A Velletri, 40 km da Roma, la famiglia Bombetti coltiva Malvasia di Candia, Trebbiano, Sangiovese e Primitivo su 2 ettari. Proprietà dalla metà dell'Ottocento, cantina avviata nel 2018. Biologico, fermentazioni spontanee, imbottigliamento con le fasi lunari.
I Colli Albani sono l'antica struttura vulcanica a sud-est di Roma: un sistema di rilievi formatisi da eruzioni spente migliaia di anni fa, con suoli di leucititi, tufo e ceneri compresse ricchi di minerali di origine magmatica. Velletri è adagiata sulle pendici meridionali dei colli, affacciata sulla pianura pontina, a quaranta chilometri dalla capitale. Questa composizione vulcanica garantisce un drenaggio naturale efficace e una fertilità che non richiede ammendamenti chimici. La viticoltura è radicata in questa zona dall'età romana, ma per molti decenni del Novecento Velletri è stata associata soprattutto al vino sfuso da tavola: produzione di quantità, non di qualità. La riscoperta della viticoltura artigianale nei Colli Albani è avvenuta gradualmente a partire dagli anni Duemila, con una piccola serie di produttori — tra i pionieri a Velletri fu Piana dei Castelli — che hanno mostrato che questo territorio è capace di vini con carattere e identità. La proprietà della famiglia Bombetti si trova in località Colle Formica, nei pressi della Via Appia Antica, l'antica strada romana che ancora attraversa questa campagna.
La famiglia Bombetti è proprietaria di questa terra dalla metà dell'Ottocento — più di 170 anni di continuità con lo stesso pezzo di campagna laziale. Nel corso di quelle generazioni, la vigna è stata coltivata principalmente per uso domestico e locale, come era tradizione nei Castelli Romani: vino per la famiglia, per i vicini, per il mercato sfuso. Nessuno aveva pensato di trasformare questo patrimonio in un progetto commerciale strutturato. Nel 2018 la famiglia decide di cambiare prospettiva: i quasi tre ettari di proprietà vengono presi in mano con l'obiettivo di valorizzarli, nasce il marchio Colle Formica, e con la prima vendemmia ufficiale anche un approccio dichiaratamente naturale. La scelta biologica non è stata di marketing: la famiglia non aveva mai usato chimica pesante, non aveva una cantina attrezzata con tecnologie moderne. Il biologico è stata quasi la continuazione naturale di come la vigna veniva già trattata da sempre.
I vitigni coltivati sono quelli storici dei Colli Albani: Malvasia di Candia e Trebbiano per i bianchi, Sangiovese e Primitivo per i rossi, con viti che superano i quarant'anni. La gestione in vigna segue i principi del biologico: solo rame e zolfo come anticrittogamici, sovesci e inerbimenti periodici, nessun agente chimico. In cantina si lavora con lieviti autoctoni indigeni, senza controllo elettronico della temperatura, lasciando che la fermentazione avvenga spontaneamente. L'aggiunta di anidride solforosa è ridotta al minimo. Per l'imbottigliamento la famiglia segue le fasi lunari — tradizione contadina radicata in questo territorio che i Bombetti mantengono come parte del rituale di produzione. Non vengono effettuate chiarifiche né aggiunti agenti stabilizzanti. La produzione è piccola, in linea con i due ettari vitati: ogni bottiglia porta il carattere diretto di questa campagna velletrana, di quelle viti di mezzo secolo che insistono su suoli vulcanici dei Castelli Romani.
"<p><strong>Velletri</strong> si distende sulle pendici meridionali dei <strong>Colli Albani</strong>, il massiccio vulcanico che si alza a sud di <strong>Roma</strong> — il vulcano spento dei Castelli Romani — con i vigneti che scendono dai <strong>400 ai 100 metri</strong> di quota su un paesaggio aperto e soleggiato dove il tufo vulcanico affiora ovunque tra le viti. I Colli Albani formano un circo craterizzato di cui i laghi di <strong>Castelgandolfo e Nemi</strong> occupano le bocche principali; Velletri è posta sul lato meridionale di questo sistema, più lontana da Roma rispetto ai Castelli del nord come Frascati e Marino, con un carattere più rurale e meno urbanizzato.<br><br>La zona vitata si estende su <strong>pianure e colline vulcaniche</strong> tra Velletri verso <strong>Lanuvio, Lariano</strong> e i versanti settentrionali dei <strong>Monti Lepini</strong>. La <strong>DOC Velletri</strong> — istituita nel <strong>1972</strong> — copre sia bianchi da Malvasia e Trebbiano sia rossi da Sangiovese e Montepulciano; il bianco è storicamente il prodotto principale, diffuso nelle trattorie dei Castelli Romani come vino da tavola quotidiano.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>I Colli Albani sono un vulcano estinto di età <strong>quaternaria</strong> — attivo tra i 600.000 e i 19.000 anni fa — i cui prodotti eruttivi hanno coperto un'area enorme intorno a Roma con <strong>tufo, pozzolana, leucitite</strong> e <strong>ignimbrite</strong>. Il suolo di Velletri è principalmente <strong>leucititico</strong> — la roccia vulcanica ricca di leucite e povera di silice — che drena rapidamente e cedere potassio alle viti in modo abbondante. La <strong>pozzolana</strong> — il lapillo vulcanico grigio-nerastro — affiora nei versanti più bassi, con suoli più leggeri e polverosi. Le zone più distanti dal centro vulcanico hanno strati alluvionali su substrato tufaceo.<br><br>Il clima è <strong>mediterraneo con influenza vulcanica</strong>: i Colli Albani creano il proprio microclima con la massa termica della roccia vulcanica che tempera i picchi di caldo estivo e rallenta le gelate primaverili. Le precipitazioni — circa <strong>700-800 mm annui</strong> — si concentrano in autunno-inverno; l'estate è secca con qualche temporale isolato a luglio. La <strong>quota collinare</strong> porta le temperature di Velletri qualche grado sotto Roma, creando condizioni più favorevoli alla viticoltura bianca rispetto alla pianura laziale.</p><h3>Storia</h3><p>Il <strong>vino albano</strong> — il <em>Vinum Albanum</em> — era citato da <strong>Plinio il Vecchio, Orazio e Virgilio</strong> come uno dei vini di qualità della campagna romana, prodotto sui versanti del Monte Albano a pochi chilometri dalla capitale. La posizione privilegiata dei Colli Albani — vicinissimi a Roma, con strade consolari che li collegavano direttamente — aveva trasformato questi vigneti in una delle prime zone di produzione organizzata della storia vinicola europea. I papi avevano le loro ville di campagna a Castelgandolfo proprio su questi versanti, e il vino dei Castelli riforniva le corti vaticane.<br><br>Il <strong>Novecento</strong> porta la DOC nel 1972 e una produzione di massa orientata al consumo di Roma: il vino bianco dei Castelli, spesso sfuso e a prezzi molto bassi, diventa il vino da tavola della Capitale. La reputazione soffre di questa associazione con il vino economico, e i produttori di qualità faticano a distinguersi dalla produzione di massa fino alla rinascita artigianale degli ultimi vent'anni.</p><h3>Oggi</h3><p>La <strong>Malvasia Puntinata</strong> — varietà autoctona laziale che costituisce la base dei bianchi dei Castelli Romani — ha ceduto terreno negli anni della produzione di massa alla Malvasia di Candia aromatica, più produttiva e più facilmente riconoscibile sul mercato. La Puntinata è meno aromatica, più neutra, con una struttura che su tufo leucititico esprime mineralità e sapidità diretta; vinificata in acciaio con lieviti indigeni e senza correzioni, produce bianchi snelli e verticali con un profilo molto diverso da quello della produzione standardizzata degli anni di espansione.<br><br>Il suolo vulcanico dei Colli Albani — drenante, con struttura porosa che evita i ristagni anche dopo piogge intense — ha facilitato la diffusione del <strong>biologico</strong>: la pozzolana e il tufo non trattengono l'umidità in eccesso, per cui la pressione fungina resta contenuta anche nelle stagioni più piovose. Le <strong>conversioni biologiche</strong> su questi suoli non richiedono cambi radicali di strategia fitosanitaria perché il substrato già lavora contro i patogeni del suolo.<br><br>La <strong>macerazione sulle bucce della Malvasia Puntinata</strong> — pratica che su questa varietà porta tannini fini e riduce l'ossidazione naturale — si è diffusa tra le cantine biologiche della zona, producendo bianchi strutturati che reggono anni di bottiglia. Il <strong>Cesanese</strong> — varietà rossa laziale — si coltiva sui versanti di Velletri come alternativa al Sangiovese, con espressioni leggere e floreali che i produttori biologici valorizzano con macerazioni brevi e bassa estrazione.</p>"