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Domaine du Facteur

A Noizay, in Vouvray sulla Loira, Fabien Brutout e Mathieu Cosme fondano nel 2013 il Domaine du Facteur. Circa 4 ettari, Chenin Blanc di 90 anni su tuffeau. Biologico e biodinamico. Senza solfiti.

Il tuffeau della Loira è la ragione per cui Vouvray esiste: roccia calcarea soffice, bianco-giallastra, che si taglia, si scava, si usa per costruire cantine e case rupestri lungo il fiume, e nutre le radici del Chenin Blanc con una mineralità che nessun altro suolo può replicare allo stesso modo. Noizay è un comune sulla riva destra della Loira in Touraine, nel cuore dell'AOC Vouvray — la denominazione costruita interamente su una sola varietà. Su questo substrato il Chenin Blanc esprime longevità e complessità eccezionali: acidità pronunciata, mineralità calcarea, profumi che spaziano dalla mela verde alla cera d'api, con capacità di evoluzione in bottiglia per decenni. Il domaine di Fabien Brutout e Mathieu Cosme controlla circa 4 ettari: 2 in AOC Vouvray e 2 nell'adiacente Côteau du Loir. Le viti hanno un'età media di 90 anni — piante piantate nella ricostruzione del vigneto loirese dopo la filossera, con radici profonde nel tuffeau.

Fabien Brutout lavora per due anni con Sébastien Brunet nell'appellation Vouvray dopo aver completato i suoi studi enologici. Nel 2013 coglie l'opportunità di avviare un proprio progetto e si associa con Mathieu Cosme per fondare il Domaine du Facteur. Il nome è diretto e senza ornamenti — «il domaine del postino» — in controtendenza rispetto all'eufemismo poetico comune nei nomi dei vignaioli. Fabien negli anni recupera la piena proprietà dei vigneti in Vouvray ed espande con nuove parcelle nel Côteau du Loir. La gestione è biologica e biodinamica: il suolo è al centro delle priorità, con la consapevolezza che viti di novant'anni radicate nel tuffeau loirese non hanno bisogno di aiuti chimici per produrre uve straordinarie.

Fabien vendemmia a mano, con selezione accurata dei grappoli. Le uve fermentano con i lieviti indigeni in barrique, senza inoculazioni esterne. Il vino poi affina per 12 mesi in barrique sui propri lieviti, sviluppando complessità senza cedere note legnose eccessive. Prima dell'imbottigliamento non si esegue né chiarifica né filtrazione. Nessun solfito aggiunto in nessuna fase. Il Chenin Blanc di novant'anni su tuffeau loirese, lasciato affinare senza manipolazioni: è la proposta del Domaine du Facteur — un vino che racconta la Loira attraverso le sue radici più antiche, e che Fabien considera incompleto fino a quando non ha trascorso il tempo necessario in botte per trovare il proprio equilibrio. La filosofia di Fabien è semplice: il Chenin Blanc di novant'anni non ha bisogno di essere migliorato. Ha bisogno di tempo, di un suolo sano, di una cantina che sappia aspettare. Il Domaine du Facteur aspetta.

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Vouvray, Loira

"<p><strong>Vouvray</strong> si distende sulla <strong>riva destra della Loira</strong>, a est di <strong>Tours</strong>, su un altopiano calcareo che guarda verso il fiume tra i <strong>40 e i 120 metri</strong> di quota. Il paesaggio è quello della <strong>Touraine</strong>: vigneti su versanti dolci che scendono verso il fiume, boschi di querce sui plateau, e soprattutto le <strong>caves troglodytes</strong> — le cantine scavate direttamente nel <em>tuffeau</em>, la pietra calcarea giallastra che costituisce il substrato e che si lavora con uno scalpello come il legno tenero. Queste caverne naturali o artificiali nel calcare mantengono temperatura e umidità costanti tutto l'anno, per cui sono state usate come cantine per affinare i vini di Chenin Blanc per secoli.<br><br>Il comprensorio conta circa <strong>2000 ettari</strong> e comprende otto comuni, con il villaggio di <strong>Vouvray</strong> come centro storico e le zone di <strong>Rochecorbon, Vernou-sur-Brenne, Noizay</strong> come punti di riferimento qualitativo. Tutta la produzione — senza eccezioni — usa il <strong>Chenin Blanc</strong> come unica varietà, un monogrado varietale raro in Francia che conferisce al comprensorio un carattere identitario assoluto.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>Il <strong>tuffeau</strong> è il cuore geologico di Vouvray: calcare morbido e poroso del <strong>Cretaceo Turoniano</strong> — depositato circa <strong>90 milioni di anni fa</strong> quando il Bacino parigino era un fondale marino poco profondo — che si stratifica in blocchi di colore giallo-bianco sotto pochi centimetri di suolo superficiale. La porosità del tuffeau è straordinaria: assorbe l'acqua delle piogge e la rilascia lentamente alle radici nel corso dell'estate, funzionando come serbatoio idrico naturale che protegge le viti dalla siccità estiva. Sopra il tuffeau si trovano strati di <strong>argilla-selciosa</strong> e <strong>ghiaie fluviali</strong> che variano per composizione da parcella a parcella.<br><br>Il clima è <strong>oceanico continentale</strong>: fresco per la latitudine nordica della Loira, con primavere instabili e rischio di <strong>gelate tardive</strong>, estati tiepide e autunni lunghi che si protraggono spesso fino a novembre. Le perturbazioni atlantiche portano piogge abbondanti in primavera; il canale della Loira crea un microclima più mite rispetto al plateau circostante, con le nebbie autunnali che — come a Tokaj — favoriscono la <strong>Botrytis cinerea</strong> nelle annate adatte. I raccolti di Vouvray sono tra i più tardivi di Francia, spesso completati in <strong>novembre</strong>.</p><h3>Storia</h3><p>I monaci di <strong>Marmoutier</strong> — l'abbazia fondata da San Martino di Tours nel <strong>372 d.C.</strong> proprio sulle rive della Loira vicino a Vouvray — coltivano i vigneti sul tuffeau per oltre mille anni, e sono probabilmente responsabili della selezione e dello sviluppo del <strong>Chenin Blanc</strong> come varietà dominante. Il primo riferimento documentato all'uva di Vouvray risale al <strong>845</strong>; il nome Chenin appare nel <strong>1445</strong> in un documento dell'abbazia di Glanfeuil.<br><br>L'<strong>appellazione AOC Vouvray</strong> viene riconosciuta nel <strong>1936</strong>, tra le prime in Francia. La zona produce tradizionalmente un ampio spettro di stili — secco (<em>sec</em>), semi-dolce (<em>demi-sec</em>), dolce (<em>moelleux</em>), pétillant e spumante metodo tradizionale — tutti basati sullo stesso Chenin Blanc in stadi diversi di maturazione. La capacità del Chenin di esprimere stili così diversi dalla stessa varietà sullo stesso suolo è una caratteristica unica della Loira.</p><h3>Oggi</h3><p>Il grande dibattito contemporaneo di Vouvray riguarda lo stile: secco o dolce? Per decenni i <em>demi-sec</em> e i <em>moelleux</em> erano il prodotto più richiesto dal mercato; oggi la domanda di <strong>Chenin Blanc secco</strong> è in forte crescita, con i produttori biologici in prima linea nel proporre interpretazioni ferme che esprimono direttamente la mineralità del tuffeau senza il velo del residuo zuccherino.<br><br>Il biologico e il biodinamico si sono diffusi rapidamente a Vouvray nell'ultimo ventennio: il tuffeau è un substrato che risponde particolarmente bene alle pratiche biologiche per la sua porosità — il drenaggio rapido impedisce i ristagni che favoriscono le malattie del suolo — e per la sua ricchezza in calcio, che tampona l'acidità e crea condizioni stabili per la microbiologia del suolo. Diversi produttori lavorano in <strong>biodinamica</strong>, con le preparazioni Steiner-Pfeiffer sulle parcelle storiche.<br><br>Il <strong>pétillant naturel</strong> — la rifermentazione in bottiglia senza sboccatura che produce bollicine fini e vino torbido — ha trovato a Vouvray una tradizione autentica da rivendicare: il <em>pétillant de Vouvray</em> era già prodotto empiricamente nei secoli scorsi quando le fermentazioni si completavano in bottiglia. Oggi questa tradizione viene recuperata con metodi più precisi, usando il Chenin Blanc della prima raccolta — più acido e meno strutturato — per ottenere le bollicine più fini e il residuo dolce bilanciato dall'acidità naturale del tuffeau.</p>"

Vouvray, Loira

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