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Valdarno, Toscana, Italia

Valdarno, Toscana

Il Valdarno — la valle dell'Arno tra Firenze e Arezzo — è uno dei territori viticoli toscani con la storia documentata più lunga: fu incluso nel bando del 1716 del Granduca Cosimo III come una delle prime quattro zone di produzione vinicola toscane a essere definite per legge, in quello che la storia del diritto agrario considera il primo esempio embrionale di denominazione d'origine. Il Valdarno Superiore — la parte alta della valle, verso Arezzo — scende da est verso ovest tra i Monti del Chianti a sud e il Pratomagno a nord, con i vigneti distribuiti sui versanti tra i 200 e i 500 metri di quota.

Il fondovalle dell'Arno è pianeggiante e alluvionale, storicamente poco vocato alla viticoltura; i vigneti interessanti si trovano sui versanti collinari che salgono dai due lati della vallata. A sud i pendii del Chianti Classico sfiorano il Valdarno; a nord i versanti del Pratomagno — più freschi e con suoli più sabbiosi — offrono condizioni diverse. San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini, Laterina e i comuni circostanti sono i centri principali dell'area vitata.

Geologia, suoli, clima

La geologia del Valdarno superiore è quella del bacino lacustre pliocenico del Valdarno antico: milioni di anni fa qui c'era un lago — il Lago del Valdarno — i cui sedimenti si sono accumulati e poi erosi dall'Arno fino alla morfologia attuale. Le colline ai lati della vallata portano suoli diversi: a sud, verso il Chianti, il galestro — la marna friabile toscana — alternato con alberese calcareo compatto; a nord, verso il Pratomagno, emergono arenarie e conglomerati più sabbiosi con suoli meno strutturati ma drenanti. Nel fondovalle alluvioni di sabbia e ghiaia testimoniano il regime torrentizio dell'Arno.

Il clima è continentale-mediterraneo con la specificità di un corridoio di vento: l'Arno canalizza le correnti da ovest — con l'aria umida dal Tirreno — e da est — con aria più secca e fresca dall'Appennino. Le escursioni termiche sono marcate, soprattutto in settembre-ottobre, quando le notti scendono di 15-18 gradi rispetto al mezzogiorno; questo rallentamento finale della maturazione è essenziale per il Sangiovese, che ha bisogno di tempo per riassorbire i tannini verdi.

Storia

Il Catasto Fiorentino del 1427 — una delle prime statistiche fiscali complete della storia europea — include già valutazioni di qualità sui vini prodotti nel Valdarno, segno che la zona era riconoscibile commercialmente già nel XV secolo. Il bando del 1716 di Cosimo III identifica il "Val d'Arno di Sopra" come una delle quattro aree di qualità da proteggere, in un documento che anticipa di secoli il concetto moderno di denominazione controllata. Nel XIX secolo la riforma agricola toscana porta il sistema della mezzadria anche nel Valdarno, con i contadini che lavorano i vigneti in cambio della metà del raccolto per i proprietari fiorentini.

Il Novecento porta la meccanizzazione e la standardizzazione; la mezzadria crolla negli anni Sessanta con l'esodo verso le fabbriche, e molti vigneti del Valdarno vengono abbandonati sui versanti più difficili. Il recupero moderno è relativamente recente — più tardo rispetto al Chianti Classico o a Montalcino — con la DOC Valdarno di Sopra riconosciuta formalmente nei primi anni Duemila.

Oggi

Il Valdarno si trova in una posizione di cerniera interessante: abbastanza vicino al Chianti Classico da condividere alcune caratteristiche del Sangiovese toscano, ma abbastanza lontano da sviluppare un profilo autonomo. Il Sangiovese del Valdarno — su galestro e alberese dei versanti meridionali — ha tannini più morbidi rispetto al Chianti Classico di quota e un profilo fruttato leggermente più caldo, ma conserva acidità grazie alle notti fresche autunnali.

Il biologico e il biodinamico si sono affermati su diverse aziende del Valdarno nell'ultimo ventennio, a partire da produzioni che puntavano già sulla qualità artigianale. I versanti di galestro — il suolo che drena più rapidamente nella tradizione toscana — rispondono bene all'inerbimento spontaneo: le erbe consolidano la marna friabile dopo le piogge primaverili e aumentano la biodiversità del profilo radicale. La Malvasia Nera — varietà rossa aromatica storica del Valdarno — è in recupero su vecchi impianti misti, con fermenti che ne valorizzano il profilo speziato accanto al Sangiovese.

La vicinanza a Firenze e ad Arezzo ha portato nel Valdarno anche alcune aziende nuove, attirati dalla possibilità di produrre vino di territorio a prezzi ancora accessibili rispetto al Chianti Classico. Questa nuova generazione ha introdotto pratiche biologiche come standard di partenza, costruendo su varietà autoctone — oltre al Sangiovese, il Colorino e il Canaiolo — una nuova lettura del territorio che punta sulla freschezza piuttosto che sull'estrazione.

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