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Domaine Antoine Lienhardt
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Domaine Antoine Lienhardt

Sulla Côte de Nuits, tra Digione e Beaune, Antoine Lienhardt è la quarta generazione di una famiglia presente dalla seconda metà del XIX secolo. Cantina ripresa nel 2011 dopo anni di pausa. Biologico e biodinamica dal 2016. Pinot Nero.

Tra Gevrey-Chambertin e Nuits-Saint-Georges, le parcelle di Côte de Nuits-Villages occupano i margini del territorio più celebre della Borgogna: suolo argillo-calcareo su substrato di calcare oolitico. La Côte de Nuits è la parte settentrionale della Côte d'Or borgognona, quella dove i grandi vini rossi hanno trovato la loro forma definitiva: Gevrey-Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny, Vosne-Romanée, Nuits-Saint-Georges. Tra Digione e Beaune, questo sistema di colline calcari con esposizione est ha prodotto per secoli il Pinot Nero più rinomato del mondo. I suoli sono argillo-calcarei su substrato di calcare oolitico, con variazioni significative a seconda della quota e della posizione sulla pendice. Il domaine Lienhardt si trova in questo tessuto viticolo denso di storia, con parcelle nel Côte de Nuits-Villages — l'appellation periferica che comprende i vigneti sui bordi delle zone più famose, dove il suolo e il microclima mantengono il carattere borgognone senza i prezzi dei grand cru. Le vigne crescono su terreni profondi con dolce pendio: un calcare noto per i suoi cave, la sua capacità di conservare l'umidità e di produrre vini freschi e fruttati, con quella mineralità da gesso che distingue la Borgogna dal resto del mondo.

Il primo a possedere queste terre fu Gustave Guyot, che le acquistò nella seconda metà del XIX secolo. Maurice Guyot — la generazione successiva — è stato uno dei primi viticoltori della zona a commercializzare il proprio vino in bottiglia, scelta non scontata in un'epoca in cui il vino sfuso era la norma. Maurice è morto nel 2018 a 95 anni, lasciando una cantina e una storia. Tra il 1992 e il 2011 l'azienda è rimasta ferma, in pausa. Nel 2011 Antoine Lienhardt decide di riprendere le redini dopo aver maturato esperienze in cantine diverse: Chablis, Chambolle-Musigny, poi il Sud Africa. Ogni tappa gli ha dato qualcosa di diverso. Le sue due passioni — la natura e la cultura enogastronomica — lo portano a sviluppare un approccio sempre più attento all'ecologia del vigneto. Nel 2016 converte l'azienda al biologico e alla biodinamica. Nel 2017 si unisce la partner Heloise, che gestisce l'amministrazione, le fiere e l'import-export.

I vini di Antoine Lienhardt si concentrano sul Pinot Nero, il vitigno per eccellenza della Côte de Nuits. La raccolta avviene a mano, con raccolta al momento di maturazione ottimale. La gestione in vigna è biologica e biodinamica certificata, con attenzione ai cicli lunari, alla salute del suolo e alle risorse idriche. Antoine descrive la cantina come “l'esaltazione della cultura biologica e biodinamica unite da un nesso comune” — curare la vigna, il suolo e le risorse idriche come atto etico prima che produttivo. Tra le cuvées la Les Plantes Aux Bois (Côte de Nuits-Villages) e la Aux Vignottes (Pinot Nero dal cuore della Côte de Nuits), prodotte in piccole quantità su parcelle lavorare secondo le pratiche biodinamiche. La filosofia è quella di una restituzione: rendere al territorio quello che il territorio ha dato alla famiglia Lienhardt-Guyot nel corso di quattro generazioni.

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Côte de Nuits, Borgogna

"<p>La <strong>Côte de Nuits</strong> è la metà settentrionale della <strong>Côte d'Or</strong>, che scende da Marsannay-la-Côte appena a sud di <strong>Digione</strong> fino a Corgoloin, dove inizia la Côte de Beaune. È una striscia di terra di circa <strong>22 chilometri</strong> di lunghezza su un fronte che raramente supera i due chilometri di larghezza, orientato da nord-ovest a sud-est verso la pianura della <strong>Saona</strong>. Su questo territorio ristretto si concentra la più alta densità di vigneti di eccellenza mondiale — in nessuna altra zona una superficie così piccola ospita così tanti Grand Crus.<br><br>I grandi comuni viticoli si susseguono: <strong>Gevrey-Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny, Vougeot, Vosne-Romanée, Nuits-Saint-Georges</strong>. Ognuno ha una personalità riconoscibile costruita su secoli di osservazione del <strong>Pinot Nero</strong>: più austero e potente a Gevrey, più floreale e aereo a Chambolle, più vellutato e complesso a Vosne.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia è quella di una <strong>cuesta</strong> — morfologia creata da un fronte di rocce calcaree che degrada da ovest a est, con i calcari duri in sommità e le marne morbide sul versante. I suoli del versante mediano — dove si concentrano i Grand Crus — sono un mix di <strong>ghiaie calcaree</strong>, <strong>argille rosse</strong> residuali e limo; la composizione varia a ogni pochi metri di quota, spiegando come parcelle adiacenti producano vini radicalmente diversi. Il calcare è prevalentemente <strong>giurassico</strong>, formatosi tra <strong>150 e 170 milioni di anni fa</strong>; gli <strong>oolithe</strong> calcarei bianchi dominano nella parte alta del versante, le marne argilllose nella parte bassa.<br><br>Il clima è <strong>continentale</strong>: inverni freddi, estati calde, autunni prolungati. La <strong>grandine</strong> è un rischio concreto in estate, e le gelate primaverili possono colpire i vigneti esposti a est nelle notti senza vento.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nella Côte de Nuits è di origine <strong>romana</strong>: Nuits-Saint-Georges era un importante centro di scambi sulla Via Agrippa, e la vite era già coltivata su questi versanti in epoca imperiale. La svolta decisiva arriva nel Medioevo con i monaci <strong>cistercensi</strong> dell'abbazia di Cîteaux — fondata nel <strong>1098</strong> — che si dedicano all'osservazione sistematica dei diversi terroir e alla vinificazione parcella per parcella. L'idea del <strong>climat</strong> — parcella con nome proprio e carattere individuale riconoscibile — nasce da questa pratica monastica.<br><br>La <strong>Rivoluzione Francese</strong> porta la confisca e l'asta dei beni monastici e nobiliari, frammentando i grandi domaines in centinaia di piccole proprietà. Le <strong>leggi ereditarie napoleoniche</strong> ulteriormente dividono i vigneti: questa frammentazione ha creato la complessità del sistema borgognono attuale, dove lo stesso climat può avere decine di proprietari.</p><h3>Oggi</h3><p>La Côte de Nuits ha un sistema di classificazione tra i più complessi al mondo: <strong>24 Grands Crus</strong>, tra cui <strong>Chambertin, Musigny, Clos Vougeot, Richebourg, La Tâche</strong>, ognuno con caratteristiche di suolo e clima codificate da secoli di osservazione e codificate nel sistema AOC.<br><br>La <strong>biodinamica</strong> si è diffusa a partire dagli anni Novanta, adottata da alcuni dei domaines più storici. Il lavoro del suolo con i <strong>cavalli</strong> — per evitare la compattazione dei trattori — è praticato da diversi produttori dei Grands Crus, dove ogni centimetro di suolo è considerato prezioso. Le fermentazioni con <strong>lieviti indigeni</strong> e la riduzione dei solfiti sono diventate pratiche condivise da una parte importante dei produttori, anche se la maggioranza lavora con metodi convenzionali.<br><br>Le pressioni economiche sono enormi: i prezzi delle uve e dei vini sono tra i più alti al mondo, creando incentivi sia verso la qualità sia verso la massimizzazione della resa — tensione permanente che attraversa l'intera zona.<br><br>I produttori che lavorano in <strong>biodinamica</strong> seguono il calendario lunare per potature, trattamenti e raccolta, usando le preparazioni <strong>500 e 501</strong> — cornoletame e cornosilice — per stimolare la vita del suolo e irrobustire la cuticola fogliare. Sui versanti dove ogni metro quadrato vale più che in qualsiasi altra vigna al mondo, ogni scelta tecnica porta con sé un peso economico enorme che condiziona sia le conversioni sia la permanenza dei giovani nel settore.<br><br>La <strong>vendemmia manuale</strong> è la norma per tutta la Côte de Nuits; i tri multipli — passaggi selettivi per raccogliere solo le uve al momento ottimale — richiedono nelle annate complesse tre o quattro giri nello stesso vigneto. Questa logistica intensiva rende impossibile la produzione su larga scala, preservando la struttura di piccole proprietà artigianali che è rimasta sostanzialmente invariata dalla <strong>Rivoluzione Francese</strong> in poi — la frammentazione imposta due secoli fa è diventata il vincolo strutturale che tiene il territorio lontano dall'industrializzazione.</p>"

Côte de Nuits, Borgogna

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