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Champagne Elise Dechannes

A Les Riceys, nel sud dell'Aube, Elise Dechannes gestisce 4,5 ettari su marne kimmeridgiane. Ex bancaria, riconvertita nel 2008. Biologico dal 2015, biodinamica. Quasi tutto Pinot Nero, Champagne sans dosage, anfore e rovere.

Les Riceys si trova all'estremo meridionale dell'Aube, nella Champagne più distante da Reims e più vicina al Chablis — geograficamente, ma anche geologicamente. I due borghi gemelli di Ricey-Bas e Ricey-Haut condividono una piccola appellation propria, quella del Rosé des Riceys, uno dei pochissimi vini fermi con AOC nella regione champagnoise. Il suolo è marne kimmeridgiane e argilla, la stessa composizione geologica del Chablis che dista meno di un'ora a sudovest: marne calcaree del periodo Giurassico, ricche di fossili di organismi marini, che conferiscono ai vini mineralità e struttura. Il Pinot Nero qui ha un carattere eccezionale — più profondo e saporito che nelle zone settentrionali della Champagne, con una capacità di esprimere frutti scuri e una sappiosità che lo rende adatto sia all'effervescente sia al rosé fermo. Il paesaggio è quello della Champagne meridionale: più dolce e ondulato di quello settentrionale, con vigneti che si alternano a boschi di quercia e prati, lontano dal grigiore industriale dei grandi centri di produzione.

Elise Dechannes proviene da una famiglia di vignaioli, ma il percorso verso la cantina non è stato diretto. Per anni ha lavorato nel settore bancario, lontana dai vigneti. Nel 2008 la svolta: abbandona la banca e si stabilisce a Les Riceys, tornando alle radici familiari legate alla viticoltura. I 4,5 ettari che coltiva nella zona dei due borghi sono sulle marne kimmeridgiane del territorio. Nel 2015 avvia la conversione biologica: il processo è graduale, include pratiche biodinamiche, e porta alla certificazione ufficiale nel 2018. La filosofia che guida Elise è quella della vigna come sistema autonomo e sano, dove l'intervento umano è calibrato al minimo necessario. Alcune annate non applica nemmeno rame e zolfo alle viti, quando le condizioni lo permettono. La gamma che produce rappresenta un progetto in evoluzione: ogni annata è un esperimento, ogni cuvée è un modo di esplorare le diverse possibilità del Pinot Nero di Les Riceys.

I 4,5 ettari di Elise sono coltivati prevalentemente a Pinot Nero, vitigno dominante in questo angolo del sud dell'Aube, con alcune parcelle di Chardonnay. Biologico certificato dal 2018, approccio biodinamico nel lavoro quotidiano in vigna, vendemmia manuale. In cantina Elise lavora con contenitori diversi a seconda del vino: acciaio, rovere e anfore di arenaria e argilla, scelti per le diverse texture che permettono al vino di sviluppare caratteri distinti. I Champagne prodotti sono quasi tutti sans dosage — zero dosage o brut nature — scelta che riflette la preferenza per la trasparenza del terroir rispetto alla correzione zuccherina. La gamma comprende Champagne a base Pinot Nero da Les Riceys, un Chardonnay vinificato in modo più austero, e il Rosé des Riceys — il vino fermo non spumante che esprime in modo diretto la qualità del Pinot Nero di questa zona, con frutti scuri, aromi selvatici e struttura che richiede tempo per aprirsi completamente.

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Aube, Champagne

"<p>L'<strong>Aube</strong> è il dipartimento più meridionale della <strong>Champagne</strong>, situato circa 100 chilometri a sud della <strong>Marne</strong> dove si concentrano Reims e Épernay. Il nucleo viticolo principale è la <strong>Côte des Bar</strong>, che corre lungo la Senna e il suo affluente l'Arce tra <strong>Bar-sur-Seine</strong> a nord-ovest e <strong>Bar-sur-Aube</strong> a est. Le colline sono coperte di boschi di querce e faggi nelle zone alte, con i vigneti che scendono sui versanti meglio esposti tra i <strong>180 e i 280 metri</strong> di quota.<br><br>Il paesaggio ha un'impronta più <strong>borgognona</strong> che champenoise: i versanti arrotondati assomigliano più a quelli della vicina Chablis che alle pianure gessose della Marne. La <strong>Senna</strong> e l'Arce tagliano vallate strette che creano esposizioni diverse e microclimi variabili, con i versanti a est e sud-est che ricevono il sole del mattino e quelli a ovest che lo prendono nel pomeriggio.</p><h3>Geologia, suoli, clima</h3><p>La geologia dell'Aube è radicalmente diversa da quella della grande Champagne: anziché il <strong>gesso cretaceo</strong> delle zone di Reims e Épernay, qui affiora il <strong>Kimmeridgiano</strong> — il calcare argilloso del <strong>Giurassico superiore</strong>, formatosi circa 150 milioni di anni fa. Queste <strong>marne calcaree</strong> contengono fossili marini abbondanti, tra cui la piccola ostrica <strong>Exogyra virgula</strong> che è la firma geologica di questo periodo, e sono geologicamente identiche ai suoli di <strong>Chablis</strong>, distante una settantina di chilometri a sud-ovest.<br><br>Il Kimmeridgiano trattiene meglio l'umidità estiva del gesso e cede minerali alla vite in modo continuo. Il clima è <strong>continentale</strong> con influenze semi-oceaniche, leggermente più caldo della Marne per la latitudine più meridionale. Le escursioni termiche autunnali sono marcate, con notti vicino allo zero già in ottobre mentre le temperature diurne restano miti, allungando il periodo utile per la maturazione.</p><h3>Storia</h3><p>La viticoltura nell'Aube è documentata dall'epoca <strong>romana</strong> sulle colline della Senna. Nel <strong>Medioevo</strong> Bar-sur-Aube diventa un centro commerciale importante grazie alle sue fiere annuali — le <strong>Fiere di Champagne</strong> — che mettono in contatto mercanti delle Fiandre con quelli italiani e spagnoli, e il vino locale scorre su questi percorsi commerciali. Nel corso dei secoli l'area sviluppa una tradizione di piccoli produttori che vinificano le proprie uve, diversamente dalle Maisons del nord che acquistano da viticoltori separati.<br><br>La crisi più acuta arriva nel <strong>1911</strong>, quando i produttori della Marne fanno escludere l'Aube dalla zona geografica della Champagne. La <strong>rivolta dei vignaioli</strong> — con scontri e distruzioni — porta al ripristino dell'inclusione nel <strong>1927</strong>. Questo episodio ha segnato l'identità dell'Aube: la cultura del <strong>récoltant-manipulant</strong> — il produttore che vinifica le proprie uve — vi è più radicata che nella Marne.</p><h3>Oggi</h3><p>Nell'Aube la proporzione di <strong>récoltants-manipulants</strong> è storicamente più alta che nella Marne, per cui la cultura artigianale ha radici profonde e il passaggio alle pratiche biologiche e biodinamiche si è innestato su questa base negli ultimi vent'anni. Alcuni produttori hanno abbandonato i <strong>diserbanti</strong> e i fertilizzanti di sintesi introdotti nel dopoguerra, riscoprendo la gestione del suolo come elemento centrale della qualità.<br><br>Le <strong>marne Kimmeridgiane</strong> sono più suscettibili alla compattazione dal passaggio dei trattori rispetto al gesso, per cui la riduzione dei passaggi meccanici ha effetti più immediati sulla struttura del suolo. L'<strong>inerbimento</strong> dei filari si è diffuso negli ultimi quindici anni, con le erbe spontanee sfalciate più tardi nella stagione per non competere con la vite nel periodo critico.<br><br>Il <strong>Pinot Nero</strong>, che copre circa l'84% dei vigneti dell'Aube, trova in questi suoli marnosi condizioni diverse dalle colline gessose del nord: le maturazioni sono più lente e le <strong>acidità</strong> più alte. Diversi produttori valorizzano le parcelle vecchie su Kimmeridgiano separatamente, con <strong>fermentazioni spontanee</strong> e bassa aggiunta di solfiti, puntando su uno stile che riflette la specificità geologica del territorio. Le <strong>fermentazioni malolattiche</strong> — quasi obbligatorie nella Champagne settentrionale per ammorbidire l'acidità — vengono a volte bloccate qui per mantenere tensione e verticalità, tecnica facilitata dall'acidità naturalmente più equilibrata delle marne Kimmeridgiane rispetto al gesso della Marne.</p>"

Aube, Champagne

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