari), Vigna della Strada (1,7 ettari) e Vigna Alberello (0,5 ettari). I terreni di questa parte di Montalcino combinano galestro e argille, con strutture che variano tra le parcelle. Vigna del Bosco è raggiungibile percorrendo un lungo sentiero tra i boschi, circondata da alberi su tutti i lati — una posizione che le sorelle Padovani considerano eccezionale, quasi un cru. Vigna Alberello si distingue per esposizione e composizione del suolo diverse rispetto alle altre due, e per l'allevamento a gobelet che tiene le uve vicino al terreno. Il clima di Montalcino risente sia dell'influenza del mare che delle montagne dell'Amiata, con escursioni termiche pronunciate. Oltre ai vigneti, la tenuta comprende 5 ettari di oliveto.
La fattoria di famiglia era a Montalcino fin dagli anni Settanta, ma senza vigne. Margherita e Francesca Padovani, sorelle gemelle cresciute a Milano, decidono nel 1997 di trasferirsi stabilmente nella tenuta, inizialmente per produrre olio d'oliva. Margherita pianta i primi vigneti nel 1999, scegliendo fin dall'inizio di escludere la chimica dai trattamenti. Francesca entra presto nel progetto. Nuovi impianti seguono nel 2002 e nel 2005. La scelta dei metodi biologici porta progressivamente verso la viticoltura biodinamica, con preparati, calendario lunare e attenzione alla vitalità del suolo. Nel 2012 il Cabernet Sauvignon impiantato inizialmente su una parte della superficie viene reinnestato a Sangiovese. Nel 2020 le sorelle acquisiscono un nuovo vigneto sul Monte Amiata, dove piantano otto diverse varietà locali di uve bianche.
L'intera superficie è vitata quasi esclusivamente a Sangiovese. Vigna Alberello è allevata a gobelet, le altre a Guyot. La gestione è biodinamica, con lavoro manuale nei vigneti e uso di preparati. Le uve si raccolgono a mano, parcella per parcella. In cantina Margherita e Francesca lavorano senza lieviti selezionati: le fermentazioni partono spontaneamente. I vini maturano in botti di rovere di diverse dimensioni prima dell'imbottigliamento. La filtrazione e la chiarifica non vengono praticate. I solfiti vengono usati solo in dosi minime quando necessario. La produzione comprende vini da uve di proprietà — Brunello di Montalcino da Vigna del Bosco, Rosso di Montalcino, rosato — e alcune etichette da uve prese in affitto su parcelle vicine di vecchie viti di Malvasia, Trebbiano e Procanico, vinificate in macerazione sulle bucce.
"<p>Il paese di <strong>Montalcino</strong> occupa un colle di <strong>564 metri</strong> che emerge dalla Val d'Orcia come un bastione isolato, visibile a decine di chilometri di distanza nei pomeriggi limpidi. I vigneti si distribuiscono su tutti i versanti della collina e dei rilievi circostanti, scendendo dai <strong>600 metri</strong> delle posizioni più alte fino ai <strong>150-200 metri</strong> dei fondovalle dove si aprono le piane dell'<strong>Ombrone</strong> e dell'<strong>Orcia</strong>. Questa variazione di quota — quasi 450 metri di dislivello all'interno della stessa zona produttiva — crea condizioni climatiche molto diverse tra i vigneti settentrionali più freschi verso <strong>Camigliano</strong> e quelli meridionali più caldi verso <strong>Castelnuovo dell'Abate</strong>.<br><br>Il massiccio del <strong>Monte Amiata</strong> a sud-est protegge il territorio dalle perturbazioni meridionali e agisce da punto di condensazione delle nuvole, per cui Montalcino riceve meno pioggia rispetto al Chianti classico pur essendo più a sud. Questa posizione privilegiata — riparata a est dall'Appennino, a sud dall'Amiata, aperta a nord verso la pianura — ha costruito un microclima che consente al <strong>Sangiovese Grosso</strong> di maturare completamente senza accumulare i livelli di calore tipici della Maremma.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia di Montalcino è quella dell'Appennino toscano meridionale. Il <strong>galestro</strong> — marne argillose grigio-azzurre che si sgretolano facilmente in scaglie quando vengono esposte all'aria — affiora sui versanti del versante nord e ovest, dove drena rapidamente e produce suoli sottili poveri di sostanza organica. L'<strong>alberese</strong> — calcare compatto e duro — caratterizza le zone più meridionali e i versanti più esposti al sole, creando suoli più pesanti che trattengono meglio l'umidità. Nelle zone di fondovalle e sui terrazzi fluviali dell'Ombrone i suoli si fanno più sabbiosi e profondi, con composizione alluvionale.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo continentale</strong>, con la specificità di una siccità estiva più intensa rispetto alla media toscana per via dell'effetto schermante dell'Amiata. Le precipitazioni si concentrano in primavera e autunno; luglio e agosto sono quasi completamente asciutti, con temperature che raggiungono i <strong>35 gradi</strong> nelle zone più basse. Le notti restano relativamente fresche anche in estate grazie all'altitudine del paese, creando <strong>escursioni termiche</strong> che rallentano la maturazione del Brunello e consentono di preservare acidità fino alla vendemmia di ottobre e novembre.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura a Montalcino è documentata dall'epoca <strong>etrusca e romana</strong>: il territorio della Val d'Orcia faceva parte delle grandi proprietà agricole romane che rifornivano le città toscane. Nel Medioevo la <strong>Repubblica di Siena</strong> controlla Montalcino — l'ultimo baluardo senese cadde ai Medici nel <strong>1559</strong> — e il vino locale circola nelle rotte commerciali della città. La svolta moderna arriva nella seconda metà dell'<strong>Ottocento</strong> quando Clemente Santi prima, e poi il nipote Ferruccio Biondi-Santi, isolano la varietà <strong>Brunello</strong> — il Sangiovese Grosso locale — dai vecchi vigneti e la vinificano separatamente come vino di lungo affinamento.<br><br>Il riconoscimento ufficiale come denominazione arriva nel <strong>1980</strong>, con una delle prime DOCG italiane. Negli anni Ottanta e Novanta arriva un'ondata di investitori esterni — da altre regioni e dall'estero — che trasforma Montalcino da territorio di tradizione familiare a zona di interesse internazionale, portando capitali e tecnologie ma anche stili di vinificazione più interventisti che creano un dibattito sulla fedeltà al territorio.</p><h3>Oggi</h3><p>Montalcino vive da vent'anni una tensione costruttiva tra chi produce il Brunello con lunghi affinamenti in <strong>botte grande</strong> di rovere slavone — seguendo il modello tradizionale che porta in commercio il vino non prima di cinque anni — e chi lavora con <strong>barrique e tonneaux</strong> su macerazioni più brevi. Questa tensione ha stimolato una riflessione più profonda sul territorio che ha spinto anche verso la viticoltura biologica e verso la valorizzazione delle differenze tra le <strong>aree geografiche aggiuntive</strong> — Castelnuovo dell'Abate, Camigliano, Villa a Tolli — che identificano zone con caratteristiche diverse all'interno del comprensorio.<br><br>Il <strong>biologico</strong> ha avanzato progressivamente su tutti i versanti, agevolato dalla siccità estiva e dalla ventilazione costante che riduce la pressione fungina nei mesi critici. I versanti di <strong>galestro</strong> — friabili e ben drenanti — rispondono particolarmente bene all'inerbimento, che stabilizza il suolo contro l'erosione delle piogge primaverili e aumenta la biodiversità microbica nel profilo radicale.<br><br>Diversi produttori hanno recuperato negli ultimi vent'anni vecchie <strong>selezioni massali</strong> di Brunello — materiale vegetale prelevato da vigne storiche del territorio anziché da cloni selezionati — piantando con queste selezioni su nuove parcelle o reinterpretando i vigneti più antichi. Il <strong>Rosso di Montalcino</strong>, il vino di seconda scelta che esce prima del Brunello, ha trovato interesse come prodotto più leggibile nell'immediato, con diversi produttori che lo curano con la stessa attenzione del vino di punta.</p>"