Alto Crotonese, Calabria
Le colline dell'Alto Crotonese si alzano dall'entroterra ionico della Calabria, guadagnando quota con tornanti stretti che salgono sopra Cirò e Melissa fino ai 575-600 metri dei borghi interni. In basso, verso la costa, la pianura si apre sul mare: Cirò Marina, quella che i Greci chiamavano Kremisa, è a meno di mezz'ora. In alto, il paesaggio cambia carattere. Le vigne si alternano agli uliveti e ai campi su versanti che guardano l'Ionio a est, mentre a nord-ovest i rilievi si addensano verso la Sila Greca, il massiccio che separa questo lembo di Calabria dall'altro versante. I borghi interni dell'Alto Crotonese, molti dei quali sorti nel XV secolo per accogliere comunità arbëreshë, i profughi albanesi che riorganizzarono il territorio dopo le devastazioni ottomane, occupano le cime delle colline, in posizioni da cui si vede lontano ma si arriva con fatica.
I vigneti si distribuiscono su questa fascia collinare tra i 250 e i 600 metri, dove la quota abbassa la temperatura rispetto alla costa e allunga la stagione vegetativa.
Geologia, suoli, clima
I suoli dell'Alto Crotonese derivano da sedimenti marini del Pliocene, sollevati dai movimenti tettonici che hanno costruito questo angolo di Calabria. L'arenaria prevale sui versanti a queste quote, dove trattiene minerali che le radici raggiungono scendendo in profondità. Nelle zone più basse e nei fondovalle le componenti argillose diventano dominanti, trattenendo l'umidità nei mesi di siccità estiva. Più in alto, affioramenti calcareo-marnosi drenano più rapidamente, spingendo le radici ancora più in basso. In alcune zone la terra si tinge di rosso per la presenza di ossidi di ferro, mentre in altri punti affiora più chiara, tendente al grigio.
Il clima a queste quote è continentale più che mediterraneo. Estati calde ma ventilate, con escursioni termiche che al tramonto si fanno sentire. Le piogge si concentrano tra ottobre e marzo, poi spariscono quasi del tutto tra maggio e settembre. Quando soffia il maestrale dalla Sila, asciuga i vigneti in poche ore dopo i temporali primaverili, riducendo la pressione delle malattie fungine. Il caldo della costa non arriva intero fino ai 500-600 metri dei borghi alti: la maturazione del Gaglioppo e del Greco Bianco qui è più lenta e più lunga rispetto ai vigneti costieri.
Storia
La vite sul versante ionico crotonese risale ai coloni greci che fondarono Kremisa intorno all'VIII secolo a.C. Portarono con loro il Gaglioppo, vitigno a bacca rossa che in queste colline ha trovato il terreno più adatto, e pratiche viticole che si sono sedimentate nei secoli. Nel Medioevo le comunità monastiche contribuirono a mantenere la coltivazione della vite anche nell'entroterra collinare. I borghi arbëreshë del XV secolo portarono nella zona una presenza culturale distinta, con un'agricoltura mista che affiancava vigne, ulivi, grano e pascoli.
Per secoli il Gaglioppo ha dominato i versanti migliori, affiancato dal Greco Bianco per i vini bianchi e da varietà come il Greco Nero, la Malvasia e lo Zibibbo nelle zone più calde. Il sistema di allevamento tradizionale era l'alberello, forma che lasciava le piante basse e compatte, resistenti al vento e alla siccità estiva. Nel Novecento l'industrializzazione della viticoltura cirotana ha trasformato il territorio in un fornitore di grandi quantità per il mercato nazionale. Le rese sono salite, molti vigneti hanno abbandonato l'alberello per sistemi più meccanizzabili, vigne vecchie sono state strappate o abbandonate. Il territorio ha perso progressivamente la sua frammentazione varietale storica.
Oggi
Il ritorno all'Alto Crotonese parte da un dato fisico: a queste altitudini, la siccità estiva e la struttura dei suoli richiedono vigne con apparati radicali profondi e ben adattati. Le vigne vecchie, con radici che scendono a cercare acqua negli strati profondi, rispondono naturalmente a questo vincolo. Conservarle e lavorarle con il minimo intervento è diventata la direzione di chi opera in questo territorio con un approccio non convenzionale.
Il Gaglioppo su alberello nelle parcelle di altura matura più lentamente rispetto alla costa, sviluppando caratteristiche che le versioni di pianura non raggiungono. Il Greco Bianco avvespato, raccolto nelle ore più fresche per rispondere alle temperature della vendemmia, viene vinificato da alcuni con macerazione sulle bucce, tecnica che i contadini locali usavano abitualmente prima che la modernizzazione la cancellasse in favore di fermentazioni rapide e vinificazioni riduttive.
La ventilazione delle colline riduce la pressione fungina, favorendo il lavoro senza chimica di sintesi. Il biologico avanza tra le piccole proprietà dell'entroterra, dove l'agricoltura mista — vigne, ulivi, orti — è ancora la norma. Alcuni produttori hanno introdotto la vinificazione in anfora di terracotta, in continuità con pratiche di conservazione che nel bacino del Mediterraneo orientale hanno radici antiche. I pezzi di vigna in affitto si aggiungono alle proprietà, ricomponendo lentamente parcelle che la parcellizzazione fondiaria aveva frammentato.
I PRODUTTORI DEL TERRITORIO ALTO CROTONESE, CALABRIA