A Orschwihr, Alsazia meridionale, Domaine Camille Braun coltiva 15 ettari in biodinamica dal 2005. Parcelle nel Grand Cru Pfingstberg (documentato dal 1299). Terza generazione — Riesling, Gewurztraminer, Muscat. Viticoltura familiare, biologico certificato.
Il Grand Cru Pfingstberg esiste nella documentazione scritta dal 1299: un vigneto di Orschwihr, nell'Alsazia meridionale del Haut-Rhin, a sud di Colmar, dove la Route des Vins scende verso Thann e le colline dei Vosgi si fanno più alte e boscose. È un territorio di grandi vigneti con suoli diversificati: granito, calcare, marne argillose, a seconda del cru e dell'esposizione. Il Grand Cru Pfingstberg — il vigneto più importante del comune di Orschwihr — è documentato fin dal 1299 e rappresenta uno di quei luoghi dove la viticoltura alsaziana ha radici medievali ininterrotte. Accanto al Pfingstberg, il domaine Braun coltiva parcelle nel Bollenberg, nel Lippelsberg, nell'Effenberg e nel Meissenberg: quattro vigneti di carattere diverso, con esposizioni e suoli specifici che danno origini a vini distinti. Il clima di questa zona, più protetto dai Vosgi rispetto all'Alsazia settentrionale, è caldo e soleggiato in estate, con vendemmie tardive che permettono la maturazione piena anche dei vitigni aromatici. Orschwihr è un paesino tranquillo, circondato da vigne, con il ritmo lento dei villaggi alsaziani dove l'architettura con travi in legno e i cortili fioriti raccontano secoli di storia condivisa tra francese e tedesco.
La storia del domaine inizia nel 1960, quando Camille Braun prende in mano l'azienda di famiglia — fino ad allora in policoltura — e decide di convertirla interamente alla viticoltura. Con sua moglie Marguerite, Camille trasforma gradualmente il domaine: da 2,5 ettari del dopoguerra a 8 ettari nel 1987. Una crescita lenta, costruita vendemmia dopo vendemmia, che porta il nome della famiglia a essere conosciuto nella zona. La terza generazione è quella di Christophe e Chantal Braun, che hanno portato il domaine ai 15 ettari attuali e hanno avviato la conversione biologica — prima organica per molti anni, poi con la certificazione biodinamica nel 2005. È una scelta non banale per un domaine di 15 ettari: la biodinamica richiede un impegno quotidiano diverso da qualsiasi altra forma di agricoltura, e applicarla a questa scala richiede organizzazione, conoscenza e una visione del territorio come sistema vivente.
I 15 ettari di Domaine Camille Braun sono coltivati interamente in biodinamica certificata, seguendo i principi di Rudolf Steiner applicati alla viticoltura. Le varietà principali sono quelle classiche dell'Alsazia: Riesling, Gewurztraminer, Muscat, Pinot Auxerrois e Pinot Bianco. Le parcelle nel Grand Cru Pfingstberg producono i vini di punta, dove il suolo calcaro-marnoso di questo cru storico si traduce in una tensione minerale caratteristica. Accanto ai vini fermi, il domaine produce anche il Crémant d'Alsace “Origine”: 60% Pinot Auxerrois e 40% Pinot Bianco, vinificato con il metodo tradizionale. La gestione in vigna privilegia la salute del suolo e della vite sul lungo periodo: preparati biodinamici, inerbimento, lavori manuali, attenzione ai calendari lunari. In cantina i vini vengono lavorati con rispetto per la materia prima, cercando di esprimere ciascuna parcella nella sua specificità.
"<p>I vigneti dell'Alsazia si arrampicano lungo la striscia pedemontana che corre parallela al <strong>Reno</strong> per circa <strong>170 chilometri</strong>, dal confine tedesco a nord fino ai dintorni di <strong>Mulhouse</strong> a sud. A est si apre la pianura renana, piatta e boscosa; a ovest si alzano i <strong>Vosgi</strong>, la catena montagnosa che supera i <strong>1.400 metri</strong> nel Ballon de Guebwiller e funge da barriera naturale contro i venti umidi atlantici. Le vigne si incastrano nella fascia pedemontana tra i <strong>175 e i 400 metri</strong>, strette tra i boschi di querce e castani che salgono verso le creste e la pianura che scende verso il fiume.<br><br>Il profilo varia da nord a sud: nella parte settentrionale intorno a Barr e Andlau le colline sono più dolci e i versanti meno inclinati; scendendo verso <strong>Colmar</strong> e poi verso <strong>Guebwiller</strong> i pendii si fanno più ripidi e le esposizioni più nettamente a est e sud-est. Fiumi come il <strong>Fecht</strong>, il Weiss e il Lauch scendono dai Vosgi attraversando la zona viticola in direzione del Reno, tagliando vallate laterali dove il microclima varia sensibilmente rispetto alle colline adiacenti.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La varietà geologica dell'Alsazia è tra le più alte d'Europa viticola: le <strong>faglie</strong> che hanno separato la pianura renana dai Vosgi durante l'<strong>Oligocene</strong> hanno portato in superficie formazioni di età e composizione molto diverse, compresse in una striscia larga pochi chilometri. Il <strong>granito</strong> affiora nelle zone più settentrionali intorno ad Andlau e Barr, dove drena rapidamente e si riscalda velocemente al sole. Più a sud, intorno a Dambach-la-Ville e Mittelbergheim, compaiono gli <strong>scisti rossi</strong> di derivazione vulcanica che trattengono più calore. Le <strong>marne e i calcari giurassici</strong> si concentrano nella zona centrale tra Obernai e Colmar, dove il suolo diventa più pesante e profondo. Intorno a Guebwiller affiorano il <strong>granito porfirico</strong> e i <strong>calcari ooliti</strong>, mentre il <strong>loess</strong> — depositi eolici sottili e polverosi — copre i versanti più bassi di tutta la zona.<br><br>Il clima è semi-continentale, tra i più secchi di Francia: i Vosgi intercettano le perturbazioni atlantiche prima che raggiungano la zona viticola, così che Colmar registra meno di <strong>500 mm annui</strong> di pioggia. Le estati sono calde e asciutte, gli autunni prolungati e soleggiati. Le escursioni termiche tra giorno e notte in settembre e ottobre superano spesso i 15-18 gradi, allungando il periodo utile prima della vendemmia.</p><h3>Storia</h3><p>Tracce di viticoltura in Alsazia risalgono all'epoca romana, ma è nel Medioevo che la zona assume un'importanza commerciale enorme. Tra il IX e il XV secolo l'Alsazia esporta vino lungo il Reno verso i Paesi Bassi e il nord Europa, con le città renane e i monasteri che fungono da intermediari per scambi su larga scala. Il <strong>Riesling</strong> si afferma come vitigno principale sui versanti meglio esposti a partire dal <strong>XV-XVI secolo</strong>, occupando le esposizioni a est e sud-est dove la maturazione è più completa. Il <strong>Gewurztraminer</strong> — già conosciuto come <strong>Traminer</strong> — si diffonde nelle zone centrali, mentre il <strong>Pinot Grigio</strong> si installa sulle posizioni più calde.<br><br>La storia politica ha segnato profondamente il territorio: tra il <strong>1870 e il 1918</strong> l'Alsazia fa parte dell'Impero tedesco, e di nuovo tra il <strong>1940 e il 1945</strong>. Questi passaggi hanno influenzato le varietà coltivate, avvicinando la zona alla tradizione dei vini aromatici tedeschi, e il sistema delle denominazioni. Con il ritorno definitivo alla Francia nel 1945 nasce il sistema delle appellations, che porta nel 1975 all'<strong>Alsace Grand Cru</strong> e alla codificazione di 51 lieux-dits specifici.</p><h3>Oggi</h3><p>L'Alsazia conta una concentrazione significativa di aziende in regime <strong>biologico e biodinamico</strong>, con una tradizione che risale agli <strong>anni Settanta</strong> quando alcune famiglie di vignaioli scelgono di abbandonare i <strong>pesticidi di sintesi</strong> introdotti nel dopoguerra. La morfologia collinare ha favorito questa tendenza: i versanti ripidi rendono impossibile la <strong>meccanizzazione</strong> pesante, il lavoro si fa a mano tra i filari, e la viticoltura su parcelle spesso inferiori ai <strong>2 ettari</strong> si adatta naturalmente a pratiche più attente al suolo.<br><br>L'<strong>inerbimento</strong> dei filari si è diffuso negli ultimi trent'anni come risposta al rischio di erosione sui pendii più inclinati, dove le piogge possono asportare rapidamente il suolo scoperto. Le erbe spontanee crescono tra le vigne, vengono sfalciate in estate e lasciate decomporre sul terreno, mentre i <strong>sovesci</strong> di leguminose coprono il suolo nei mesi invernali.<br><br>In cantina, il recupero delle fermentazioni con contatto sulle bucce per i bianchi — pratica praticamente abbandonata con l'industrializzazione degli anni Sessanta e Settanta — si è sviluppato a partire dagli anni Novanta in alcune aziende, soprattutto per il <strong>Pinot Grigio</strong> e il <strong>Gewurztraminer</strong>. L'utilizzo di <strong>lieviti indigeni</strong> e la riduzione dell'<strong>anidride solforosa</strong> sono diventati orientamenti condivisi da una parte crescente di produttori, senza che questo implichi un cambiamento generalizzato: la maggioranza delle aziende alsaziane lavora con metodi convenzionali o tradizionali.</p>"