Astigiano
Le colline dell'Astigiano si sviluppano a est e a sud di Asti, sulle due sponde del Tanaro e fino ai confini con la provincia di Alessandria. Il paesaggio è collinare e continuo, con creste che raramente superano i 400 metri e versanti ampi e soleggiati dove i vigneti si distendono quasi ininterrottamente tra i boschi di querce e noccioli. La pianura padana resta a nord, visibile dai crinali più alti; a sud le colline salgono verso il Monferrato e poi verso le Langhe.
Il comprensorio viticolo è vasto: il Belbo e il Nizza percorrono le valli laterali, il Tanaro segna il confine settentrionale. I versanti esposti a sud e sud-ovest portano i vigneti di Barbera più completi, mentre le esposizioni più fresche ospitano il Moscato e il Grignolino, vitigni che maturano su ritmi diversi e richiedono posizioni diverse per esprimersi.
Geologia, suoli, clima
La geologia è principalmente quella delle colline plio-pleistoceniche del Monferrato. I suoli più antichi e argillosi sono le marne calcaree grigio-chiare — terreni calcareo-argillosi ricchi di carbonato di calcio che affiorano nei versanti più ripidi e antichi della zona sud di Asti, verso Nizza e Canelli. Questi suoli si riscaldano lentamente, trattengono bene l'umidità invernale e cedono mineralità alla vite durante la stagione secca.
Nelle zone più basse e in prossimità del Tanaro prevalgono invece le Sabbie Astiane — depositi marini plio-pleistocenici di sabbie fini e ghiaiose che testimoniano il periodo in cui tutta l'area era coperta dal mare. Questi strati ospitano fossili di molluschi abbondanti che affiorano dove i versanti sono erosi. I suoli sabbiosi drenano rapidamente e si riscaldano più in fretta. Il clima è continentale, con inverni freddi e nevosi ed estati calde; la nebbia autunnale è frequente nelle valli e influenza i ritmi della vendemmia tardiva del Moscato.
Storia
I Comuni di Asti conservano statuti del XIII-XIV secolo che regolano produzione e commercio del vino, segno di un'economia vinicola già strutturata. La Barbera si afferma come vitigno dominante nei secoli successivi, diffondendosi su tutti i versanti per la sua capacità di produrre anche su suoli meno fertili. Il Moscato Bianco occupa da secoli le colline più soleggiate intorno a Canelli e Santo Stefano Belbo, dove la maturazione tardiva consente di raccogliere grappoli ricchi di zuccheri.
Nel Novecento le cantine cooperative raccolgono la gran parte della produzione di Barbera destinata al mercato sfuso, mentre i commercianti astigiani costruiscono un sistema di export verso tutta l'Italia settentrionale. La meccanizzazione postbellica trasforma i vigneti: il guyot sostituisce progressivamente le forme di allevamento più antiche, e la Barbera diventa sinonimo di vino quotidiano abbondante e acido.
Oggi
Negli ultimi vent'anni la Barbera dell'Astigiano ha attraversato una ridefinizione: l'interesse per la vinificazione con meno interventi è partito da produttori che hanno scelto macerazioni più brevi e fermentazioni spontanee, allontanandosi dal modello barricato degli anni Novanta. Questa tendenza si è intrecciata con il passaggio al biologico su vigneti che, localizzati su versanti spesso scoscesi, erano già lavorati con poca meccanizzazione.
I vigneti di Barbera vecchia — alcuni risalenti agli anni Trenta e Quaranta — sopravvivono sui versanti più ripidi dove la meccanizzazione non è arrivata. Le radici profonde nelle marne calcaree rendono queste vigne più resistenti alla siccità estiva, per cui la gestione biologica risulta meno critica che nei vigneti giovani su sabbia.
Il Moscato Bianco, lavorato da secoli con vendemmia manuale e selezione rigorosa, resta il vitigno che meno ha subito le pressioni della produzione di massa: i grappoli vengono raccolti a mano in più passaggi, e la vinificazione mantiene ritmi propri rispetto al circuito industriale delle grandi case spumantistiche.
Il Grignolino — rosso astigiano di colore scarico e tannini fini — sopravvive su pochi vigneti storici sui versanti più argillosi, dove la varietà esprime un profilo insolito per il Piemonte: quasi trasparente nel colore, con acidità alta e tannini secchi che lo rendono difficile da apprezzare giovane. Chi lo mantiene in vigna lavora su scala ridotta con pratiche biologiche che rispettano la natura delicata della varietà — buccia sottile, sensibile alle malattie — senza forzare rese che sarebbero comunque basse.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO ASTIGIANO
"<p>A <strong>Nizza Monferrato</strong>, nell'<strong>Astigiano</strong>, <strong>Francesco Pozzobon</strong> coltiva circa <strong>6 ettari</strong> su tufo e argilla. Viti da <strong>10 a 70 anni</strong>. Sistema <strong>Fukuoka</strong>, biologico. <strong>Barbera, Cortese, Moscato</strong>. Senza solfiti aggiunti.</p>"
Asti
Tenuta Foresto
"<p>Ad <strong>Agliano Terme</strong>, <strong>Ezio Trinchero</strong> coltiva <strong>13 ettari</strong> su argille e calcare, quarta generazione dagli anni <strong>Venti</strong>. Prima azienda dell'Astigiano a vinificare la <strong>Barbera</strong> per l'invecchiamento. Vigne del <strong>1929</strong>, biologico.</p>"
Asti
Azienda Agricola Trinchero