Monti Lessini
I Monti Lessini sono le prealpi che si alzano a nord di Verona verso il confine con il Trentino, un massiccio calcareo-vulcanico con i vigneti distribuiti sui versanti meridionali tra i 200 e i 700 metri di quota. La morfologia è quella del paesaggio prealpino: valli strette scavate dai torrenti, versanti scoscesi con esposizioni variabili, e alla sommità gli altipiani dove i boschi di faggi cedono il passo ai pascoli alpini. Verso il basso, a est, il sistema lessinico si fonde con la zona del Soave, dove le colline vulcaniche più basse continuano la stessa geologia fino alla pianura.
La presenza vulcanica è ciò che distingue i Lessini dal resto dell'arco prealpino veneto. I basalti dell'Eocene — depositati circa 40-50 milioni di anni fa da eruzioni sottomarine — affiorano sui versanti come roccia scura e compatta, fiancheggiati da tufi e marne violacee che danno ai suoli una tonalità rossastra inconfondibile. Il comprensorio del Durello — il vitigno bianco a altissima acidità che qui trova la sua unica sede — si concentra sulle quote medie tra 300 e 600 metri, dove il basalto affiora più continuamente.
Geologia, suoli, clima
Il substrato vulcanico dei Lessini è un mosaico di basalti, tufi rosso-violacei e calcari attivi accumulati in fasi successive di attività eruttiva sottomarina. Il basalto — grigio-scuro quando fresco, brunato quando esposto all'aria — si decompone lentamente cedendo minerali e potassio, creando suoli poveri e drenanti che costringono le radici a scendere nelle fessure della roccia. I tufi sono più friabili e trattengono meglio l'umidità; le marne calcaree riempiono i fondovalle e le terrazze più basse.
Il clima è sub-continentale prealpino: inverni freddi con neve fino a quote basse, estati calde nelle ore centrali ma sempre rinfrescate dalle correnti dalle Alpi nelle notti estive. Le escursioni termiche raggiungono i 15-20 gradi in agosto e settembre, rallentando la maturazione e preservando l'acidità naturale del Durello, varietà che su altri suoli e in altri climi risulterebbe intractabile per l'eccessiva acidità. Le precipitazioni prealpine — circa 900-1100 mm annui — si distribuiscono uniformemente, con picchi primaverili e autunnali.
Storia
La viticoltura sulle colline lessiniche è documentata dall'epoca romana: la via Postumia passava vicino a Verona e il vino della zona circolava su queste rotte. Nel Medioevo i Comuni veronesi regolano la produzione vinicola delle colline e il vino lessino rifornisce la città. Il Durello — la cui coltivazione era già diffusa sulle colline vulcaniche dell'entroterra — era consumato localmente quasi esclusivamente come vino da tavola allungato con acqua per l'acidità estrema.
La trasformazione in spumante è avvenuta nel Novecento, quando le cantine della zona hanno sperimentato le fermentazioni secondarie su questo bianco ad alta acidità, scoprendo che il Durello produceva bollicine fini con persistenza lunga. La produzione rimane di nicchia per decenni, poco conosciuta fuori dalla provincia di Verona, mentre il Soave — la zona più bassa e famosa ai piedi dei Lessini — attira tutta l'attenzione internazionale. Il recupero del Durello come identità specifica è avvenuto soprattutto negli ultimi vent'anni.
Oggi
I suoli basaltici e tufacei dei Lessini hanno trovato un'interazione diretta con il biologico: la porosità del basalto e il drenaggio rapido riducono i ristagni e abbassano la pressione della peronospora, per cui le conversioni richiedono meno trattamenti correttivi rispetto a zone con suoli pesanti e clima più umido. I versanti inclini escludono la meccanizzazione pesante, per cui il lavoro manuale è già la norma strutturale in molti appezzamenti.
Il Durello viene lavorato sia in versione metodo Classico — con seconda fermentazione in bottiglia e affinamento sui lieviti per 24-36 mesi — sia come fermo o rifermentato in bottiglia con il metodo ancestrale. Nelle versioni senza sboccatura il lievito rimane in sospensione e l'acidità alta si integra con il carbonio in modo più vivace. Alcune aziende fermentano il Durello fermo in anfore di terracotta o in botti grandi, puntando sulla struttura che il basalto conferisce alla polpa.
La Garganega — il vitigno del Soave — si coltiva anche sulle quote lessiniche, dove le altitudini maggiori producono bianchi con acidità più alta e struttura più sottile rispetto alle versioni di pianura. Il recupero di vecchie vigne di Garganega su basalto ha spinto diversi produttori verso la macerazione sulle bucce, che su questo substrato produce vini con mineralità diretta e tannini morbidi.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO MONTI LESSINI