Valtellina, Lombardia
La Valtellina è la valle alpina incisa dal fiume Adda da est verso ovest, dal confine svizzero del Passo del Maloja fino al Lago di Como, nella provincia di Sondrio. I vigneti si concentrano sul versante settentrionale della valley — ovvero quello che guarda a sud essendo il pendio delle Alpi Retiche che scende verso il fondovalle — tra i 300 e i 700 metri di quota, su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco in pietra che i valtellinesi chiamano ronchi. Il versante opposto — quello che guarda a nord — è quasi completamente boscato e ombreggiato, sterile per la vite; tutta la produzione si concentra sul fianco soleggiato della catena retica.
Cinque denominazioni geografiche strutturano il territorio del Valtellina Superiore DOCG: da ovest a est, Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia. Ognuna ha composizione geologica e microclima leggermente diversi, con il Sassella — il più occidentale — caratterizzato da gneiss e graniti su versanti molto ripidi, e il Valgella più a est con suoli misti e maggiore varietà di substrato. Le differenze tra le subzone si leggono nei vini con il tempo, dopo l'affinamento che il Nebbiolo valtellinese richiede.
Geologia, suoli, clima
La geologia della Valtellina è quella delle Alpi Retiche cristalline: gneiss, scisti micacei, quartziti e graniti formano il substrato duro su cui i terrazzamenti sono stati costruiti nei secoli. Il suolo vero e proprio è sottilissimo — pochi centimetri di terra formata dall'alterazione della roccia — e le radici devono penetrare nelle fessure della roccia per trovare acqua e nutrienti. Questa povertà impone al Chiavennasca — il clone locale di Nebbiolo — un lavoro radicale intenso che si traduce in uve con concentrazione minerale elevata rispetto alle versioni pianeggianti dello stesso vitigno.
Il clima è alpino di versante: le Retiche proteggono la valley dalle perturbazioni settentrionali, la parete di roccia grigia accumula il calore del giorno e lo rilascia di notte sui vigneti, e il fondovalle dell'Adda funge da canale di circolazione dell'aria calda nei mesi estivi. Le estati sono calde — temperature di 30-32 gradi nei pomeriggi di luglio — ma le notti scendono rapidamente sotto i 15 gradi grazie all'altitudine. L'autunno è tipicamente soleggiato e asciutto, essenziale per la maturazione tardiva del Chiavennasca.
Storia
La storia della Chiavennasca in Valtellina risale all'epoca carolingia: documenti del IX-X secolo attestano la viticoltura sui terrazzamenti valtellinesi, con i monasteri benedettini come gestori principali. Nel Medioevo la Valtellina era soggetta a Grigioni svizzeri — il dominio retico — che controllavano i commerci e la produzione del vino, esportandolo verso la Confederazione Elvetica attraverso i valichi alpini. Il vino di Valtellina circolava sui mercati di Zurigo e Basilea come uno dei pochi vini alpini di qualità riconosciuta.
Il XIX e XX secolo portano il declino: l'emigrazione verso le pianure lombarde svuota i ronchi di manodopera, i terrazzamenti abbandonati crollano e la superficie vitata si riduce drasticamente. La riscoperta del Valtellina Superiore come zona di eccellenza avviene dagli anni Settanta-Ottanta, con produttori che ricostruiscono i muretti a secco e recuperano le parcelle abbandonate.
Oggi
In Valtellina i versanti raggiungono inclinazioni del 30-40%: ogni operazione — potatura, legatura, trattamenti, vendemmia — è manuale e avviene su muretti a secco che richiedono manutenzione costante per non crollare. Su queste pendenze la macchina non entra, per cui le pratiche tradizionali si sono conservate dove altrove erano già scomparse da decenni.
La conversione al biologico in Valtellina è avanzata progressivamente: la roccia cristallina dei versanti — gneiss e scisti — risponde bene alle pratiche biologiche perché il drenaggio rapido riduce i ristagni e abbassa la pressione della peronospora dopo le piogge. La siccità relativa dell'estate valtellinese — agevolata dalla protezione delle Retiche dalle perturbazioni nordiche — riduce ulteriormente i trattamenti necessari nel cuore dell'estate.
Lo Sforzato di Valtellina — prodotto da uve Chiavennasca appassite per 90-120 giorni su graticci prima della vinificazione — concentra zuccheri e composti fenolici attraverso la disidratazione graduale: la struttura tannica diventa considerevole, la gradazione sale ad almeno 14% e il vino richiede affinamento in legno grande per anni prima di aprirsi. I produttori che lavorano in biologico sullo Sforzato selezionano le uve con maggiore attenzione per compensare la riduzione naturale dovuta all'appassimento, cercando nei ronchi più vocati le parcelle con la struttura giusta per reggere il processo.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO VALTELLINA, LOMBARDIA